Moorea, l’isola selvaggia dove il tempo si è fermato

La nuvola non sembra mai lasciare la cima. Moorea, dominata com’è dalle montagne, ex vulcani spenti, è come molte altre isole simili, costretta a vivere con una nube grigia foriera di pioggia. In qualche modo si spiega così quanto sia verde.

Arrivando al porto, poco più che un molo con una piccola costruzione, con il traghetto che fa la spola
da Papeete e Tahiti, uno si aspetta tutte le variazioni di turchese tipiche dell’acqua della Polinesia francese,
e invece ci si trova davanti ad ogni sfumatura di verde.

Non che l’oceano non sia blu, le spiagge bianche, la barriera corallina piena di pesci multicolore, le palme in riva: c’è tutto ma anche di più a Moorea. Più selvaggia di Tahiti e meno sofisticata di Bora Bora, è un incanto che strega subito il visitatore alla ricerca della bellezza polinesiana, ma anche di qualcosa di diverso dal cliché da cartolina.

Già il primo impatto al porto, con le bancarelle che vendono la frutta e le costruzioni spartane, Moorea ha qualcosa di più rustico, primitivo e incontaminato. Chissà cosa deve aver pensato James Cook quando
la scoprì, insieme alle isole consorelle chiamate della Società. Sicuramente, a parte l’intervento della
civilizzazione basilare, le strade, l’illuminazione, Moorea dal Settecento ad oggi non deve essere molto cambiata.

Il capitano inglese ha dato il nome ad una delle due spettacolari baie che la caratterizzano insieme alla catena di otto montagne che domina il tutto. Una forma curiosa che ha stuzzicato la fantasia degli indigeni, che narrano un’antica leggenda che riguarda il nome della loro isola: in lingua locale significa, infatti, “lucertola gialla”, perché fu proprio una lucertola gigantesca gialla a creare con la sua coda le baie di Cook e di Opunohu.

Un’escursione fino al Belvedere è d’obbligo per ammirare le scenografiche baie e il Pacifico. Nel salire si ammirano le tante piantagioni di frutta tropicale, ananas soprattutto, e si può anche visitare qualche azienda per degustare i succhi e le marmellate particolari, come quelle con la papaya, la vaniglia o il tiare. Il piccolo fiore bianco, una specie di gardenia, viene usato ovunque, dalle decorazioni e profumazioni fino al cibo: il simbolo della Polinesia cresce spontaneo solo in questo arcipelago ed è facile incontrarlo nei giardini, ai bordi delle strade, nelle aiuole insieme agli ibiscus di tutte le tinte e grandezze.

Moorea, con la sua lussureggiante vegetazione, sembra il regno ideale per ammirare la flora e non mancano gli spettacolari uccelli del paradiso. Per gli sportivi di ogni età ci sono molti sentieri da trekking al Tiki Parc, al centro dell’isola, e si può andare a vedere le numerose cascate. Si può visitare anche un sito archeologico di Marae, antiche pietre scolpite e piccoli altari per riti sacri: la Polinesia fu infatti culla della civiltà Maohi, fatta di audaci navigatori che con la sola conoscenza dei venti, delle correnti e delle stelle viaggiarono nel Pacifico tra il 500 avanti Cristo e il 500 dopo Cristo. Questi resti archeologici sono circondati dalla foresta e fanno apprezzare ancora di più il lato più selvaggio di Moorea.

Immergersi nella natura qui è essenziale. Anche le gite in barca nelle baie rivelano incontri inaspettati: con i
delfini o con le balene, che si possono osservare da agosto ad ottobre e vengono a rifugiarsi nella baia. Un’altra emozione indelebile è fare il bagno con le razze, che qui chiamano anche gatti di mare, perché amano farsi accarezzare il dorso. Non manca la possibilità di fare snorkeling o immersioni e di entrare in contatto con i pesci della barriera corallina o le tartarughe marine.

Tutte queste attività si possono fare con alcune escursioni locali, compresa quella ai “motu”, i piccoli atolli della laguna, che regalano la sensazione di essere in paradiso. Il mare cristallino, che si tinge di turchese, è da vivere intensamente dall’acqua, anche perché Temae Beach è l’unica spiaggia da cartolina, lunga e bianca con le palme fino in riva. Per il resto Moorea è selvaggia anche qui. D’altronde è questo il suo fascino eterno.

Info: www.tahititourisme.it
Foto di Sonia Anselmo

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