Belli ma con carattere esplosivo

Eyjafjallajökull
È famoso quanto un attore di Hollywood, anche se il suo nome non è davvero facile da ricordare. La sua eruzione ha messo in ginocchio mezza Europa: stiamo parlando del vulcano in Islanda al centro delle cronache mondiali la primavera scorsa. Le sue ceneri sono rimaste per giorni nell’atomosfera terrestre mandando in tilt il traffico aereo. Il nome in islandese significa: “Ghiacciaio dei Monti delle Isole”. Si trova nella parte meridionale del Paese, a nord del villaggio di Skógar e a ovest del ghiacciaio Mýrdalsjökull e copre un’area di circa 100 chilometri quadrati. Ha eruttato frequentemente durante l’era glaciale, tra il 1821 e il 1823, e generò un’inondazione dovuta allo scioglimento dei ghiacci che causò notevoli danni. Il 20 marzo 2010, dopo 187 anni, si è verificata una nuova eruzione dell’Eyjafjallajökull che ha causato l’evacuazione di circa 600 persone. Il 15 aprile la presenza di una nube di ceneri vulcaniche emessa dal vulcano ha portato alla chiusura degli spazi aerei e di vari aeroporti di alcuni paesi dell’Europa centro-settentrionale, dal Regno Unito, alla Norvegia, da Belgio alla Lettonia fino alla Romania, comprese Spagna e Italia. Clicca qui per vedere il video

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Foto © Matthias Schmidt

Vesuvio
Lo raccontano le cronache dell’epoca: la sua eruzione cancellò per sempre dalla faccia della terra la città di Pompei. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma ed è situato all’interno della costa del Golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il nome Vesuvio in latino classico Vesuvius è presumibilmente d’origine indoeuropea e dovrebbe derivare dai termini aues, “illuminare” o eus, “bruciare”. Il Vesuvio costituisce un colpo d’occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Ad onta della sua antica storia detiene un primato a livello mondiale: è il vulcano che per primo è stato studiato ed è anche oggi il più monitorato. I vulcanologi sanno però che il  “riposo” della montagna partenopea avrà prima o poi un termine, anche se stabilire esattamente quando è tutta un’altra questione. Svariate ipotesi sono state fatte in proposito: chi sostiene che il risveglio sia prossimo, chi invece che sia una questione di 50-100 anni se non di secoli. Quel che è certo, è che il vulcano al suo ridestarsi avrà un’eruzione fortemente esplosiva. Clicca qui per vedere il video

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Foto ©  Lino Rusciano, Matteo Carbone, Davide Ambrosio

Monte Sakurajima
L’incontro di quattro placche tettoniche: Eurasia, Filippine, nord americana, e pacifica, sono la causa principale delle attività sismiche concentrate per lo più nella cintura di fuoco del Pacifico (che concentra il 10% dell’attività vulcanica di tutto il mondo) al largo del Giappone. La frizione fra le placche ha dato origine al Monte Sakurajima, uno dei 108 vulcani oggi in attività. Così come il vulcano islandese anche il Sakurajima ha causato una serie di problemi nel traffico aereo della zona, soprattutto nell’ultimo anno. La sua immensa pericolosità lo classifica come il nono vulcano più pericoloso del mondo, secondo la lista stilata dall’International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth’s Interior. La sua attività vulcanica è uno spettacolo impressionante da vedere, ovviamente da lontano. Il Sakurajima fa parte attualmente del Parco Nazionale Kirishima-Yaku ed è meta abituale di molti turisti. Con la sua imponente mole è parte integrante dello skyline di Kagoshima, per cui quest’ultima è definita “la Napoli del Giappone”. Clicca qui per vedere il video

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Foto © Peter Usbeck

Avachinsky-Koryaksky
Noto anche come Avacha o Avacha Vulcano o Avachinskaya Sopka si trova nella penisola della Kamchatka, all’estremo oriente della Russia. Insieme al vicino vulcano Koryaksky, è stato definito un vulcano “decade”, categoria degna di studio particolare alla luce della sua storia di eruzioni esplosive e alla vicinanza alle zone abitate. L’Avachinsky si trova proprio sull’anello di fuoco del Pacifico, in un punto dove la placca del Pacifico sta scivolando sotto la placca eurasiatica a una velocità di circa 80 mm/anno. È uno dei vulcani più attivi sulla penisola. Cominciò a eruttare nel tardo Pleistocene (fra 20.000 e 11.000 anni fa) e lo ha fatto in tutto circa 16 volte nella storia. Il vulcano continua a provocare frequenti terremoti e le fumarole sulla vetta sono uno spettacolo naturale davvero stupendo. Durante il regime sovietico era proibito ai turisti entrare nella Kamchatka, se non dietro una specialissima autorizzazione, a causa della sua importanza strategica che ne aveva fatto un’area militare. Oggi invece questo angolo di terra è uno dei posti più belli del mondo. La regione conta infatti 150 vulcani 28 dei quali in attività. I principali come l’Avachinsky, il Koryaksky e il Kozelsky possono essere ammirati dalla città di Petropavlovsk, conosciuta anche come la casa di vulcani. Clicca qui per vedere il video

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Foto © Animamundi

Ol Doinyo Lengai
Alto 2.886 metri Ol Doinyo Lengai è uno stratovulcano che si trova nei pressi della Rift Valley, nel nord della Tanzania. Il suo nome significa “Montagna di Dio” nella lingua della popolazione Masai che vive in quest’area ed è considerato uno dei vulcani più speciali della terra. Nelle eruzioni la lava che fuoriesce ha una temperatura di soli (si fa per dire) 530 gradi centigradi di contro ai 2.000 dei vulcani tradizionali. La lava natro-carbonatica, è ricca di carbonato di sodio, e durante le emissioni appare come un fiume di colore nero, che alcuni hanno paragonato a un flusso di fango; dopo l’emissione, al contatto con l’acqua, la lava natro-carbonatica vira rapidamente verso il colore bianco, facendo sì che la sommità del vulcano sembri coperta di neve. Le ceneri vuolcaniche dell’ Ol Doinyo Lengai sono ottime per le colture agricole. Le caratteristiche chimiche la composizione del magma di questo vulcano sono ancora un mistero per i geologi. Clicca qui per vedere il video

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Foto © Stefan Biber

El Cumbre
Il vulcano chiamato El Cumbre, nell’isola Fernandina, arcipelago delle Galapagos, al largo delle coste dell’Ecuador è considerato il più pericoloso. Non tanto per la sua forza distruttiva, quanto per la possibilità, se dovesse eruttare in maniera violenta, che distrugga le numerose ed endemiche specie che vivono nelle isole. Le Galapagos infatti sono la riserva naturale più affascinante del mondo e il problema più grosso connesso a un’eventuale eruzione è, appunto, la salvaguardia della fauna e della flora che sono un patrimonio dell’umanità. Non a caso il naturalista inglese Charles Darwin, nel 1835, usò il luogo come un laboratorio naturale nella formulazione della sua “Teoria della Specie”. Trattandosi di un isola gli esperti hanno calcolato che la lava in soli cinque giorni potrebbe raggiungere l’oceano Pacifico e di conseguenza anche le specie marine come iguane, otarie e pinguini potrebbero essere in pericolo. Clicca qui per vedere il video

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Foto © Felo, Cristina Lampaglia, Paola Avendaño – La foto di apertura è di Eldgos Gigjokull

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