Venezia misteriosa tra leggende, fantasmi e nebbia

Quando la nebbia avvolge piazza San Marco, i canali, le calli e i campi, l’anima della Venezia misteriosa sembra emergere dalle acque. In questa atmosfera grigia, quasi lanuginosa e apparentemente tetra, sembra quasi veder transitare sotto i portici o sopra i ponti ombre del passato, i fantasmi e i personaggi che hanno vissuto in laguna.

Venezia misteriosa è facile da cogliere, sotto la bellezza inebriante, sotto lo spettacolo delle sua unicità, sotto gli occhi ammantati di meraviglia. E’ nei piccoli dettagli, nelle storie che emergono da una facciata di un palazzo, da antiche leggende tramandate, da spiragli di magie quotidiane, da ricordi di suggestioni di epoche in cui non c’era l’energia elettrica a illuminare i lampioni e la nebbia.

Venezia misteriosa è un modo diverso, una prospettiva insolita, che si affaccia sui canali. E’ l’idea di un Giacomo Casanova che corre rapido tra le calli, di un Tintoretto che si ispira ad un particolare, di un Marco Polo carico di merci esotiche, di dame eleganti con crinoline e parrucche, di nobili avvolti in mantelli neri, dogi, commercianti.

Venezia misteriosa è ovunque, basta cercarla. Come nella chiesa di Santa Maria Maddalena, un tempietto trascurato spesso dai visitatori, eppure è lì, in un angolo affacciato sull’acqua, sulla strada di Cannaregio che porta a San Marco, nascosta dai negozi di souvenir.

Fu costruita seguendo le dottrine della massoneria, che a Venezia aveva una potente loggia già nel XVIII secolo, di cui facevano parte Casanova e i Baffo. Fu questa ricca famiglia ad affidare
all’architetto Tommaso Temanza, anche lui un confratello, un edificio circolare di stile neoclassico.

Quello che colpisce, in questa chiesa dedicata a Maria Maddalena, considerata dalla Massoneria un simbolo di sapienza, è l’architrave della porta esterna con un occhio inscritto in un cerchio e in una piramide e la scritta “sapienza edificavit sibi domun”.

All’interno, se fosse possibile entrare visto che è sempre chiusa, la chiesa custodisce altri simboli, come la stessa tomba dell’architetto adornata da una riga e un compasso, emblemi importanti per i confratelli considerati “muratori”. La chiesa sta lì sotto gli occhi dei passanti, eppure pochi sembrano accorgersi di questi dettagli esoterici.

Continuando la passeggiata verso San Marco si notano altri particolari della Venezia misteriosa.
Ad esempio le colonne in fondo alla piazza, quella con il leone alato e quella di San Todaro con il drago, poste lì a protezione della città.

In granito e marmo rosa, segnano l’entrata in città dall’acqua e secondo Francesco Sansovino vennero portate da Costantinopoli nella seconda metà del XII secolo ed erano tre: la terza sarebbe scivolata nella laguna durante le operazioni di sbarco e si sarebbe inabissata, secondo la leggenda, è ancora lì che attende di essere recuperata.

La storia tramanda anche le difficoltà per porle in verticale, a causa della tecnologia
del periodo, poco adatta al peso eccessivo e alla grandezza. Le colonne rimasero a terra per parecchio tempo, fino al 1172 quando fu trovato un metodo ingegnoso per tendere le corde che servivano da tiranti.

All’epoca questa era zona franca, si svolgeva il gioco d’azzardo ai piedi delle colonne, in epoca medievale e rinascimentale c’erano botteghe in legno, mentre nello spazio tra le due c’era
il patibolo: ancora oggi i veneziani più superstizioni non passano tra le colonne, per non attirarsi i cattivi auspici.

Lo stesso Palazzo Ducale è una parte integrante della Venezia misteriosa, se non fosse solo per le brame di potere dei dogi, per le suppliche dei condannati e per i famosi lamenti di coloro che venivano portati in carcere passando sullo stretto percorso interno al Ponte dei Sospiri.

Il palazzo sarebbe anche infestato da fantasmi, che a volte si aggirano nei corridoi e nel loggiato. Già una visita nelle prigioni mette i brividi, con le celle sotto il livello dell’acqua nei Pozzi, la sala della tortura, i Piombi, ovvero le le carceri al piano superiore, per i reclusi di reati meno gravi.

