Terra e mare, contrasti e prodotti tipici a Caorle

C’è, alle spalle di Caorle, alle spalle dell’isola che ha la sua anima legata al mare, all’acqua della pesca e alla spiaggia del turismo balneare, una terra vasta, fatta di confini impalpabili, di orizzonti che si perdono tra il verde delle campagne.

Una terra di bonifiche, strappata all’acqua, di campi di grano e granoturco spazzolati dal vento che soffia dal mare, di aria invasa dal profumo di salsedine.

Terra e mare hanno convissuto per molte generazioni e oggi ci sono caorlotti con le radici in mare e caorlotti con le radici ancorate alla terra.

Ma terra qui ha un nome preciso, Ca’ Corniani, e una precisa data di inizio, che tutti conoscono: 1851.

Daniele Francesconi, per tutti semplicemente l’ingegnere, segretario della direzione veneta di Assicurazioni Generali, con una visione lungimirante che ancora oggi fa definire questa una terra d’avanguardia, acquista un terreno paludoso, bonifica 1700 ettari e crea un’enorme azienda agricola dove arrivano per lavorare famiglie da mezzo Veneto.

È la prima e più grande bonifica ad opera di privati in Italia, antesignana delle bonifiche di Stato che partiranno solo settant’anni più tardi.

Ne nasce un borgo popoloso dove, con un concetto d’avanguardia, il lavoro è affiancato al benessere: ci sono scuola, medico, ufficio postale, teatro.

Oggi, ancora proprietà di Genagricola – Assicurazioni Generali, è una estesa azienda agricola all’insegna dell’agricoltura digitalizzata, di precisione, rispettosa dell’ambiente, dove si coltivano valori.

Ma Ca’ Corniani è anche orientata alla valorizzazione della storia così la cantina storica aiuta a ripercorrere con video e materiale informativo le vicende della tenuta e del suo modello di sviluppo, sempre in continuo divenire con iniziative come le tante piste ciclabili che la attraversano volte a far riflettere sul valore primario dell’agricoltura come essenziale al genere umano. E l’agricoltura qui è vista come bellezza.

È così che il 25 giugno 2019 vengono inaugurate le Tre Soglie di Paesaggio: opere di Alberto Garutti che vince un concorso per rappresentare le porte di accesso alla tenuta, disposte lungo le strade provinciali. Non porte intese come punto di separazione ma opere d’arte all’aperto che invitano ad una sosta riflessiva, ad interpretare lo spazio circostante secondo nuovi punti di vista, che uniscono arte, impresa e territorio.

Uscendo da Caorle si arriva ad un caratteristico ponte a bilanciere superato il quale si incontra la Soglia Est: una enorme scritta che si illumina ogni volta che in Italia cade un fulmine, dedicata a chi passando guarderà il cielo.

Costeggiando il fiume Livenza si incontra dopo breve tratto il borgo e centro direzionale di Ca’ Corniani. La visita inizia dalla cantina storica dimostrativa caratterizzata dagli alti camini, ingegnoso sistema di aerazione dei locali in cui ci custodivano un tempo le botti.

Il piccolo centro è un insieme di notevole interesse architettonico con case rurali, portici, fiori ai balconi, grandi spazi assolati e piccoli giardini fioriti. Un enorme capannone è stato convertito in Ciclostazione: qui chi passa con la propria bici trova ristoro, servizi igienici, spazi per riposare, un meccanico.

Per i non ciclisti c’è il servizio di noleggio per percorrere le piste ciclopedonali interne alla tenuta. Si può quindi inforcare la bici e dirigersi alla Soglia Ovest dove grandi e bianchi cavalli e cani – ritratti di quelli reali che vivono nel podere – sono i custodi del paesaggio e invitano a vedere i campi coltivati come un giardino. La bici consente di percorrere strade sterrate affiancate dai canali di bonifica, scorgendo tra campi di grano e vigneti i casali che punteggiano la tenuta.

Da qui si passa per l’Idrovora fissa, impianto che dal 1880 aiuta la bonifica dei territori, protetti da 30 km di argini in una terra mediamente posta a 5 metri sotto il livello del mare. L’ultima installazione è la Soglia Nord: un tetto dorato a copertura di un casale abbandonato, dedicato alla gloriosa storia della campagna.

