Il Titanic rivive nel centenario

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Ancora prima del film, ancora prima della scoperta del dottor Robert Ballard del relitto a 3.965 metri di profondità, diviso in due tronconi, la sua tragedia ha affascinato il mondo. Perché è sempre stato il simbolo di un’epoca, tra richezza e povertà, eroismo e destino. Oggi, a cento anni da quella fatidica data, il fascino del Titanic è rimasto e si fa a gara a commemorare il dramma. Una curiosità potrebbe essere un itinerario della memoria attraverso i luoghi toccati dal transatlantico prima della fine, avvenuta a circa 400 miglia al largo di Terranova, durante l’unico servizio affrontato, il viaggio inaugurale dall’Inghilterra a New York. Il Titanic fu voluto dalla White Star Line, una compagnia navale inglese che progettò tre navi dotate di tutti i comfort per il trasporto passeggeri sulla rotta atlantica. Subito il mastodontico transatlantico, lungo 270 metri, con nove ponti e alto quanto un edificio di undici piani, divenne il fiore all’occhiello della compagnia. Fu commissionato ai cantieri Harland & Wolff  di Belfast: questa è la prima tappa del viaggio del Titanic e di un legame fortissimo con l’Irlanda. La città ha dedicato, proprio in occasione dell’anniversario, un’attrazione sensazionale all’imbarcazione affondata: un mastodontico edificio a forma di tre prue, quelle delle “stelle” della White Star Line, che ospita su sei piani ben nove gallerie interattive tra foto, mostre, ricordi, oggetti e persino odori del Titanic.
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Un’occasione per ripercorrere la sua storia, visitare i cantieri dove fu realizzato e gli uffici della White Star Line. Era l’orgoglio di Belfast, l’inaffondabile, e ancora oggi permane in ogni angolo della città, persino nell’impontente City Hall. Si organizzano tour tematici, un punto ideale di partenza per scoprire una città moderna e giovane, piena di attrattive. Due anni per costruirlo e  il 31 maggio 1911 lo scafo del Titanic venne varato nel porto di Belfast, con tanto di bande musicali. Ci vollero ventidue tonnellate di sapone, grasso e olio di balena per farlo scivolare in mare. Nei successivi dieci mesi, fu messo a punto in ogni piccolo dettaglio. Alcune prove di tenuta vennero fatte a largo di Malin Head, la punta più settentrionale dell’Irlanda. Non è difficile immaginare il Titanic rullare su questo specchio d’acqua tempestoso, assalito dai venti del nord, davanti alla Bamba’s Crown, una torre di sorveglianza risalente al 1805 e usata  come stazione radio: servì anche per provare il primo telegrafo, tanto è vero che il Titanic fu il primo ad usarlo. Fu un momento importante per gli abitanti di questo piccolo lembo di terra: ancora oggi a Malin Head, nel ristorante che dà sul porticciolo appare una foto del Titanic alle prese con i marosi della zona.
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Una volta pronto, “l’inaffondabile” venne portato a Southampton per la partenza per New York, che avvenne mercoledì 10 aprile 1912. Qui, adesso, c’è un imponente monumento bianco, una stele che commemora non solo la nave, ma anche gli ingegneri che pensarono alla sua costruzione, diedero vita al “palazzo galleggiante” e che rimasero ai loro posti durante la tragedia, eroi nel disastro. Per il resto, Southampton, nel sud est della Gran Bretagna, davanti all’isola di Wight, è uno dei tanti villaggi inglesi distrutti durante la seconda guerra mondiale, proprio perchè era il punto di partenza di ogni tipo di imbarcazione. Tuttora, da qui partono le ultime crociere attraverso l’Atlantico. Tra il 17  marzo e il 29 aprile 2012 sono previsti molti appuntamenti per commemorare il Titanic e quel giorno di aprile di cento anni fa che lo vide salpare da qui, alla volta di Cherbourg, in Francia. Il centro della Bassa Normandia, sulla Manica, fu la prima tappa del Titanic. Oggi viene ricordato più per le battaglie della Seconda Guerra Mondiale e lo sbarco degli alleati che per la visita del transatlantico. Situato sulla penisola di Cotentin, dotato di un porto fortificato da Napoleone, Chebourg ha parecchie attrative, a cominciare da un museo dedicato alla navigazione, alcuni musei d’arte particolarmente interessanti, un castello rinascimentale e un rigoglioso orto botanico.
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Anche se tutta la cittadina è orgogliosamente proiettata verso il mare, fonte di sostentamento da sempre. Da qui, il Titanic toccò di nuovo la “natia” Irlanda, con una sosta abbastanza lunga, necessaria ai rifornimenti e a caricare le centinaia di immigrati della terza classe verso l’America, a Cobh, allora chiamata Queenstown, in onore della Regina Vittoria. Questa deliziosa cittadina, tutta saliscendi, situata su un isolotto sulla foce del fiume Lee, collegata alla terraferma da una serie di ponti, a pochi chilometri da Cork, nel Sud dell’Irlanda, era un porto importante: da qui sono salpate molte imbarcazioni, per la pesca, per il commercio e spesso e volentieri per portare i poveri contadini irlandesi dalla carestia a un possibile futuro più radioso. Non a caso, alla fine del lungomare, dove sorge anche un monumento commemorativo per i morti dei disastri navali (come il Lusitania, affondato da queste parti), c’è un museo singolare, sull’immigrazione. Dominata da una cattedrale neo gotica, è un insieme di casette dai mille colori pastello, dal tetto spiovente e messe in diagonale. Dopo Cobh, il Titanic non vide altro che oceano. Fino a raggiungere l’appuntamento con il destino a 400 miglia da Terranova. Mancava poco all’arrivo a New York.

 

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