Corno, tra tradizione e scaramanzia a Napoli

Occhio malocchio, corno, bicorno, aglio, fravaglio, prezzemolo e finocchio. Formule antiche, ammantate di mistero e tradizione, per scacciare la sfortuna e la negatività, legate a talismani a cui è attribuito un grande potere scaramantico.

Il corno rosso fa parte dell’immaginario collettivo e della realtà a Napoli e dintorni, dove
la superstizione è profondamente radicata nella cultura locale, ma è anche amato nel resto d’Italia.

Venduto nei vicoli di Spaccanapoli, nelle botteghe di San Gregorio Armeno insieme ai presepi,
nei negozi di souvenir, è un amuleto da acquistare per chiunque, abitante o visitatore.

Rigorosamente rosso, come il colore del sangue e del fuoco, e fatto a mano dagli artigiani
napoletani, il cornetto ha superato mode e tendenze da secoli, al punto da diventare negli ultimi tempi, così cupi, un accessorio utile nella bigiotteria fashion. Ciondolo, orecchini, portachiavi e quant’altro, di ogni sfumatura, materiale e forma, per portare con sé ovunque un po’ di buon auspicio.

Il corno ha origini remote, risale addirittura al Neolitico, ed è rimasto uno dei
talismani più antichi del mondo. Considerato per la sua forma leggermente fallica un simbolo di
fertilità, virilità e forza fisica, è strettamente legato all’uso delle corna negli animali.

In epoca preistorica, si valutava il vigore e la potenza di un animale in base alle dimensioni
delle corna, che divennero ben presto un simbolo di buon auspicio e benvenuto appendendole
fuori dalle capanne.

Nel corso del tempo acquisì anche un ruolo mitologico, identificando Amaltea, nutrice di Zeus, e
poi assumendo una simbologia quasi spirituale, associandolo a Mosè: quando scese dal monte Sinai i raggi del sole sulla sua fronte disegnarono le corna, a rappresentare la forza acquisita dal suo
rapporto con Dio.

Il corno divenne così un simbolo presente in ogni civiltà e cultura, ebraica, cristiana,
sumera, indù e cinese, legato persino agli sciamani siberiani. Non è un caso, per esempio, che molti condottieri e guerrieri portassero elmi ornati di corna a sottolineare la loro forza in battaglia.

Con i secoli, il corno ha acquisito altri significati e si trasformò in un amuleto capace di allontanare il malocchio e di portare guadagno ai possessori.

Il legame del corno con Napoli è altrettanto antico: la tradizione di realizzare oggetti di questa forma era presente giù in epoche remote e negli scavi di Pompei e Ercolano sono stati rinvenuti alcuni manufatti dalla simbologia fallica e riconducibili alle credenze e ai benefici del cornetto.

Nel Medioevo conobbe un picco di popolarità, quando orafi e gioiellieri napoletani si specializzarono nella creazione di monili con le forme del corno. Questi ornamenti ebbero un enorme successo che stabilì una connessione ancora più forte il talismano, divennero una caratteristica dell’artigianato locale e un punto focale della cultura partenopea.

I curnicielli, così detti nel napoletano, erano realizzati dagli artigiani soprattutto utilizzando il corallo: anche qui la simbologia assunse un significato profondo, grazie a questo prezioso materiale dei fondali del mar Mediterraneo dal colore sempre rosso, come il sangue e la vita, ed esso stesso porta fortuna, soprattutto alle donne in dolce attesa, a cui viene regalato come segno auspicante protezione.

Un detto popolare napoletano precisa come deve essere un vero corno ben augurante: deve essere  “tuosto, stuorto e cu ‘a ponta”, ovvero rigido, storto e con la punta. Per essere efficace, come altri talismani, deve essere ricevuto in regalo e mai acquistato per sé.

Una delle forme dell’amuleto più amata è quella con il gobbo sopra il corno, la cui escrescenza fisica già porta fortuna.

Un’altra immagine legata al corno napoletano è quella di Totò, che l’ha esibito in innumerevoli film. Come il grande attore, molti credono nella sua capacità di allontanare il malocchio e così il corno, dalla preistoria, è arrivato a noi con il suo potere intatto di amuleto scaramantico.

Info:
www.incampania.com

Foto Pixabay, Sonia Anselmo

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