La campagna alle spalle di Caorle è terra fertile, che nutre i propri frutti. Unica azienda tuttora presente in provincia di Venezia a produrre riso è La Fagiana a Torre di Fine. Arrivata negli anni Sessanta, la coltura del riso gode di un terreno che rende il chicco più nutrito e di maggior consistenza. Qui Eugenio e suo figlio Michele continuano una lavorazione artigianale, naturale, per un riso carnaroli che ha resistito alle lusinghe della conversione a coltivazione a mais negli anni Settanta.

La loro proposta di bike tour è la migliore opportunità per capire l’azienda. In un percorso di 5 chilometri, il giovane Michele, nato e cresciuto qui, racconta con passione la biodiversità che caratterizza l’azienda, le modalità di coltivazione del riso che contemplano la riduzione dei diserbanti, la rotazione delle colture, il livellamento del terreno con l’aiuto del laser, per finire con il risotto show cooking, una dimostrazione con successiva degustazione di risotti preparati da esperti cuochi.

Molte le idee e i consigli che ne scaturiscono come quella di usare il carnaroli per le insalate di riso e non usare il riso integrale – che non rilascia amido – se volete ottenere un buon risotto nel segno della tradizione.

Il tour degustazione termina invece con gallette di riso e altri prodotti delle aziende del territorio, dai salumi ai formaggi, fino alla birra prodotta con la farina di riso. Per scoprire dove nasce la birra di riso ci si deve spostare una trentina di chilometri verso est e raggiungere la laguna di Caorle e una zona chiamata Brussa percorrendo strade dritte accompagnate per lunghi tratti da filari di platani.

La campagna si stende a perdita d’occhio coi campi di granoturco che si alternano alle vigne. Un grande casolare rosso è la sede di B2O, un agribirrificio con 25 ettari coltivati a orzo. “È il mio orzo – spiega orgoglioso Gianluca, mastro birraio che alla soglia dei quarant’anni ha fatto della sua passione per la birra un lavoro – lo coltivo nella Brussa perché è il terreno più adatto”.

Guardiano e promotore di questo territorio così particolare, Gianluca ha fatto di filiera controllata e qualità del prodotto i suoi principi. Il birrificio produce dieci birre artigianali i cui ingredienti principali, oltre a orzo e acqua, sono il tempo e la passione. La sfida più grande è adesso quella di creare una cultura della birra, sfida non da poco in una terra di tradizione vinicola. Così ogni birra viene proposta nel ristorante del birrificio in abbinamento ai giusti piatti, mentre nei ristoranti di Caorle viene abbinata ai piatti di pesce.

Le campagne della Brussa scivolano verso il mare trasformandosi in una rigogliosa pineta. La ciclabile sterrata che corre accanto alla strada asfaltata è il segnale che si sta entrando nell’oasi di Vallevecchia, 4,5 km di dune a ridosso del litorale. Un ambiente protetto, selvaggio, intatto, non modificato dall’uomo.

A circa 200 metri dalla riva si lascia l’auto e si entra a piedi – o in bici – nella pineta.
Improvvisamente i suoni diventano quelli dei richiami di uccelli e del fruscio del vento. I passi sono attutiti dalla sabbia, il profumo è il salino del mare. La spiaggia è libera e lascia capire come fossero i litorali molti anni fa.

Uno sguardo verso sud-ovest fa scorgere in lontananza (solo pochi chilometri in linea d’aria) al di là della foce della Laguna di Caorle, dove confluiscono i fiumi Lemene, Reghena, Nicesolo e una ramo del Livenza, il profilo di Caorle, con il suo inconfondibile campanile rotondo
e il Santuario della Madonna dell’Angelo che sembra prendere il largo sull’Adriatico.

Info:
Caorle Tourism – www.caorle.eu
Ca’ Corniani – www.cacorniani.it
La Fagiana – www.lafagiana.com
Birrificio B2O – www.birrificiob2o.com

Foto: Vittorio Galuppo

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