Calcata, il giardino delle meraviglie di Paolo Portoghesi

Ci sono pochi luoghi al mondo che catturano l’anima e commuovono per la bellezza. Il giardino dell’architetto Paolo
Portoghesi a Calcata è uno di questi. Se, poi, si ha la fortuna di visitarlo con lui e la moglie come chaperon
è ancora più suggestivo.

Tra ricordi, influenze artistiche e meraviglie della flora e della fauna, il parco regala autentiche emozioni. Complice la fine dell’autunno che colora la vite americana all’esterno della recinzione, tinge di giallo le foglie lungo la salita tra i vicoli di Calcata, sospesi tra zona nuova e il borgo antico, e lascia i cachi arancioni sospesi sugli alberi, mentre una gatta vuole le coccole accanto ad un’antica vasca.

In quello che è stato nominato “il parco più bello” del 2017, tra una selezione di molti altri che tiene conto dell’interesse botanico e storico-artistico, ci si accede da un’entrata poco vistosa: appena varcata due giganteschi limoni sono chiusi in altrettante serre slanciate, mentre si sale verso il prato che offre
vedute panoramiche su tutto il vallone del Treja e di Calcata e un grande uovo, come simbolo della vita
e del rinnovamento, dà il benvenuto.

Le sorprese sono continue mentre si ci addentra tra installazioni, fontane, giochi di aiuole, terrazze e percorsi ben delineati: ogni zona ha un leggio in ceramica che riporta una poesia, un rigo di un poema, un pensiero, di illustri scrittori, come Keats e Rimbaud, e artisti che rende il giardino in qualche modo “letterario”.

Già in sé, ha un filo conduttore come un racconto sviluppato in quattro parti dove si incontrano tempietti circolari, due teste-mostro ispirate all’orco di Bomarzo, ma in versione sorridente, giardini all’italiana, una geometria a forma di stella, uno scalone che evoca quello disegnato da Michelangelo per la biblioteca Laurenziana a Firenze, un prato circondato da sei ulivi secolari dai tronchi che sembrano sculture e che Portoghesi ha chiamato come alcuni artisti a lui cari: Bernini, Moore, Rodin, Michelangelo, Borromini e Brancusi.

Una grande vasca-fontana sembra digradare verso l’infinito e il panorama della valle: ricorda quella
dell’Alhambra di Granada ed è una delle tante ispirazioni che l’architetto ha preso dai viaggi intorno
al mondo e rese concretezza.

Ovunque, ulivi, alberi da frutto, lecci, cipressi, un ginko biloba enorme, e moltissime rose dai mille colori ancora in boccio in tardo autunno. Tutto curatissimo e mantenendo un legame stretto con il territorio della valle del Treja e l’alto Lazio.

Il cuore di tutto è una vasta sezione dedicata agli animali, quasi fosse una moderna arca di Noè. Inizia ruotando intorno ad un laghetto circolare con centinai di uccelli acquatici, rare anatre, oche delle Hawaii, che sembrano sempre battibeccare, due pellicani che si asciugano le ali al sole.

Sono tantissimi gli animali, in particolare uccelli, che la moglie dell’architetto, la signora Giovanna Massobrio, cura personalmente e che a volte ha salvato da brutte esperienze. Alcune sono specie protette e qui in questo angolo di paradiso stanno molto bene, riverite e accudite. Tutte la riconoscono quando passa loro accanto, se si trovano nelle grandi gabbie arrivano a sfiorare la sua mano alla ricerca di un biscotto e la leccornia: Giovanna Massobrio, ridendo, dice che ogni volta che passa qui paga il pegno, e subito un gufo sbatte le ali alla ricerca della ghiottoneria e una gru coronata si spinge a toccarle le dita, facendo brillare d’amore gli occhi azzurri della signora.

Nelle ampie gabbie ci sono fenicotteri, ibis, cicogne e pappagalli, ma la sorpresa più bella si trova vicino ai recinti per le capre, i lama e gli asini. C’è una cicogna libera che se ne sta un po’ in disparte, ma soprattutto c’è una splendida gru della Manciura accompagnata da due altri esemplari di piccole gru africane, le damigelle, le chiama la signora Giovanna, dovunque va l’imponente gru grigia dal collo rosso, loro la seguono. E lei ha un obiettivo preciso: il professor Portoghesi.

Chicca, come si chiama, ha un legame molto profondo con lui: appena lo vede corre incontro e cerca di sfiorarlo
con il lungo collo, poi arretra di qualche passo e si solleva sulle zampe spalancando le ali e si agita come volesse spiccare il volo: è la famosa danza della gru, movimenti aggraziati di ali e di passi avanti e indietro
che lasciano incantanti e commossi. L’archiettetto l’asseconda, la imita, la segue agitando le braccia aperte. Una comunione di amore, quella tra l’uomo e l’animale, in totale simbiosi.

Chicca è stata adottata anni fa dai coniugi Portoghesi, dopo qualche mese in questo parco, dove vive libera in compagnia di oltre settecento uccelli di specie diverse, ha cominciato a cercare il professore per inscenare per lui la famosa danza. Portoghesi non si è mai tirato indietro, anzi, ogni volta è felicemente stupito per il gesto della sua gru.

Non è l’unica ad apprezzare il professore, anche gli asinelli appena lo vedono avvicinarsi al recinto corrono
a farsi accarezzare. Anche questi animali sono stati salvati, come quelli amiatini e quelli bianchi dell’Asinara: la signora Giovanna ha messo su un allevamento di varie razze in via di estinzione, iniziando proprio portando in salvo un asino da un contadino che lo stava portando al macello, una trentina di anni fa.

Realizzato nel 1990, quando i coniugi hanno comprato una serie di terreni e case vicine, il parco è di un totale
di tre ettari ed è stato volutamente ideato da Portoghesi come un luogo dei ricordi, dove è stata la natura ha suggerire l’architettura, e spesso ci invita i suoi allievi per qualche lezione.

Grande studioso del barocco, affascinato dal liberty, l’architetto ha creato anche un angolo di relax nel suo giardino: la biblioteca dell’angelo, chiamata così per una scultura custodita all’interno di una tipica casetta di Calcata, è un affascinante cura per l’anima con i suoi volumi, i preziosi souvenir presi in giro per il mondo, soprattutto in Asia, e le mensole con il profilo disegnato della signora Giovanna.

Usciti da questo paradiso per la mente, gli occhi continuano a inebriarsi delle meraviglie del parco, arricchite dai colori dell’autunno.
I coniugi Portoghesi vivono a pochi metri, in una casa elegante e di pietra antica, con una vista spettacolare su Calcata. L’antico borgo medievale, insieme al vicino Mazzano Romano e al Parco del Treja, ha ideato un piano di sviluppo turistico, che prevede molti itinerari alla scoperta delle bellezze, archeologiche, storiche, gastronomiche e naturali, del territorio. Il giardino di Portoghesi rientra in questo progetto ed è visitabile, basta chiedere alle guide autorizzate di Calcata. ( www.associazionedromos.it)

Info www.comune.calcata.vt.it
In collaborazione con www.comune.calcata.vt.it e www.mazzanoromano.rm.gov.it
Foto di Sonia Anselmo

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2 Comments

  1. ALBERTO FERRETTI 2 Giugno 2019
    • Sonia Anselmo 2 Giugno 2019

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