Il turismo dei cammini è un viaggiare lento, per certi aspetti selettivo. L’esigenza di concludere la tappa, dosare le proprie energie, porta spesso ad attraversare i luoghi con la lentezza dell’andare ma tralasciando di fermarsi.
Quindi, a volte, tornare sui propri passi per cambiare lo sguardo è permettere a un territorio di esprimere la sua sinfonia.
La Via di Francesco propone un tracciato ispirato alla vita del Santo che allo stesso tempo ci conduce lungo il centro Italia.
Due sono le suddivisioni principali: la Via di Francesco del Nord con partenza da Firenze e Rimini con destinazione Assisi e la Via del sud con termine a Roma.
Nel Lazio si complica le varianti Salaria, Tiberina e altre come la Valle Santa.
Se lo scopo essenziale del cammino non è tanto arrivare alla meta ma la costruzione di un senso, la Via di Francesco Reatina è un’occasione da cogliere.
Conoscere portando attenzione e respirare per mantenere la connessione con il tempo e i luoghi, la vita di Francesco è il palpito che indica la strada.
Certo camminare in questi sentieri è un trattamento di benessere per l’animo, dedicarsi alla scoperta di castelli, palazzi, musei e sapori accende la curiosità di ritornare quanto prima in Sabina.
Francamente diciamocelo, abbiano un problema con il nostro lontano passato: i Romani. Talmente hanno riempito lo spazio con le loro opere e i libri con le loro imprese, da oscurare chi visse in quei luoghi prima di loro.
Erano geniali nell’amalgamare il meglio dalle varie popolazioni, probabilmente uno dei segreti della lunga durata dell’Impero.
Che ne sappiamo dei Sabini? A parte il ratto delle Sabine?
Il Museo Civico Archeologico della Sabina nel Palazzo Brancaleoni di Fara Sabina ci mostra quanto fossero raffinati, avevano un proprio alfabeto, trattenevano relazioni commerciali con luoghi lontani, confinanti con gli Etruschi con i quali condividevano il Tevere.
Il carro del Principe (seconda metà del VII sec. a.C.) in bronzo dorato è strabiliante. Di fattura medio-orientale faceva parte del corredo funebre di un defunto di alto rango. Anche qui la troppo consueta storia di tombaroli, traffici illeciti e per fortuna rientro a Fara Sabina.
Il panorama di Fara, che ci ruba lo sguardo, ne costituiva un punto di forza strategico.
Il toponimo è quasi sicuramente di origine longobarda, fu terra a lungo degli Orsini e dei Barberini poi.
Il castello medievale che domina il centro abitato nel 1678 fu trasformato dal Cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, nel convento delle Clarisse Eremite e ancora ospita una piccola comunità di monastica. Il Monastero, pur rimanendo di clausura, secondo la regola odierna, è un centro aperto al mondo con occasione di incontri, accoglienza con attività di foresteria.
Suor Barbara ci ha condotti nella visita dell’edificio. Non sono state tanto le sue parole a colpirmi ma il suo sorriso, il suo gesticolare lento e armonioso, mi ha infuso un senso di coerenza e stabilità, un abbraccio emotivo raro da provare.
Quando siamo arrivati al luogo più santo e sacro del monastero, l’energia di Suor Barbara contaminava di Vita anche le diciassette mummie. Con l’editto di Napoleone anche nel Monastero delle Clarisse di Fara Sabina furono rimossi i resti delle inumate all’interno della struttura. Accadde qualcosa di molto insolito. I corpi di diciassette sorelle si presentavano perfettamente mummificati per cause naturali.
Nel cristianesimo l’incorruttibilità del corpo è di per sé indice di santità, quindi da subito furono oggetto di forte devozione.
Da alcuni anni le mummie sono al centro di un’indagine scientifica. È stato confermato che la morte risale a circa metà del XVII sec. Che sia il primo nucleo di suore che avviarono la vita monastica a Fara Sabina e che sappiamo erano diciassette? Il processo di mummificazione è avvenuto in maniera spontanea, inoltre hanno trovato riscontro alcune informazioni sulla quotidianità della vita claustrale, come la dieta, la divisione dei compiti.
Un intreccio tra scienza e fede dai risultati imprevedibili.
La clausura odierna è molto cambiata dai tempi dell’istituzione del Monastero. Il Museo del Silenzio propone una breve esperienza per cercare di afferrare quella condizione. Una scelta, spesso imposta, dura da sostenere. L’unica forma di comunicazione era tramite una tavoletta con frasi già scritte che potevano essere collegate tra loro tramite delle cordicelle. Nel buio, osservando gli oggetti di una realtà dimentica del Mondo, mi rimbombavano nella testa le immagini del barocco romano, il fragore dei marmi e degli stucchi dorati. Un’esperienza intensa assolutamente da vivere.
