Belzoni e il suo Egitto in mostra a Padova

“Belzoni era di statura colossale. Aveva le spalle larghe, la testa ricoperta da lunghi capelli e la sua fisionomia era dolce: egli era nato viaggiatore come altri nascono poeti, ingegneri o astronomi”. Così il grande esploratore Giovanni Battista Belzoni viene descritto da Bernard Depping, traduttore francese del suo diario di viaggio.

Belzoni era famoso agli inizi dell’Ottocento, in Inghilterra e un po’ in tutta Europa, per le sue imprese impossibili, le eccezionali scoperte archeologiche, la vita avventurosa. Oggi invece è poco noto nei libri di storia.

A Padova, sua città natale, è mediamente più noto come l’istituto professionale che ne ha preso il nome o per la via il cui nome in ben pochi sanno abbinare alla presenza della casa in cui Giovanni Battista nacque.

A duecento anni dall’ultima visita dell’illustre concittadino a Padova datata 1819, la sua città natale ha pensato una grande mostra. Al Centro Culturale Altinate San Gaetano «L’Egitto di Belzoni, un gigante nella terra delle piramidi» sarà visitabile fino al 28 giugno.

Il percorso racconta la vita e le scoperte del Grande Belzoni, alternando sistemi di visita tradizionali con teche e pannelli esplicativi, a momenti di grande impatto emotivo, con ricorso a tecnologie innovative come effetti multisensoriali e multimediali immersivi e animazioni di illustrazioni d’epoca originali.

Giovanni Battista nasce a Padova nel 1778 e fino a 16 anni aiuta il padre barbiere che ha bottega al Portello, zona in cui il porto fluviale era il luogo di passaggio verso Venezia. Ma per Giovanni il destino non aveva in programma di farlo diventare barbiere. Comincia a viaggiare: Roma, Parigi, Londra. Sogna di diventare ingegnere idraulico, ma per il momento diventa una famosa attrazione da circo. Con la sua straordinaria altezza di 2 metri, al seguito della compagnia Sadler’s Wells Theatre, è il Sansone Patagonico che riesce a sostenere sulle spalle ben 11 persone e diventa così “The Great Belzoni”.

A Londra sposa l’irlandese Sarah Banne e con lei decide di cambiare vita mettendo a frutto gli studi idraulici. Viaggia in Spagna, Portogallo, Sicilia e Malta allestendo spettacoli con giochi d’acqua e di fuoco. Si sposta in Egitto per aiutare il governo locale a progettare sistemi di irrigazione, ma il Pascià d’Egitto deciderà di abbandonare il progetto.

È il 1815. Ed è in questo momento che inizia la straordinaria avventura di Belzoni. La modalità immersiva della mostra ricostruisce le sensazioni dell’esploratore che scava nella sabbia, scopre affascinanti pitture all’interno dei templi, riapre accessi a tombe e piramidi.

Belzoni, su commissione del console britannico Henry Salt, aiutato dalle sue nozioni idrauliche, riesce nell’impresa di trasportare il busto colossale del “giovane Memnone” pesante 7 tonnellate, da Tebe ad Alessandria e da lì a Londra. In seguito libera dalla sabbia il tempio roccioso di Abu Simbel costruendo mattoni di sabbia bagnata e bloccandoli con dei paletti, in modo da mantenere l’ingresso libero.

Trasporta in Inghilterra l’obelisco di File che sarà elemento fondamentale per decifrare i geroglifici; scava nel tempio di Karnak; esplora la Valle dei Re, scoprendo le tombe di Ramesse I e di Sethi I; ritrova l’ingresso della piramide di Chefren, allora ritenuta priva di varchi di accesso. All’interno della camera sepolcrale metterà la sua firma “scoperta da G.Belzoni, 2 marzo 1818?.

In un momento in cui l’egittologia era agli inizi, la scrittura geroglifica non era stata decifrata, Giovanni Belzoni scopre monumenti di grande valore, e più che comportamenti da predatore rivela un interesse archeologico: disegna gli affreschi delle tombe, pensa ad una mostra da allestire a Londra, consapevole della necessità di divulgare le bellezze e il mito dell’antico Egitto. E l’attuale mostra di Padova è anche figlia di quella prima mostra sulla tomba di Sethi che Belzoni realizzerà nel 1821 a Londra e che contribuisce a diffondere la passione per l’Egitto.

