Cultura, Berlino da sempre culla dei fermenti artistici

Tutto ciò che fa cultura passa in anteprima per Berlino. Architettura, arte, design, letteratura, musica, teatro, moda, tendenze: qualsiasi cosa che sia oltre, fuori dai canoni, innovativo, è sempre stata anticipata da Berlino, nonostante i drammi della storia. Oggi che si festeggiano i trent’anni della caduta del Muro, questo essere all’avanguardia è sempre evidente.

La città è un cantiere continuo, con i vecchi stabili in rifacimento, le strutture moderne che rielaborano palazzi, musei, centri dedicati alla cultura o allo shopping, con un nuovo aeroporto in costruzione, mentre la cupola di vetro del Reichtag, inserita nel 1999 da Norman Foster, e le vetrate del complesso del Palazzo della Cancelleria, chiamato dai berlinesi “lavatrice federale”, brillano al sole.

All’indomani del disfacimento del Muro, la Porta di Brandenburgo era un cattedrale nel deserto, nella terra di nessuno tra le due metà di Berlino, un simbolo e nient’altro. Ora intorno ci sono alberghi di lusso e sedi di ambasciate, in un piazzale che vede ogni evento passare da qui, che siano i festeggiamenti per un matrimonio, un incontro politico o il Festival delle Luci che si è svolto a ottobre.

I monumenti storici, dal Duomo all’isola dei Musei, alle piazze su Unter den Linden, il viale icona di Berlino, sono stati illuminati in un tripudio di immagini e colori per alcune sere.

Ma è stato lo spettacolo di suoni e luci proiettato sulla Porta di Brandenburgo a commuovere ed emozionare con i filmati e le foto di repertorio condite con i ricordi vividi di ciò che è stato il Muro, Kennedy che dice “sono anch’io berlinese”, il presidente Reagan che chiede a mister Gorbaciov di abbatterlo, i giovani che ci salgono sopra finalmente liberi, la Trabant, l’auto dell’est, che sfonda il cemento.

Solo poche istantanee di una Berlino sempre in movimento, sempre in rinnovazione, sempre d’avanguardia, sempre legata alla cultura.

Berlino è anche questo, commemorare un evento storico che ha scosso il mondo in maniera leggiadra, moderna e simbolica.

La città è una culla ideale di fermenti artistici di ogni genere sin dagli anni Venti del Novecento: nel periodo che va dalla fine della Grande Guerra all’inizio della Grande Depressione del 1929 l’espansione industriale è unita a un insaziabile desiderio di modernità, mentre la capitale diventa la Grande Berlino, centro gravitazionale europeo per artisti e creativi.

All’avanguardia e sempre più anticonformista, Berlino fiorisce grazie alla cultura: nei suoi caffè come il Romanische Café sul Kurfurstendamm, si incontrano regolarmente Bertold Brecht, Otto Dix e Max Lieberman, e nei club e teatri si anima la vita notturna, molto tollerante e aperta a tutto.

Il Kurfurstendamm, lungo 3,5 chilometri, poi arteria principale ed elegante della Berlino Ovest, esistente già nel Cinquecento, fu ridisegnato dal cancelliere Otto Bismarck nel tardo Ottocento, proprio per replicare gli Champs Élysées di Parigi.

Sede di negozi di lusso e marchi internazionali, è la strada dello shopping di Berlino, con al centro la chiesa
bombardata Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, ricostruita solo in parte negli anni Sessanta, mentre il campanile e la
torre, oggi museo, sono stati lasciati ad eterna memoria della guerra.

Il viale è stato centro della vita della cultura della capitale tedesca, con caffè letterari, gallerie d’arte, teatri di varietà, ristoranti, circhi e sale da ballo, rendendolo una zona vivace e d’avanguardia per lo scorso secolo, mentre gli edifici nelle strade limitrofe hanno assorbito le differenze di stile architettonico. (www.kurfuerstendamm.de)

All’imbocco del Ku’damm, come è affettuosamente chiamato, dà il benvenuto un enorme orsetto luminoso: questo animale, simbolo di Berlino già nel nome, è una caratteristica della città, un indizio di colore, grandi statue di mille tinte spuntano ovunque, davanti ai negozi, nelle piazze, negli angoli, per rallegrare i visitatori.