Fara Sabina è soprattutto nota per l’Abbazia di Farfa, poco distante dal centro abitato.
L’abbazia benedettina fu fondata da un monaco venuto da oltre mare, distrutta dai longobardi e dagli stessi ricostruita, subì le invasioni barbariche, la devastazione da parte dei saraceni, rifondata da un monaco che raggiunge questi luoghi inseguendo una visione mariana. Di tutto porta le ferite, le onte e gli onori. Fu abbazia imperiale carolingia, arrivò a gestire un potere territoriale ed economico enorme, fino a controllare sette porti, tra i quali Ancona e Civitavecchia. Quando terminarono le lotte tra papato e impero, l’Abbazia si avviò in lento declino fino a entrare nelle disponibilità delle famiglie nobili che si susseguirono nel controllo della zona.
L’intera vicenda dell’Abbazia è rappresentata nell’installazione di Emanuele Luzzati situata all’interno del monastero.
Camminando sulla via di Francesco attraverso la Sabina è costante un profondo senso di equilibrio, di connessione tra l’operato dell’uomo e la Natura. Che sia questo il segreto invisibile che rende speciale l’olio sabino?
La visita al Museo dell’Olio a Castelnuovo di Farfa conferma questa integrazione antica.
Grande madrina del Museo è stata l’artista Maria Lai che ha trasformato l’olio in una riflessione artistica. Collocato nel Palazzo Perelli unisce un frantoio del XVIII secolo a opere di arte contemporanea.
La linea di lettura del Museo oscilla tra didattica, provocazione e poetica. Le opere di Marina Lai, Hidetoshi Nagasawa o Gianandrea Gazzola rompono lo schema della banalità.
Proprio a fianco del Museo dell’Olio si può visitare Il Palazzo Salustri – Galli.
Realizzato a metà del XVII Sec. per la sua costruzione fu necessario un’operazione di speculazione edilizia, acquisendo man mano abitazioni, laboratori artigianali e questo si riflette nella struttura.
Il Palazzo, ancora abitato, fu concepito come il centro della proprietà agricola, quindi in basso erano collocati gli spazi produttivi, magazzini, poi il piano nobile, quello a oggi aperto al pubblico. In alto gli alloggi del personale di servizio.
I suoi giardini all’italiana si aprono come una elegante terrazza sulla valle sottostante.
Elemento imprescindibile del paesaggio sabino è l’Olivo. La Sabina è stata la prima DOP italiana nel 1992.
La certificazione dell’olio prevede l’adesione a un disciplinare di coltivazione e l’analisi del prodotto a due vie.
Un’analisi chimica e una sensoriale. A Castelnuovo ha sede un panel. Un gruppo di assaggiatori esperti si riuniscono e seguendo una rigorosa procedura valutano l’olio. Dopo aver parlato con assaggiatore del panel, ho l’impressione di non aver mai conosciuto veramente l’olio extravergine di oliva, da oggi sarò più attenta.
Per rispettare la tradizione bisogna rinnovare. Questo è la visione dell’Azienda Agricola Saporito a Castelnuovo di Farfa. La qualità inizia nell’oliveto. Le olive vengono frante direttamente in azienda. Il frantoio è un sistema integrato di tradizione e tecnologia. Capace di trasformare i noccioli delle olive, da materiale di scarto a combustibile adatto a sostituire il pellet. Inoltre la gamma di prodotti comprende salse, creme spalmabile, olii aromatizzati, che vero mirano ad allargare la commercializzazione, ma allo stesso tempo creano i presupposti per comprendere più affondo le potenzialità dell’olio di oliva.
La Valle Santa Reatina rappresenta l’essenza della Via di Francesco. Una variante ad anello del percorso tocca i quattro santuari importanti nella vita di Francesco: Poggio Bustone, La Foresta, Greccio, Fonte Colombo, potremmo definirli luoghi sanfrancescani, perché qui il Santo visse momenti importanti della sua vita.
