Bonsai, natura e arte in miniatura in Giappone

Il piccolo acero si colora d’autunno, invece in primavera la azalea di arricchisce di fiori fucsia. I bonsai sono natura, arte e tradizione in un mix antico di abilità e cultura.

Una tecnica antichissima che partita dal Giappone ha meravigliato e conquistato il mondo, con innumerevoli cultori, appassionati e collezionisti.

In realtà, i bonsai, chiamati così unendo le due parole significanti ciotola, bon, e piantare, sai, hanno un’origine cinese.

In Cina, oltre 2000 mila anni fa, si iniziò a creare paesaggi in scala ridotta
rispetto al reale: più piccoli erano e più sembravano magici. Alcuni studenti buddisti giapponesi in visita alla corte Tang nel VI secolo tornarono a casa con qualche esempio di quest’arte.

Da allora, in Giappone copiarono, ampliarono e modificarono la tecnica,
applicando i canoni estetici dello Zen e creando un nuovo stile. Non più paesaggi in miniatura, ma singole piante: era nato il bonsai come si conosce tuttora.

Questa comunione tra natura e arte divenne sempre più comune e amata in Giappone, immortalata in dipinti, xilografie e in poemi. Ad esempio, un racconto popolare del Trecento narra di un samurai povero che sacrificò i suoi ultimi tre alberi in miniatura per scaldare un monaco in una gelida notte invernale: questa storia è anche una delle più famose messe in scena del teatro No.

Non solo, l’arte di coltivare bonsai era talmente diffusa che tutti ci si dedicavano, dai cortigiani degli shogun fino alla gente comune, che invece del vaso di terracotta o ceramica usava una conchiglia.

A Kyoto, alla fine del XVIII secolo, si tenne ogni anno una mostra per gli alberi di pino nano in vaso: gli appassionati di cinque province portavano ognuno due esemplari di piante per l’esposizione per farle valutare dai visitatori.

La città di Takamatsu, sull’isola di Shikoku, si specializzò nella coltivazione di pini nani, al punto che ancora oggi si può visitare il quartiere di Kinashi, un vero e proprio paradiso del bonsai, dove si trovano molti giardini, i vivai sono un enorme insieme di piantine giovani, si svolge un mercato di vendita e scambio e a fine ottobre c’è l’annuale festa dedicata.

Ma il luogo da visitare per gli appassionati di bonsai è Omiya, un paese
a nord di Tokyo, che si può raggiungere dalla capitale con i mezzi pubblici
in una ventina di minuti. Nel 1923, quando un potente terremoto distrusse
la zona intorno a Tokyo, un gruppo di coltivatori professionisti si trasferì
in questo villaggio, diventato da allora il centro della cultura giapponese
del bonsai, riconosciuto in tutto il mondo.

Tra giardini e vivai, è il Museo d’Arte Bonsai l’attrazione principale di Omiya:
all’interno una straordinaria collezione tutta da ammirare, tra esemplari
secolari, ma anche storia, cultura, strumenti e vasi per le piccole piante, oltre a mostre speciali, convegni, eventi. (https://www.bonsai-art-museum.jp/en/)

I bonsai sono alberi in miniatura vivi e mantengono tutta l’energia
e le qualità della versione grande. Il tutto tramite potatura e riduzione
delle radici.

L’arte di coltivarli è un’attività che necessita di molte conoscenze,
a cominciare dalla botanica, fino al giardinaggio. L’abilità sta nel rispettare
e amare le caratteristiche di ogni singola pianta, di aiutarla con cure
continue e attenzioni specifiche per renderla forte e adatta a sopravvivere
in piccoli spazi come ciotole o vasi, attraverso potature e rinvasi.

Secondo la tradizione giapponese, i bonsai devono aderire ad un senso estetico e seguire stili che li rendano naturali, con l’esplosione di foglie e fiori secondo la stagione.

Nel corso dei secoli, alcune caratteristiche della coltivazione sono cambiate, come ad esempio i fili di canapa usati per modellare gli alberi sono diventati di rame e di ferro, mentre nel Novecento si sono moltiplicati libri, strumenti e cataloghi specifici che hanno permesso studi e conoscenze più profonde della fisiologia vegetale facendo abbandonare un approccio artigianale per un progetto più artistico.

I bonsai sono a tutti gli effetti la natura in piccole dimensioni, a portata
di vaso. Ma sono anche un’opera d’arte che continua a crescere, a modificare
e a fiorire. Per questo motivo hanno bisogno di continue cure e molta pazienza.

Inoltre, in piena cultura giapponese, devono trasmettere una sensazione
di forza, maturità e serenità. Spesso si incontrano nei giardini e negli angoli
dei vari templi.

Alla fine questi alberi diventano capolavori artistici, alcuni hanno
secoli di vita alle spalle e valore inestimabile e sono sempre in continua
evoluzione, accuditi per forza di cose da diversi maestri e collezionisti.

Tutto deve nascere dall’osservazione e dall’imitazione della natura. Ogni
pianta, di qualsiasi specie, ha la sua personalità e caratteristiche che si devono accentuare senza far perdere l’inclinazione naturale cullando l’azione del tempo e l’alternarsi delle stagioni. Da questa abilità, dalla lunga tradizione e dall’amore nasce la bellezza del bonsai.

Info:
www.japan.travel

Foto dreamstime.com, Pixabay

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