Ceramica di Delft, tradizione e artigianato in bianco e blu

Bianco abbagliante e blu più morbido, animali e fiori dai contorni raffinati, forme diverse. Una tradizione antica che subito si riconosce e si identifica: la ceramica di Delft è un simbolo
dell’Olanda, ma è anche una storia curiosa da scoprire.

Eleganti e classiche, oppure contemporanee e a volte eccentriche, preziose, ma anche adatte ai souvenir più economici, dai vasetti per tulipani ai bracciali e alle palle natalizie, la ceramica di Delft si propone per ogni gusto e età.

Esportata in tutto il mondo, racchiude un’avventura inconsueta nata verso la fine del Cinquecento, sulla spinta della moda delle maioliche italiane e spagnole e gli oggetti in porcellana provenienti dalla Cina, e che ha attraversato da protagonista il Secolo d’oro olandese, il Seicento.

Andando a visitare il museo e fabbrica storica Porceleyne Fles Royal a Delft è come entrare dietro le quinte di un mondo unico, dove ancora si produce in maniera artigianale, dove i pennelli
accarezzano la ceramica bianca e porosa e le danno un tocco artistico, mentre l’argilla viene versata in stampi realizzati a mano.

Da quasi 400 anni qui, in quella che è l’ultima fabbrica di ceramica di Delft del XVII ancora in funzione, gli artigiani creano forme sempre nuove, come le grandi sculture a forma di regina che si vedono all’ingresso, ma anche servizi di piatti, vasi di ogni tipo, con particolare attenzione a quelli ideali per i tulipani (unendo due simboli olandesi in uno), scatoline, piastrelle, repliche di quadri famosi e persino piccole perle per bijoux.

La Porceleyne Fles Royal Delft, fondata nel 1653, fornitrice reale dal 1919, da qui la definizione di Royal, con le visite guidate porta a scoprire la creatività e la manualità che c’è dietro una ceramica di Delft, ma anche nelle sale dedicate al museo la storia secolare dietro questa tradizione, oltre a allestire laboratori di pittura per grandi e piccoli.

Nelle sale del museo si ammira anche un’imponente riproduzione della “Ronda di Notte” di Rembrandt fatta tutta con le ceramiche di Delft, oltre a piatti commemorativi e capolavori del passato.

Nominata già da Marco Polo, la porcellana bianca e blu cinese fu importata dai missionari di ritorno da quelle terre in Italia e Spagna: da qui, grazie ad alcuni emigrati, arrivò nei Paesi Bassi, soprattutto ad Anversa e poi a Delft ed Haarlem.

Durante i primi anni del XVII secolo andava molto di moda esibire oggetti di porcellana cinese bianca e blu, importati e molto costosi, era uno status symbol per mostrare la propria ricchezza. Questa particolare ceramica era creata usando un ingrediente, il caolino, una roccia costituita prevalentemente da caolinite, un minerale silicatico delle argilla, impossibile da reperire in Europa in quel periodo.

Allora gli artigiani di Delft, l’affascinante borgo di canali e di Veermer, dove già erano in attività alcuni laboratori, trovarono una alternativa geniale: realizzarono ceramiche smaltate in stagno con opacità lattiginosa molto simile alla porcellana, che poi veniva dipinto in bianco e blu con disegni in stile orientale. Insomma, falsificarono l’originale creando un nuovo ingegnoso sistema e una tradizione locale.

Piano piano gli artigiani provarono a sperimentare decori sempre diversi, ispirati alla natura olandese, oltre a disegni personali: era nata la ceramica di Delft.

Anche se i colori base restano il bianco e il blu, in una sfumatura tipica particolare, al punto che è detto blu di Delft, con il tempo sono state inserite altre tinte. Sperimentando si mise in pratica la tecnica con smalto sottostante per ottenere diversi effetti di colori. Ad esempio il rosso era particolarmente difficile da fare: al primo passaggio in fornace della ceramica veniva lasciato uno spazio non dipinto per poi applicare dopo il colore e di nuovo ripassare il tutto in fornace ad una temperatura più bassa. Anche l’oro, ricercato per gli esemplari più raffinati e cari, richiedeva un’ulteriore cottura.

La moda della ceramica di Delft esplose quando il principe William d’Orange divenne re d’Inghilterra come Guglielmo III: in particolare sua moglie, la regina Maria II, si innamorò della porcellana olandese quando visitò il Paese nel 1677 e ordinò numerosi vasi per arredare i palazzi di Honselaarsdijk e Het Loo e la reggia inglese di Hampton Court.

La regina, amante dei fiori, collezionava in particolare quei contenitori con più fori e a torre piramidale, spesso realizzati a più strati impilati, perfetti per inserire ed esporre i tulipani recisi, facendo diventare questa forma molto ricercata tra la nobiltà. Da allora la ceramica di Delft divenne popolare e la tecnica si sviluppò ancora di più, rendendo gli oggetti molto ricercati e apprezzati in tutta Europa.

A Delft si è continuato a produrre questo tipo per tutto il XVIII secolo, però nell’Ottocento la domanda diminuì anche a causa della ceramica inglese color crema, prodotta industrialmente, più economica, più forte e più adatta agli usi quotidiani senza frantumarsi. Molte fabbriche e aziende olandesi furono costrette a chiudere. Soltanto alla fine del XIX secolo la ceramica di Delft tornò popolare grazie a riproduzioni di pezzi antichi da parte di vasai contemporanei.

Oggi, nel negozio della Porceleyne Fles Royal Delft si possono acquistare pregiati e carissimi contenitori, piatti da portata o come ricordo e persino sculture in delicata porcellana blu e bianca. Ma anche piccoli oggetti, palle natalizie, bijoux, magneti, versioni meno elaborate dei prodotti più costosi e simpatiche riproduzioni di quadri che permettono di portare a casa un ricordo della ceramica di Delft.

Info:
https://museum.royaldelft.com/it/
www.holland.com

Foto di Sonia Anselmo

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