Uzbekistan, l’accoglienza calorosa sulla Via della Seta

L’Uzbekistan si fa strada nel cuore dei visitatori con la bellezza evocativa dei luoghi, ma sopratutto con la
calorosa accoglienza della sua gente.

Ti fermano in continuazione, spinti dalla curiosità, dalla voglia di parlare, di conoscere gli stranieri. Chiedono, a volte in un inglese stentato, il nome, da dove si proviene e di fare un selfie. I bambini sono quelli che si avvicinano per presentarsi, con la necessità di impratichire la lingua anglosassone ora obbligatoria nelle scuole e ti invitano a ballare nelle sale dei ristoranti.

I giovani si alzano in massa per cedere il posto sulla metropolitana ai più grandi a Tashkent. Le signore, con i fazzoletti in testa o truccate e curatissime, al mercato o sedute alle tavolate nei locali, ti invitano a chiacchierare anche solo con i gesti con loro. Sempre con educazione, delicatezza e grandissimi sorrisi.

Difficile non commuoversi alla gentilezza e ai calorosi benvenuto di questo popolo, che fa sentire a casa propria chiunque arrivi in Uzbekistan. Se poi si è molto fortunati e si ha la possibilità di passare una giornata ospiti di una famiglia locale, si rischia che un pezzetto di cuore rimanga qui tra la Via della Seta e il blu totalizzante di Samarcanda.

Questo è il racconto di una giornata particolare, passata a casa della mia guida in Uzbekistan, il dolcissimo
Olamgir Usarov, un ragazzo straordinario, che parla un perfetto italiano, imparato all’Università di Samarcanda,
molto preparato nel descrivere le meraviglie del suo Paese e bravissimo nel trasmettere la sua passione, a farti
innamorare dell’Uzbekistan.

E’ un giorno di marzo con il sole che riscalda la Via della Seta tra Bukhara e Samarcanda: la primavera fa aprire
i boccioli degli alberi di albicocco, così tipici dell’Uzbekistan, le cinciallegre e i passeri volano tra le foglie e i rami, mentre lungo la strada i carretti tirati dagli asini sono carichi di gente e merci. Scene antiche, sospese nel tempo, un po’ come le tante tradizioni dell’Uzbekistan.

Ci si ferma, poco fuori Bukhara, a Gijduvan, per ammirare dal vivo alcune tipiche lavorazioni creative: le ceramiche e i ricami. Le prime sono una delle attrazioni più importanti dell’Uzbekistan, si possono ammirare ovunque sui monumenti, in giro per le città, nei negozi. Sono l’emblema di un Paese, il simbolo che porta in sé storia, arte e artigianato, e un piccolo museo, Caravan Saray Nugay, racconta un’azienda da molte generazioni lavora l’argilla e la trasforma in piatti, brocche, vasi e quant’altro.

In contemporanea, la moglie del titolare si dedica ad un’altra grande tradizione, quella del ricamo: con l’uncinetto crea elaborate composizioni di tenui azzurri, verdi, arancio, gialli per tovaglie, coperte, cuscini, tutti con fili di cotone o seta, colorati con sostanze naturali. Nel cortile dell’edificio, una gatta cerca le coccole dei visitatori, esattamente come un gruppo di timidi bambini si avvicina per un saluto, ed è già arrivato il momento di partire.

Pochi chilometri ancora sulla via della Seta ed è facile immaginare le carovane di mercanti e avventurieri spingersi in viaggio su piste desertiche, oggi dritte strade asfaltate. E’ l’atmosfera stessa a suggerire alla mente file interminabili di carri, cammelli, preziose mercanzie, in arrivo dall’estremo Oriente.

Le prime tappe, poi, aiutano a fantasticare: ci si ferma per osservare il serbatoio d’acqua, Sardoba, e, dall’altro lato della strada, le rovine del caravanserraglio del XII secolo Rabbati Malik. Lì, i viandanti stanchi si risposavano, gli animali, cavalli e cammelli, venivano rifocillati: erano gli autogrill del passato, magari
dotati di camere, come i motel.

Altri chilometri e poco prima di Samarcanda, ecco il clou della nostra giornata. L’invito di Olamgir a casa sua è davvero sorprendente per la disponibilità, l’accoglienza e il calore che la sua famiglia mette nel ricevere ospiti mai visti prima.

Tre piccoli nipoti ci fanno strada all’interno della villetta, dove ci riceve con grande affetto la mamma, una bella donna con i denti d’oro, un’altra tradizione dell’Uzbekistan, un segno di benessere. Con lei la sorella, che le assomiglia moltissimo,altre signore di tutte l’età, tra zie, cugine, cognate, mentre la più anziana dispensa sorrisi seduta su un dondolo.