Molti nobili edifici sul Canal Grande offrono materiale per gli appassionati della Venezia misteriosa. Come il famoso Palazzo Grassi, oggi sede del museo d’arte contemporanea, che sarebbe abitato dallo spettro di una fanciulla che si sarebbe gettata da uno dei balconi del cortile interno dopo aver subito violenza.

Un altro fantasma della Venezia misteriosa si trova ai giardini della biennale, accanto alla statua di Garibaldi: fece un’apparizione nel 1921, si tratterebbe di un soldato che aveva giurato di guardare le spalle al suo comandante anche da morto, così i veneziani decisero di costruire una scultura proprio dietro l’Eroe e da quel giorno lo spettro sparì.

Ma il luogo più celebre infestato della Venezia misteriosa rimane il Casino degli Spiriti, proprio di fronte all’isola di San Michele, il cimitero della città. Si trova a Cannaregio, fu costruito dalla famiglia Contarini, proprietaria del Palazzo un tempo adibito Ospedale della Misericordia, per ospitare letterari ed artisti.

Proprio ad uno di essi è legata la leggenda: Luzzo era un pittore innamorato di Cecilia, una delle amanti del collega Giorgione. La ragazza lo respinse più volte finché egli le disse che si sarebbe tolto la vita: così fece, gettandosi dal casino. Da allora la sua anima in pena si sente
ululare nella notte.

Non solo, ci sarebbero con lui altri fantasmi, coloro che morirono di peste all’Ospedale, oltre alle streghe che qui si danno appuntamento. Tutta quest’atmosfera da brividi è dovuta al rumore del vento e della risacca della laguna che si infrangono sui piloni della costruzione mentre le luci delle barche brillano ad intermittenza nelle tempeste.

Cannaregio ha altri palazzi legati alla Venezia misteriosa. Come palazzo Mastelli, detto del Cammello, per il fregio che ritrae uno di questi animali: qui sarebbero vissuti tre fratelli orientali dalla pelle scura che erano mercanti taccagni un po’ truffaldini. La leggenda vuole che una signora, che era stata imbrogliata, scagliò una maledizione: i tre vennero trasformati in statue di pietra e messi in una nicchia su un edificio del campo di fronte al palazzo, in modo che tutti potessero vederli. Sono ancora oggi lì, in Campo dei Mori.

Proprio girato l’angolo si trova la casa dove visse Tintoretto, che ebbe a che fare con una strega che voleva rubare l’anima alla sua adorata figlia Marietta, offrendole alcuni frutti. Il pittore non si fece ingannare, fece attirare la vecchia in casa sua e appena entrata, la colpì alle spalle con un bastone: questa scappò attraverso il muro, lasciando un enorme buco, che poi Tintoretto ricoprì con un alto rilievo raffigurante Ercole e la clava.

Poco oltre, sul Canal Grande, c’è un altro palazzo famoso per la Venezia misteriosa. Si tratta del quattrocentesco Ca’ Dario che si porta dietro una lunga scia di superstizione e inquietanti coincidenze: la vita di tutti i suoi proprietari o inquilini venne colpita da tragici avvenimenti,
sin da quando l’erede della famiglia Dario si uccise per un tracollo finanziario nel Settecento. Pare che il palazzo maledetto, oggi disabitato forse per scaramanzia, sia sorto su un cimitero di cavalieri templari: ovviamente le sale sarebbero infestate dai loro fantasmi.

Un altro palazzo arricchisce la fama della Venezia misteriosa: è quello di Ca’ Mocenigo, oggi centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo, a Santa Croce. Addirittura lo spettro è un personaggio illustre, Giordano Bruno.

Appassionato di occulto e magia, fu ospite della famiglia Mocenigo a fine Cinquecento con la speranza che migliorasse le loro capacità esoteriche. Ciò non avvenne, così per ripicca denunciarono Bruno alle autorità veneziane per eresia, venne arrestato e portato a Roma, dove finì
al rogo. Da allora il suo fantasma aleggia nel palazzo, giocando con rubinetti e tubature, alla ricerca dell’acqua che avrebbe potuto spegnere le fiamme che provocarono la sua morte. Si racconta che fu pure avvistato da anziane signore affacciato alla finestra della stanza che l’ospitò. Un’altra leggenda che ben si adegua alla Venezia misteriosa, città ricca di fascino, suggestione e simbolismo.

Info: www.veneziaunica.it

Foto Sonia Anselmo, dreamstime.com, pixabay

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