Befana di piazza Navona, la tradizione delle Feste a Roma

Il Natale dei ricordi ha il profumo delle caldarroste e dello zucchero filato e il colore
rosso fuoco delle mele candite. Per i Romani il periodo festivo della tradizione coincide con la Befana di piazza Navona.

Quando eravamo piccoli era usanza ogni anno passare in centro città per comprare un nuovo decoro per l’albero di Natale, curiosare tra le bancarelle di dolciumi, presepi e piccoli giocattoli da mettere nella calza. Non era Natale senza trascorrere almeno un giorno sulla giostra vicino la fontana dei Fiumi, ammirare le luci che saettavano ad ogni giro sul cavallo di legno.

Con il tempo, le bancarelle si sono sempre più riempite di cianfrusaglie e palloncini, le luci si sono assottigliate fino a spegnersi e la scopa della befana di piazza Navona non atterra più. Sono due anni che il mercatino e la tradizione sono sospesi, lasciando i bambini orfani di qualcosa che era da sempre nel dna dei romani. Niente più notte tra il 5 e il 6 gennaio, quando la piazza e le vie limitrofe erano zeppe di gente.

Ma la memoria delle persone rimane ancorata alla befana di piazza Navona. Persino l’antica giostra con i cavalli è stata tolta, lasciando al suo posto un’atmosfera di tristezza e nostalgia che avvolge tutta la piazza nel cielo plumbeo e freddo di dicembre. Così la piazza sembra senza più anima, almeno quello popolare. Un raggio di sole appare davanti alla chiesa di Sant’Agnese in Agone e alla fontana dei Quattro Fiumi del Bernini e sembra uno squarcio speranzoso nel velo grigio di mestizia che ricopre tutto.

Nella mente riecheggia la leggenda della statua del Rio della Plata che alza la mano nel timore del crollo della chiesa e di quella del Nilo che copre il volto per non vedere l’opera del Borromini: tutto per la rivalità tra i due artisti. Solo un mito tramandato da generazioni di visitatori di piazza Navona, perché la fontana fu realizzata prima della chiesa, dove Borromini arrivò a completarla molto dopo, mentre la scultura dedicata al Nilo ha il volto coperto perché all’epoca non si conoscevano le sorgenti.

La Befana, la figura che rappresenta l’Epifania, è sempre stata molto amata a Roma, più di Babbo Natale, e la festa riporta a origini lontane e pagane. Il personaggio sarebbe nato dall’unione di numerose tradizioni religiose e culturali, diverse tra loro, mentre la data del 6 gennaio era simbolica perché in quel periodo la luce del giorno cominciava ad avere una durata maggiore della notte: era visto come un momento di vittoria della luce sul buio, di rinnovamento e risurrezione dello spirito, avvicinandosi alla primavera.

Inoltre, il nome Epifania si riferisce al culto di Diana con la tradizione che vuole che proprio dopo dodici notti dal Natale la dea volare sopra i campi benedicendoli per il prossimo raccolto. Il Cristianesimo non riuscì ad eliminare le credenze popolari, che si integrarono con la religione.

Proprio così nacque la figura della Befana, una strega buona a cavallo di una scopa, simbolo della cacciata del male e purificazione dello spirito: l’anziana rappresentava l’addio al passato, spesso legato alle carestie invernali, per guardare al futuro e alla primavera ricca di frutti. Per questo si bruciava il fantoccio della Befana durante i festeggiamenti e si conservavano la cenere e il carbone, dato poi ai bambini buoni.

Un’altra leggenda vuole che i Re Magi, seguendo la Cometa, si fermarono a chiedere indicazioni alla porta di una signora, pregandola di unirsi a loro, dopo aver indicato la strada. Ma lei si rifiutò perché aveva troppo da fare, se ne pentì subito e uscì di casa carica di dolci per regalarli a tutti i bambini che incontrava, sperando che tra loro ci fosse Gesù. Si dice che ancora oggi la vecchina vaghi per il pianeta con le sue leccornie: in cambio i bimbi appendono calze in segno di ringraziamento e nella speranza in cui la Befana ne avesse bisogno per cambiare i suoi indumenti consunti dal troppo girovagare.

A Roma, come racconta anche Gioachino Belli, la Befana veniva festeggiata nell’Ottocento in piazza Sant’Eustachio con bancarelle di dolci e giocattoli. Solo nel Novecento, dato il grande successo venne trasferita a piazza Navona, già sede del mercato quotidiano, con un vero e proprio mercatino delle Feste, tra dolciumi, decori natalizi, l’immancabile carbone, stavolta di zucchero.
Gli stessi stand che sono arrivati fino a noi, arricchiti negli anni da giocatoli, bamboline a forma di Befana e calze da riempire ricordando una tradizione che è rimasta sempre nel cuore dei romani di ogni età e che oggi appare definitivamente ancorata al passato, al c’era una volta. Al suo posto, in questo periodo dell’anno, piazza Navona suscita solo tristezza, nonostante lo splendore architettonico.

Info:
www.turismoroma.it/

Foto dreamstime.com e Pixabay

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