Non capiscono una parola di italiano, spesso nemmeno di inglese, Olamgir deve tradurre sempre, ma i gesti diventano internazionali, una via d’accesso ai cuori e alle menti. Impossibile non commuoversi davanti al benvenuto preparato dalla famiglia Usarov che vuole far conoscere il più possibile di questo meraviglioso Uzbekistan.

Hanno preparato sotto un gazebo di legno una tavola con le stoviglie buone, i bicchieri di cristallo, i piatti colorati: in Uzbekistan si mangia tutti seduti su cuscini colorati intorno alla mensa bassa. Ma se si ha problemi di ginocchia o mal di schiena, la signora non batte ciglio e aiuta a predisporre un tavolino “normale” per chi non può sedersi sui cuscini, senza problemi né sentirsi offesa e sempre con il sorriso.

Il papà di Olamgir, un bel signore con gli occhi chiari, gira il mestolo in un enorme calderone di ghisa con il fuoco a legna sotto, sistemato ai bordi dell’orto: sta preparando, insieme ad altri parenti, la pietanza nazionale dell’Uzbekistan, il plov.

E’ un riso a cottura molto lenta, con carote, olio, qualche spezia e uvetta, con l’aggiunta di agnello. Il risultato è ottimo e per chi, come me, non mangia la carne, si prepara senza. E’ talmente ghiotto e buonissimo che se ne mangerebbe tonnellate, un po’ come le deliziose insalate servite come antipasto, come i pomodori e i cetrioli con il coriandolo, l’immancabile barbabietola o i sottaceti, o come una specie di piccoli panzerotti di pasta sfoglia ripieni di verdure.

Ma prima di mangiare, la ragazza della famiglia che si è sposata per ultima ha il dovere di accogliere gli ospiti inchinandosi loro con i sontuosi abiti tipici: si tratta della giovane moglie del cugino di Olamgir, una splendida sposa novella dal vestito azzurro che tiene gli occhi bassi, per poi inscenare una sorta di danza al suono del tamburello della zia.

Ripeterà il rituale al momento dei saluti, cambiandosi d’abito, stavolta nero e oro con un velo in tinta che con sapienti ed eleganti movimenti sposta avanti e indietro sul volto e sul corpo.

E’ uno spettacolo nello spettacolo, un grande divertimento per tutti, ospiti e non, con le nipotine nei loro vestitini colorati, le calze bianche, le fossette sulle guance, che ballano in modo aggraziato, mentre la nonna sorride a più non posso dal suo angolo sul dondolo e il più piccolino dei maschietti urla a perdifiato perché non vuole più dormire nella culla, che serve per una dimostrazione di antiche usanze per gli ospiti.

All’altro lato del giardino, un calderone fuma: il fratello di Olamgir e sua moglie, oltre ai tre bambini, si danno il turno a mescolare i misteriosi ingredienti. Stanno preparando il Sumalak, un dolce speciale, la cui ricetta si tramanda di generazione in generazione e ogni famiglia ha la sua: di base si inserisce grano germogliato, qui si aggiungono le noci.

Deve cuocere un giorno intero e alla fine sarà rappreso come una crema setosa, è considerato quasi il cioccolato dell’Uzbekistan. Toccherà aspettare, il papà di Olamgir, sempre con enorme gentilezza, lo porterà agli ospiti il giorno dopo fino a Samarcanda come una gustosa merenda.

Intanto è arrivato il momento di mangiare, ma c’è un’altra sorpresa. La piccola Charos, una delle due nipotine femmine, compie gli anni, otto per la precisione: ecco un’enorme torta a più strati con tanto di candela sopra e subito parte il coro di “tanti auguri”.

Charos, nel suo vestitino fuxia, sorride estasiata, poco dopo si mette a danzare con la sorellina più grande. Sicuramente non dimenticherà mai questo suo compleanno diverso, passato con persone che non parlano la sua lingua, che arrivano da molto lontano. Così come i visitatori difficilmente scorderanno questa giornata primaverile: la straordinaria accoglienza di questo popolo, e di questa famiglia, rimarrà per sempre nel cuore come i monumenti e il blu dell’Uzbekistan.

Info: MEGATOUR S.R.L.
4, Via Della Motomeccanica – 00071 Pomezia (RM) Tel: 06/97849016
https://www.karavan-travel.com/it/

In collaborazione con MEGATOUR S.R.L.
Foto di Sonia Anselmo

124 Condivisioni

One Response

  1. gabry 25 Marzo 2019

Lascia un messaggio