Tre Fontane, l’abbazia medievale di Roma

Fa sempre fresco nel bosco di eucalipti, lontano dal traffico della via Laurentina e di Roma. L’abbazia delle Tre Fontane è un’oasi nel caos cittadino, un angolo contemplativo e rilassante che con l’estate torrida aiuta a riprendere fiato.

Sembra un mondo a se stante, un universo spirituale e mistico immerso nel verde, dove la pace regna sovrana. Appena percorsa la strada, un po’ nascosta, che porta all’abbazia delle Tre Fontane, con una statua di San Benedetto e la dicitura della sua regola, si dimenticano i problemi quotidiani e si viene ammantati dalla tranquillità monastica.

Secondo la tradizione, questo è il luogo, vicino l’antica via Laurentina, dove il 29 giugno del
67 d.C. venne decapitato san Paolo, la sua testa rotolando fece sgorgare dal terreno tre sorgenti, le tre fontane del nome. In passato, esisteva anche un percorso per i pellegrini che portava dal luogo della morte a quello del sepolcro del Santo, ovvero la basilica di San Paolo fuori le Mura.

La zona intorno all’abbazia delle Tre Fontane era detta anticamente delle Acque Salvie: per lungo tempo, qui c’era una grande palude che costrinse i monaci che vivevano negli edifici a dover andare via, per non ammalarsi di malaria. Nel 1868, i padri trappisti si riappropriano del luogo e vi piantarono un bosco di eucalipti, che assorbirono l’acqua malsana. Tuttora sono presenti gli alberi, anche nei dintorni della sacra struttura e sono quelli che donano il refrigerio in qualsiasi giorno dell’anno.

In più, nei terreni esiste ancora un uliveto, l’unico presente dentro la città di Roma, nell’azienda agricola dei frati. Dagli ulivi viene estratto l’olio biologico, così come dagli eucalipti viene distillato un liquore: insieme al cioccolato, al miele, alla birra, ai biscotti, a caramelle (famose quelle all’eucalipto), a prodotti erboristici vengono venduti nel negozio dell’abbazia delle Tre Fontane, molto frequentato e amato dagli abitanti della zona e dai visitatori.

L’uliveto cittadino non è l’unico primato dell’abbazia: a Roma non c’è nessun altro complesso trappista conservato dall’epoca romanica, composto da tre chiese e costruzioni varie. Varcarne la soglia è come fare un tuffo nel Medioevo.

Il primo impatto è con l’Arco di Carlo Magno, che risale al XIII secolo, realizzato con funzioni difensive: tre archi nella parte inferiore e molti affreschi sulle pareti, alcuni deteriorati, altri in discrete condizioni. Raccontano la donazione nel 805 di alcune proprietà fatta da Carlo Magno (ecco il nome) e dal papa Leone III in favore dell’abbazia delle Tre Fontane.

Da qui un cortile con statue, nicchie e aiuole di rose porta al resto della struttura. La prima delle tre chiese costruite sul luogo del martirio di San Paolo è quella dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio. Più grande e maestosa delle altre, fu fondata da Onorio I nel 625, fu affidata
a monaci greci che portarono qui le reliquie di San Anastasio, più tardi beneficiò della donazione di Carlo Magno e di altre, compresa una di Bernardo di Chiaravalle, che fece arrivare qui i suoi i cistercensi, assegnando poderi e vigne.

Quella che si vede oggi è la chiesa riedificata da Onorio III nel 1221: tutta in laterizio, con un’alta facciata e un portico con colonne di marmo orientale.

L’interno è austero, ma allo stesso tempo imponente, in linea con i monasteri cistercensi. Sono solo gli affreschi sulle larghe colonne della navata che stupiscono per i dettagli realistici: ritraggono i dodici apostoli, furono aggiunti nel XVI secolo e dipinti da un anonimo artista,
che la leggenda vuole, si sia ispirato ad alcuni cartoni preparatori di Raffaello.

All’angolo destro del cortile un alta scalinata conduce alla seconda chiesa dell’abbazia delle Tre Fontane, quella di Santa Maria Scala Coeli. Secondo la tradizione, fu costruita dove furono uccisi oltre diecimila legionari cristiani insieme a San Zenone, al quale era dedicata la prima cappella nel V secolo.

Un’altra leggenda vuole che San Bernardo, mentre era stava dicendo una messa per i defunti alla presenza di papa Innocenzo II nel 1138, ebbe una visione di una scala dove gli angeli portavano
in cielo le anime liberate dal Purgatorio. Da questo deriva il nome di Scala Coeli.

L’attuale chiesa, all’abbazia delle Tre Fontane, fu costruita per il Giubileo del 1600 per volere del cardinale Alessandro Farnese. Fu Giacomo Della Porta a realizzarla in due anni, dal 1582 al 1584, a pianta ottagonale con la cupola.

All’interno tre absidi con i relativi altari, uno dedicato a San Zenone e i suoi compagni di martirio, quello centrale alla Vergine Maria e l’ultimo a San Bernardo con una pala che ricorda la sua visione. C’è anche custodita un’epigrafe cristiana risalente al III secolo, mentre
la particolarità è la cripta a cui si accede da una scala quasi nascosta da un lato: ci si trova un altare cinquecentesco dedicato a San Zenone e soprattutto la finestrella laterale da dove si può scorgere a sinistra una piccola area pagana romana e a destra un antro dove secondo la leggenda fu tenuto prigioniero San Paolo prima della decapitazione.

Tra la chiesa di SS Vincenzo e Anastasio e quella della Scala Coeli si apre un lungo viale alberato, quello delle Acque Salvie, che conserva nel primo tratto le antiche pietre stradali romane: porta al cuore dell’abbazia delle Tre Fontane, la chiesa dedicata a San Paolo al Martirio.

Qui subì l’esecuzione, qui la sua testa rotolò facendo sgorgare ad ogni balzo una sorgente, le tre fontane, appunto. Lo ricorda anche l’iscrizione latina in marmo sopra l’entrata.

La chiesa risale al V secolo, ma fu completamente modificata da Giacomo della Porta a fine Cinquecento. Nel vestibolo a cui si accede si può vedere un mosaico dell’alto Medioevo, mentre nella navata è posto grande mosaico romano policromo del II secolo: proviene da Ostia Antica, fu donato da papa Pio XI e rappresenta le quattro stagioni. In chiesa, poi, si trovano anche una copia della Crocifissione di Guido Reni e una pala sulla Decollazione di San Paolo, opera di Bartolomeo Passarotti.

Ma è la colonna di marmo tronca, protetta da un cancello, una delle reliquie più importanti
per i pellegrini che arrivano all’abbazia: si dice che sia quella a cui fu legato San Paolo in attesa della decapitazione. Accanto sfilano le tre fontane, a distanza uguale tra loro ma su livelli differenti, con tabernacoli neri e la testa in bronzo del martire. Ecco il luogo più sacro dell’abbazia.

Infine, uscendo sulla via Laurentina, proprio di fronte, si trova la Grotta delle Tre Fontane, tra gli eucalipti, dove nel 1947 apparse la Vergine della Rivelazione: da allora fu costruita una chiesa ricca di ex voto, sempre facente parte del complesso.

Al di là della fede, l’abbazia delle Tre Fontane resta un luogo dove si respira pace e dove si apprezza la storia, l’arte e l’architettura del Medioevo a Roma.

Info
www.turismoroma.it/
www.abbaziatrefontane.it/
Foto di Sonia Anselmo

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