Subiaco, culla della stampa e della spiritualità

L’acqua gorgoglia insistentemente, creando un mormorio di fondo a spezzare il silenzio di Subiaco. L’Aniene scorre ripido tra le gole delle montagne e la cittadina, passa sotto il ponte medievale, sembra un puntino lontano dall’alto della roccia con il monastero.

Subiaco è una terra di fiume e di monti, di carta e stampa, di santi e attrici e ha lasciato un segno nella cultura, nella storia e nella spiritualità.

Nel monastero di Santa Scolastica, due allievi di Gutenberg, Arnold Pannartz e Conrad Sweynheym, nel 1465 stamparono il primo libro con la tecnica dei caratteri mobili in Italia. Era la copia del “De Oratore” di Cicerone, che oggi fa bella mostra di sé all’interno della biblioteca del monastero.

Un modo come un altro per scoprire questo borgo del Lazio, considerato uno dei più belli d’Italia, ricco di storia e di curiosità. Tra la spiritualità e il faceto, a Subiaco sono vissute tre figure importanti: Nerone, San Benedetto e Gina Lollobrigida, che con la sua popolarità portò all’attenzione mondiale il paese natio.

Adesso affianco alla casa dove l’attrice è nata c’è una targa ricordo, facilmente vedibile attraversando il centro del paese. In quella che si può considerare periferia ci sono i resti della villa che Nerone fece costruire intorno a tre laghi artificiali, ottenuti sbarrando il corso dell’Aniene ai piedi dei monti Simbruini.

Racconta la leggenda che Nerone si ammalò facendo un bagno nell’acqua fredda di uno dei laghi, considerò il segno come un maleficio e abbandonò la sua fastosa residenza. Secoli dopo, arrivò San Benedetto da Norcia e la storia e la vita di Subiaco cambiarono per sempre.

Da allora il borgo è diventato un importante centro religioso con la fondazione di tredici monasteri benedettini, tutti distrutti dalle invasioni saracene, tranne due, quelli tuttora visitabili, Sacro Speco e Santa Scolastica, dedicato alla sorella gemella di Benedetto.

E proprio quest’ultimo che si incontra per primo salendo sulla montagna: durante il passare del tempo, il più antico monastero benedettino esistente è stato più volte rifatto secondo gli stili vigenti. Sul piazzale
con vista panoramica, la struttura è in stile rinascimentale, all’interno il chiostro e il campanile sono romanici,
mentre la chiesa è settecentesca, ricostruita esattamente nel luogo dove la prima cappella fu consacrata nel 980.
Proprio qui sono iniziati i festeggiamenti per l’anniversario della prima stampa.

Nel monastero di Santa Scolastica, provenienti da Magonza, dopo vari pellegrinaggi, arrivano i due stampatori tedeschi Pannartz e Sweynheym: accolti dai benedettini, misero a frutto la lezione di Gutenberg, studiarono i manoscritti dei benedettini e il 29 ottobre 1465 vide la luce il primo libro, con nuovi caratteri e in uno stile tipografico detto appunto “Subiaco”.

Stamparono altri volumi e li lasciarono in dotazione al Monastero: si possono vedere nell’attigua Biblioteca di Santa Scolastica, piena di preziose opere, tra antichi manoscritti, pergamene, documenti cartacei, codici e incunaboli, di cui tre stampati a Subiaco.

Da allora la cittadina laziale è diventata, grazie ai due tipografi tedeschi, la culla della stampa. E per ribadire il concetto, è stato creato nel centro storico, proprio a due passi dal fiume e da dove si pratica il rafting e si ammira l’acqua limpida, un borgo dei cartai.

E’ un opificio didattico nato per recuperare, valorizzare, divulgare la storia e la tradizione della cartiera della città, voluta da Sisto V nel 1487 per soddisfare le richieste del materiale per stampare i libri e i documenti dello Stato Pontificio, ma chiuso nel 2004, dopo essere stata motore economico di Subiaco per 500 anni.

Il Borgo, inserito in un ex mulino medievale, è un museo interattivo dove ammirare i macchinari perfettamente
funzionanti, produrre carta artigianale e apprendere le tecniche di lavorazione.

Da qui, si possono ammirare le bellezze naturalistiche e storiche di Subiaco: la natura che circonda il fiume, lo spettacolare ponte a schiena d’asino risalente al Medioevo, la Rocca Abbaziale costruita nel XI secolo, che ha subito le stesse vicissitudini della città: terremoti, piene dell’Aniene, la peste nera, i danni della Seconda Guerra Mondiale.

Vide anche abitarci due personaggi: il cardinale Juan de Torquemada, zio del famoso inquisitore, che fu “complice” nella stampa dei libri nel monastero, e il cardinale Rodrgio Borgia, papa Alessandro VI, che restaurò la Rocca e, la leggenda dice, vi fece nascere i suoi figli, Cesare e Lucrezia.

Ma la figura più importante resta sempre San Benedetto, di cui si possono ripercorre le orme attraverso alcuni sentieri che scalano la montagna. Poco oltre Santa Scolastica, infatti, in alto, quasi a picco sull’Aniene, come fosse un nido d’aquila appare il monastero di Sacro Speco.

Costruito avendo con quarta parete proprio la roccia della montagna, è un angolo di assoluta meraviglia.
Sorge sulla grotta dove si ritirò per tre anni il giovane Benedetto, combattendo con le tentazioni: oggi si trova all’interno del percorso visitabile e contiene una statua seicentesca del Santo in marmo.

Si arriva al monastero attraverso una scalinata circondata dai boschi, con il mormorio delle acque del fiume che scorrono in basso a fare da colonna sonora. Si supera una porta gotica che introduce alla Sala del Capitolo Vecchio, ricca di dipinti della scuola del Perugino.

Da qui, si apre la chiesa superiore divisa in due con gli affreschi che raccontano la vita di Gesù, prima, e poi quella di San Benedetto. Scendendo i gradini davanti all’altare, si raggiunge la Chiesa Inferiore, creata su due piani, e anche questa ricchissima di pitture: in un angolo si trova l’antica grotta dove il creatore della Regola dimorò per tre anni, una scala a chiocciola porta cappella di San Gregorio, dove è conservato un ritratto di San Francesco d’Assisi, che visitò il monastero, e una grande scalinata porta alla cappella della Madonna.

Da qui, si scopre la grotta dei Pastori dove Benedetto insegnava la dottrina cristiana ai pastori, un piccolo cimitero dei monaci e il roseto: si dice che San Francesco nel 1224 innestò le rose nel roveto di spine dove San Benedetto si gettò per vincere la tentazione della carne.

Proprio da qui, passando sotto una porticina, arrivavano un tempo i pellegrini e per andare a pregare nella grotta salivano la Scala Santa in ginocchio, la grande scalinata che porta alla chiesa inferiore.

Oggi è una tappa di quella che è la via dei Monasteri. A Subiaco, però, non esiste solo l’itinerario spirituale, ma
anche quello degli opifici e quello naturalistico, con le montagne e i boschi circostanti come con il Parco dei Monti Simbruini. Tanti aspetti per il borgo laziale che passa alla storia come culla della stampa italiana.

Info:
www.comune.subiaco.rm.it/
www.subiacoturismo.it/
www.benedettini-subiaco.org

Foto di Sonia Anselmo e www.subiacoturismo.it

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