Vallombrosa, l’abbazia tra i boschi vicino Firenze

Vallombrosa, nel comune di Reggello, a meno di un’ora da Firenze è montagna, con boschi densi e aria fine. È la solennità dei suoi alberi a rendere avvolgente località, nota per l’Abbazia e per l’arboreto.

Tra le verdi insenature si annida l’Abbazia centro propulsivo dell’ordine dei monaci Vallombrosani. Da quando San Giovanni Gualberto fondò l’ordine (1039) questo si diffuse e ramificò in Toscana, così tanto che si giunse a dire che da qualunque Abbazia Vallombrosana partisse un suo monaco sarebbe potuto arrivare a Firenze senza uscire, o quasi, dai possedimenti dell’Ordine.

Una rete reale intorno a Firenze, un continuo intrecciarsi di relazione tra i poteri toscani e papali.

L’edificazione dell’Abbazia di Vallombrosa, tra rifacimenti e ammodernamenti è proseguita nel corso dei secoli. L’ultimo intervento risale a circa metà del ‘700.

Tra i Vallombrosani illustri si annoverano botanici, astronomi, studiosi di varie discipline scientifiche, anche Galileo Galilei fu qui novizio.

Non meraviglia che tra le mura di questa abbazia protetta dai boschi si trovassero opere del Perugino, Ghirlandaio, un patrimonio artistico ricco che è andato pressoché disperso con la soppressione dell’ordine da parte di Napoleone.

Basti pensare ai capolavori nelle Chiese vallombrosane di Santa Trinità e a Santa Felicita a Firenze.

La visita al complesso edificio religioso di Vallombrosa si snoda tra ambienti che si susseguono, tra luci e ombre, colori e rigore, un continuo cambio di sensazioni fisiche ed emotive.

Lungo il chiostro si aprono due ambienti fondamentali per la vita monastica: la sala capitolare e il refettorio dove il pasto si consumava in silenzio ascoltando le letture sacre.

Vicino al refettorio, la cucina con l’enorme camino ottagonale, che si piazza al quarto posto tra i camini più grandi di Italia. Una vera fucina gastronomica. Ci dà idea del movimento che ci fosse nella quotidianità. Di lato il frigorifero, uno stipetto ricavato nelle mura dove veniva pressa la neve. La temperatura veniva tenuta bassa grazie al passaggio dell’acqua.

Il piccolo museo di arte sacra annesso all’Abbazia di Vallombrosa, l’ingresso è sul lato esterno sinistro, offre delle delizie. Una grande pala del Ghirlandaio con la Madonna con il Bambino e i Santi Biagio, Gualberto, Benedetto e Antonio Abate colpisce subito il visitatore.

Due curiosità sui paramenti, i ricchi fili del ricamo intrecciano storie. L’ultimo restauro del piviale ci ha rivelato un indizio. La restauratrice aveva intuito che i tondi posti come ornamento erano insoliti, alla fine fu deciso di toglierne uno.

Sotto apparve lo stemma dei Medici. Altri sono i riferimenti alla casata fiorentina erano ricamati e lasciati scoperti nel paramento, forse questo fu celato perché troppo palese. È possibile che lo stemma venne nascosto durante l’esilio dei Medici?

A osservare la complessità delle scene realizzate in punta di ago e filo, non si può considerare il ricamo un’arte minore.

I paramenti costituiscono una tavola sinottica. In un “quadro” viene rappresentata la consegna del Reliquario del braccio di San Gualberto. Oggetto di straordinaria fattura che si trova ora esposto a nello stesso museo e che sappiamo datato 1500.

Spesso gli artefici delle opere artistiche erano i monaci stessi di Vallombrosa. Come Enrico Hugford, (XVIII Sec) che ha ottenuto risultati insuperabili con la tecnica della scagliola. Quadri dai colori tenui e luminosi, perfettamente levigati, è difficile accettare che siano realizzati con polvere e pigmenti.

L’Arboreto è un santuario verde, l’accesso è a due passi dall’Abbazia di Vallombrosa. Nel 1870 Adolfo di Bérenger, primo direttore del Regio istituto forestale, iniziò la realizzazione di questo spazio sperimentale. L’intento era quello di osservare l’adattamento di piante provenienti da condizioni climatiche simili, ma da luoghi anche lontani.

L’arboreto che conta 5.000 esemplari e oltre 700 specie arboree è un vero archivio verde,
che illustra anche come sia cambiato l’approccio scientifico, da trovare soluzioni allogene alla protezione della biodiversità.

Vallombrosa ha un rapporto forte con il Carabiniere Forestale, il fatto che San Giovanni Gualberto sia il patrono dei forestali e silvicultori suggella questo legame.

Vallombrosa e la contigua località Il Saltino sono un tutt’uno, centri discontinui nel bosco-giardino. Due anime diverse, Vallombrosa più naturalistica e spirituale, Il Saltino più mondano, infatti qui si concentrano la maggior parte delle strutture sorte nell’epoca d’oro del turismo climatico. Villini privati, gli alberghi dai nomi che sanno di cipria e chiffon, come la Croce di Savoia, Hotel Moderno e l’ immancabile Grand Hotel.

Nella Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa si incontrano il Cammino d Francesco, quello di Dante e la Via Ghibellina.

Tante sono le possibilità di escursioni. Per un percorso quasi trekking-urbano-silvestre si può partire da Il Saltino raggiungere seguendo la strada principale l’Abbazia di Vallombrosa e costeggiandola sul lato sinistro, seguire l’itinerario delle cappelle fino al Paradisino.

L’ultimo tratto, da dietro l’Abbazia, la strada si inerpica, i gradoni facilitano la salita, il verde silenzioso è segnato dalle cappelle dei monaci eremiti. Lungo la salita si incontra il Faggio Santo che offrì riparo a San G. Gualberto.

Gli alberi fitti tagliano la vista, una volta giunti al Paradisino lo sguardo si tuffa sulla valle e l’Abbazia sottostante. Un respiro che nutre.

Vengono le vertigini a guardare i due alberi giganti più alti d’Italia, superano la torre di Pisa. I due giganti verdi ci aspettano poco dopo il Percorso del Metato, lungo l’itinerario detto appunto dei Giganti. La passeggiata è piacevole, le rigorose abetine, pressocché monocromatiche, si alternano alle foglie accese di autunno e la calma dei faggi.

Per dormire

Grand Hotel Vallombrosa (apertura stagionale da maggio ottobre)
Una grande struttura che si nota anche dal fondo valle, per la sua posizione panoramica, fu inaugurato nel 1892 e ricostruito a seguito nel 1903. Evento ricordato dal soffitto floreale dell’ingresso. Si avverte un fascino insolito che lo avvolge, come il grande parco esterno. Il relax ha nuovi fruitori, così l’hotel accogli gruppi di meditazione, professionisti in modalità “da remoto”.

Hotel Rifugio La Foresta: proprio di fronte all’Abbazia di Vallombrosa, di recente inaugurazione, aperto tutto l’anno. L’intento di essere un punto di riferimento per turismo green o chiunque voglia godersi Vallombrosa fuori stagione, anche con servizio bar e ristorante. www.hotelrifugiolaforesta.com/

Info:

Visite all’Abbazia e Museo di Arte Sacra
infomonaci@gmail.com
Tel: 055.86.22.51
Visita all’Arboreto
Tel: 055 862020

Foto Maria Luisa Bruschetini

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