Non dimenticarsi di Cantalice e il suo Santo umile. Se il gesto di rottura di Francesco fu quello di deporre il suo stato di ricco per scegliere la povertà, San Felice da Cantalice (1515 – 1587) fu il Santo delle persone umili. Figlio di contadini, lavorò come bracciante fino all’età di ventotto anni, quando entrò nei frati cappuccini. Operò come frate questuante. La sua iconografia è spesso segnata dalla presenza di bambini, perché proprio sui più piccoli furono compite guarigioni miracolose. In un mondo rurale segnato da una profonda precarietà, i prodigi di San Felice hanno un portato di speranza concreta. Come il Miracolo dell’acqua quando durante una dura siccità fece sgorgare una potente fonte sul fianco della montagna.
La fonte è ancora attiva, all’esterno del Santuario Di San Felice all’acqua, poco distante da Cantalice.
Dove sorgeva la casa natale di San Felice è stata edificata la chiesa a lui dedicata, da qui si coglie la dolcezza della valle e abbassando lo sguardo la strada del borgo che scivola tra le case come un nastro di pietra.
A pochi chilometri da Cantalice è il Santuario di Santa Maria de La Foresta dove Francesco fece manifesta la Provvidenza. Il Santo si era ritirato in questo luogo per pregare e prepararsi a un intervento chirurgico che si preannunciava doloroso e incerto. Molti erano i fedeli che andavano a rendergli omaggio. Il parroco che ospitava Francesco era preoccupato che i pellegrini approfittassero più del dovuto della sua vigna, unico mezzo di sostentamento. Francesco gli chiese di avere fede nella Provvidenza, se avesse accolto i fedeli con gioia, la vigna lo avrebbe ricompensato. Così fu. il vino fu il doppio del consueto.
Ancora oggi nel santuario accoglienza e provvidenza si incontrano grazie alla Comunità di Mondo X.
Qui il viandante, sia pellegrino o semplicemente in cerca di un angolo di Umanità trova accoglienza, condivisione di vita.
Un’intensa pioggia ha fermato il tempo, offrendoci la possibilità dell’incontro con alcuni giovani stranieri.
Notte di Natale 1223 a Greccio va in scena l’evento destinato a toccare il cuore delle persone per secoli: Francesco crea il primo Presepe. Un’idea straordinaria che capace di originare un contatto intimo tra il divino e l’umano. Quanto ancora sia potente basta visitare la mostra permanente di presepi provenienti da tutto il mondo presente al Santuario di Greccio.
Collocato su una terrazza di pietra, l’attuale edificio è stato ampliato per accogliere i pellegrini.
Della struttura originaria è visitabile la grotta del primo presepe, la cella di Francesco è il primo nucleo dell’eremo, poco più di un anfratto nel fianco della montagna, quelli che furono i successivi ampliamenti.
Chi sceglie di percorrere un cammino è mosso da motivazioni diverse, quello che rimane indiscusso è la centralità del territorio. Sia per il camminatore sia per chi lo abita.
Un tracciato che si snoda per luoghi lontani dai grandi centri ha bisogno di essere coltivato, curato, mantenuto, azioni che richiedono conoscenza e passione. Un lavoro prezioso e insostituibile svolto da volontari locali. Basta pensare alla segnaletica, ci sono persone folli che la manomettono.
La Rete Associativa della Via di Francesco Lazio è un esempio che genera fiducia nel genere umano, di questi tempi non è poco.
Scegliere di andare per cammini è riconoscere il valore di lavoro fatto dal basso, anche per questo il turismo lento dei cammini è un modo di viaggiare rispettoso dell’ambiente.
Dove mangiare
Bar Ristorante La Taverna del Monaco. All’interno dell’Abbazia di Farfa, con i tavoli nell’agrumeto dell’orto, l’abbondante rilassatezza del pranzo domenicale è servita. I sapori e il luogo sono una seduzione alla quale è rassicurante abbandonarsi.
Ristorante La pannocchia (Cantalice – Ri) Cosa c’è di più avvilente da chiedere a un ristoratore? Velocità e cibo leggero. Obiettivo centrato con piatti leggeri e carichi di gusto.
La semplicità come espressione della conoscenza delle materie prime e del territorio.
Info:
www.italia.it
www.viadifrancescolazio.it
Foto Maria Luisa Bruschetini
In collaborazione con Enit Italia
Articoli correlati:
https://www.latitudinex.com/italia/natale-ad-assisi-ottocento-anni-di-spiritualita-e-magia.html
https://www.latitudinex.com/italia/spoleto-cuore-antico-e-suggestivo-dellumbria.html
https://www.latitudinex.com/italia/ferentino-dove-le-pietre-raccontano-la-storia.html
https://www.latitudinex.com/avventura/strada-facendo-sulla-via-francigena-parte-i.html