Dall’altra parte del viale, un po’ alle spalle, lo Zoo e la famosa Bahnhof Zoo, in passato l’unica grande stazione ferroviaria di Berlino Ovest. Subito vengono in mente un libro e un film che hanno fatto storia negli anni Settanta, con le sue vicende di droga, prostituzione e disagio, “Christiane F e i ragazzi dello Zoo
di Berlino”, anche quello un segno dei tempi.

Colonna sonora del film sono state le canzoni di David Bowie. Proprio in quegli anni l’artista visse a Berlino e compose molti capolavori qui, come “Heroes”, così legata alla città. La scrisse guardando quello che era il Muro
da una finestra degli Hansa Studio, gli studi di registrazione che hanno visto passare il gotha del rock, dalle parti dell’odierna Potsdamer Platz.

Bowie è vissuto a Berlino tre anni, insieme a Iggy Pop, e oggi si può anche fare un tour sulle loro orme. Ma non solo, agli Hansa Studio incisero anche Depeche Mode e U2. Molte zone di Berlino sono finite nei loro video, in un gioco di riconoscimento di luoghi.

Rock, sì, ma anche la techo degli anni Novanta del Novecento ha avuto in città un trionfo in anteprima e avanguardia. I Berlinesi ricordano ancora, negli anni subito dopo la caduta del Muro, i molti edifici abbandonati che furono trasformati in discoteche. Come Boros Foundation, ex bunker che porta ancora i segni delle bombe sulle pareti ed è oggi una galleria d’arte moderna, a conferma che a Berlino tutto si evolve verso l’avanguardia e la cultura.

Non solo la musica, anche l’architettura è un segno dell’avanguardia culturale di Berlino. Se, negli anni Cinquanta e Sessanta, nella parte Est si costruivano palazzi di ispirazione sovietica, in quella Ovest è rimasto un intero quartiere edificato da architetti del Bauhaus, il movimento creativo che compie 100 anni nel 2019, e loro discepoli.

Tutta la capitale però è in continuo fermento, con una molteplicità di stili che si uniscono all’antico, che
lo rimodellano, che cambiano il volto di Berlino. Come Alexander Platz, che è stata completamente trasformata negli ultimi trent’anni: un tempo spazio per le parate filo sovietiche, oggi un centro vitale di luci e negozi, con la piccola Marienkirche, di fine Duecento, la chiesa più antica di Berlino.

I cantieri proseguono alacremente su Unter den Linden, la famosa arteria con i tigli che va da Alexander Platz alla Porta di Brandenburgo, tracciando un segno nella Storia di Berlino: oggi stanno costruendo una nuova linea di metropolitana, ma non mancano, neppure nelle strade limitrofe, i tanti esempi di architettura moderna e contemporanea.

Passeggiando sul viale, si passa dal Duomo e dall’isola dei Musei, con i suoi nuovi edifici come quello
dedicato alla Storia Tedesca, al rifacimento del vecchio Castello, alla Germanmarkt, alla Bebelplatz,
recentemente restaurata con la chiesa di Santa Edwige e la vecchia Biblioteca, di fronte l’antica Università.

Davanti ad esse una lastra trasparente dove affacciarsi e vedere scavati nella terra alcuni scaffali vuoti.
Sono a memento del fatto che proprio qui i nazisti bruciarono tutti i libri della vicina Biblioteca in un rogo
del 1933 che fu il primo marcato segno di censura e regime. Paradossalmente nella piazza dove avvenne il
falò terrificante, vivono oggi la cultura e l’avanguardia.

Info www.visitberlin.de www.germany.travel

Foto www.visitberlin.de, Sonia Anselmo, dreamstime.com

In collaborazione con www.germany.travel

Articoli correlati:
https://www.latitudinex.com/pensieri-in-viaggio/david-bowie-e-berlino-un-legame.html
https://www.latitudinex.com/europa/architettura-davanguardia-berlino.html

37 Condivisioni

Lascia un messaggio