Il vento è forte e costante. Arriva da Sud, dal canale di Cook. La popolazione di Wellington ci ha fatto l’abitudine e continua a fare jogging lungo il porto, andare in spiaggia e mangiare all’aperto. Il via vai di nubi è incessante. Prima c’è il sole poi minaccia pioggia. Le condizioni cambiano continuamente e in fretta. Anche questo fa parte del fascino che ti trasmette questa città.
I cargo entrano e escono dal porto, le gru di carico sono sempre in movimento, il traffico autostradale lungo le arterie che passano vicino alla darsena è continuo, ma leggero, non caotico. In fondo più che una città Wellington è una cittadina di circa 300 mila abitanti. Appena fuori dal centro, con palazzi vittoriani, il Parlamento e qualche nuova costruzione in acciaio e cemento, ci sono delle piccole spiagge, proprio a ridosso delle case. Alle spalle del distretto finanziario, invece, si trova il giardino botanico che ti fa dimenticare di essere in mezzo ad una città.
Le distanze sono ridotte. Per andare da una parte all’altra occorre circa mezzora di cammino. Un po’ più spostati lo stadio e la partenza dei traghetti per l’isola del Sud che sono comunque serviti da autobus e shuttle.
Pulita, ordinata, sicura, piena di ristoranti e caffè, come di negozi e alberghi, Wellington ti invita a rimanere più a lungo di quanto non ci si aspetterebbe da una città che ha sempre vissuto all’ombra di Auckland e che dimostra invece un carattere inaspettato e più “neozelandese”. Un posto in cui tornare, anche per scoprire i segreti del suo golfo e delle spiagge sulla costa Nord Ovest che gli abitanti dicono essere davvero belle e piene di vita.