Vizzini, nel borgo siciliano sulle orme di Giovanni Verga

Vizzini appare distesa su una collina, lungo le pendici del Monte Lauro (Iblei), come su un sofà. Un’attempata nobil donna che indossa i raffinati abiti di gioventù, ormai lisi e consunti, tra guizzi di seta e gioielli scintillanti.

A Vizzini è il panorama delle valli che la circondano ad entrare tra le case, che si intrufola nelle viuzze ripide e ci si inciampa negli squarci che si aprono all’improvviso sulle colline.

Giovanni Verga, del quale quest’anno ricorre il centenario della morte, nacque a pochi chilometri da Vizzini, nella tenuta di famiglia, a quei tempi la città godeva di ricchezza e era abitata da molte famiglie aristocratiche, ma il mondo stava cambiando e proprio questo equilibrio tra il vecchio e nuovo che ci arriva dalla sua opera.

Lo scrittore vizzinese fu esponente del “Verismo”, questo ce lo dicono a scuola, ma quanto fosse vero il suo universo letterario ce lo dice Vizzini. Verga era un acuto osservatore, i suoi racconti sono cronache che arricchiscono di memorie tangibili i luoghi e persino i volti dei suoi abitanti.

Il primo luogo da visitare è il Museo dell’Immaginario Verghiano, collocato nel Palazzo Trao-Ventimiglia, quello che squarcia la notte di Mastro Don Gesualdo. Dal Municipio basta salire la scalinata in maiolica per accedere al mondo di Giovanni Verga.

Lo scopo del Museo è quello di far conoscere il Giovanni Verga, come uomo del suo tempo: la sua storia personale, le frequentazioni salottiere e la sua passione per la fotografia. I suoi scatti ci testimoniano la sua intenzione di documentare la realtà, un Verga reporter che sa mantenere la poetica del suo scrivere..

Con lo stesso approccio verista, Verga curò la messa in scena della sua novella “Cavalleria Rusticana”, tanto che ai costumi preferì gli abiti veri dei contadini siciliani, che si fece spedire dal suo conterraneo e amico Luigi Capuana. Ben diverso fu per l’opera lirica tratta, a sua insaputa, dalla novella e musicata da Mascagni. L’autore siciliano per vedersi riconosciuti i diritti d’autore fece causa e la vinse contro la casa editrice Sonzogno.

Appena fuori Palazzo Trao, nella piccola piazza spicca la Chiesa di Sant’Agata, al suo interno la pala d’altare citata nel “Mastro Don Gesualdo”.

Le antiche dimore nobiliari dagli sbuffi barocchi ci sembrano compresse nelle strade contorte del centro storico, quello risorto dopo il devastante terremoto del 1693.
La più ampia testimonianza della Vizzini antecedente è data dal prospetto laterale della Chiesa Madre di San Gregorio Magno, che ancora oggi conserva un ricco portale in gotico catalano.
Come in “Mastro Don Gesualdo” San Gregorio Magno è il patrono cittadino.

Dirigendosi verso la panoramica Chiesa di San Giovanni Battista, si può percorrere Via di San Giovanni, forse una delle vie più interessanti, si fa notare il settecentesco Palazzo Càfici. Una facciata piena di movimento, dove le inferriate in ferro battuto dei balconi sono un pregevole capolavoro di maestria artigianale.

La Chiesa di San Giovanni Battista sembra penzolare sulla valle sottostante e allo stesso tempo, pur essendo posta nella parte bassa del centro, lo domina. Forse per la sua singolarità di essere così forte nello spazio circostante, che Verga la cita in “Jeli, il pastore” per la sua campana che “si udiva sin lassù”. Dell’edificio si hanno notizie fin dal XIII secolo, una sovrapposizioni di ricostruzioni che la rendono singolare fin dal suo esterno.

Tra tutti i luoghi verghiani, oltre a quelli citati, la Cunzeria è quello più noto, per la tragica fine di Cumpare Turiddu. La Cunzeria si trova a un paio di curve da Vizzini, ai piedi di una collina coperta da fichi d’india.

É stata un centro rilevante per la lavorazione del pellame. All’interno degli edifici sono visibili le grandi vasche per la concia, testimonianza di un’attività economica che ha segnato a lungo Vizzini.

Verga fa parlare un mondo rurale a tinte forti, un tempo scandito dalle stagioni e dalle feste religiose.

L’agricoltura è la principale attività economica, in particolare l’allevamento. Arrivando a Vizzini è frequente vedere mandrie e greggi al pascolo e talvolta può capitare di essere circondati da campane e campanacci. Il formaggio e la ricotta sono i prodotti di eccellenza.
Vicino a Palazzo Verga, il Caseificio Savoca emana effluvi di sapiente tradizione casearia, semplice, spartano come i suoi formaggi.

Vizzini, come altri centri delle aree interne soffre dello spopolamento, quindi è incoraggiante conoscere Biagio Salina, che ha lasciato l’Università per fare il casaro. Biagio ha preso in mano l’allevamento di famiglia per produzione latte e lo ha trasformato in caseificio. La qualità del formaggio nasce dal controllo personale e diretto di tutto il ciclo produttivo, dal pascolo alla stagionatura, con la mungitura a mano sorveglia costantemente la salute delle pecore.

Per degustare e acquistare i prodotti bisogna recarsi direttamente al Caseificio San Giuseppe, la scelta di mantenere una piccola produzione e dimensione a gestione familiare è un fattore imprescindibile per il risultato finale.

La produzione agricola come opportunità di sviluppo sociale è anche il punto di forza del progetto BeeDINI messo in atto da Officine Culturali e finanziato dalla Fondazione CON IL SUD che sta trasformando l’antico castello in spazi dedicati alla formazione ed economia sociale. In questo caso è il mondo delle api che fa da aggregatore di nuove tecnologie e conoscenze tradizionali.

Tra le infinite chiese di Vizzini, scale e case addossate, venditori occasionali di verdure e frutta, si respira un’aria limpida, indefinita, una luce mutevole fatta di vento che sa dove portarti.

Info: www.visitsicily.info
Visite guidate nei luoghi del Verismo: https://www.facebook.com/guidaturisticaabilitataregionesicilia

Foto di Maria Luisa Bruschetini e Archivio Ferla di Tristaino
Si ringrazia l’Archivio Ferla di Tristaino per la concessione di una foto d’epoca

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