Gli spazi della mostra padovana offrono al visitatore la possibilità di conoscere l’Egitto vivendo la sensazione di addentrarsi nei templi. Le ricostruzioni di ambienti rendono la mostra un luogo appassionante per grandi e piccoli, mentre i prestigiosi reperti esposti sono oggetti recuperati personalmente da Belzoni e dagli altri personaggi protagonisti delle esplorazioni dell’epoca. Ad accompagnare il visitatore ci sono considerazioni e immagini tratte dal diario di viaggio belzoniano: tavole illustrate disegnate a mano dall’esploratore padovano che narrano episodi e dettagli di una vita, tanto coraggiosa e audace da ispirare George Lucas nel creare il personaggio di Indiana Jones per il film I predatori dell’arca perduta (1981).

Nel settembre 1819 Belzoni si imbarca, con il grande carico di reperti, alla volta di Londra e si ferma per un breve periodo a Padova. Alla città dona due statue della dea Sekhmet provenienti dal santuario di Karnak. Chiede che vengano collocate a Palazzo della Ragione e lì rimarranno fino al 1985, ai lati del portone orientale, sotto il medaglione che raffigura Belzoni stesso. Oggi sono ai Musei Civici agli Eremitani nella sezione archeologica.

In questo periodo, in Europa dilaga il gusto egittizzante, una febbre per l’esotico che coinvolge monumenti, teatri, gioielli, oggetti d’arte, mobili. Legato a quella che viene definita una vera e propria Egitto-mania è il padovano Caffè Pedrocchi: fondato a fine Settecento, a metà Ottocento viene ristrutturato e ampliato con un allestimento promosso dall’architetto Giuseppe Jappelli, amico di Belzoni, che ricrea al primo piano dell’edificio quasi una storia dell’umanità con una sala dedicata al mondo greco, una al mondo romano e una al mondo Egizio appunto.

All’arrivo a Londra di Belzoni, il “Times” annuncia il ritorno del “celebre viaggiatore” . Giovanni pubblica nel 1820 il Narrative, Diario di Viaggio, corredato da un bellissimo volume di tavole e dal racconto di viaggio di Sarah. Nel suo diario descrive minuziosamente i monumenti e a volte avanza interpretazioni. Osserva non solo l’aspetto archeologico ma anche la botanica, la zoologia, l’etnografia. Il successo fu tale che in due anni vennero pubblicate una seconda e una terza edizione. Nel 1822 viene pubblicato anche in francese e tedesco, nel 1825 in italiano.

Nel 1823 Belzoni parte nuovamente per l’Africa, alla ricerca dalle sorgenti del Niger, allora sconosciute: tutti gli esploratori che si erano addentrati lungo il corso del fiume non avevano fatto più ritorno. E questo viaggio sarà fatale anche per lui. Muore il 3 dicembre a Gatwo (oggi in Nigeria).

Le imprese di Belzoni furono per anni celebrate in tutta Europa. Nel medaglione sopra alla porta meridionale del Salone di Palazzo della Ragione a Padova viene paragonato a Marco Polo, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci.
Ma forse il suo carattere orgoglioso, lo spirito indipendente e forse anche la sua natura di libero cittadino del mondo non legato ad un patria specifica, hanno portato a dimenticare Belzoni al quale va il merito non solo di aver scoperto le antichità, ma anche di averle studiate, inserendo i monumenti nel contesto storico e geografico, convinto dell’importanza di far conoscere le sue scoperte al pubblico.

Info
La mostra è stata realizzata dall’Amministrazione del Comune di Padova, dal Consorzio Città d’Arte del Veneto, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dall’agenzia di comunicazione Gruppo Icat, DrawLight ha animato le illustrazioni d’epoca originali.
“L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”
18 maggio – 28 giugno 2020

Padova – Centro Culturale Altinate San Gaetano
www.legittodibelzoni.it
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Foto: Mostra l’Egitto di Belzoni, Eva Vallarin, Leonardo Scarabello, Franco Tanel

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