Roma, sulle orme degli Svizzeri

fontana chiesa

Il sole della tarda primavera rende il cielo azzurro e illumina i monumenti. E’ una giornata ideale per passeggiare nel centro, uno di quei giorni in cui Roma, nonostante il degrado che vive in questi anni, mostra tutta la sua bellezza storica, architettonica e anche naturale. Chissà se gli architetti svizzeri, arrivati qui dalle valli e dalle montagne oltre Alpi nel Seicento, hanno avuto la possibilità di godere di una giornata così perfetta.

Di certo, hanno contribuito anche loro a rendere la Capitale unica ed eterna: Domenico Fontana, Carlo Maderno e Francesco Borromini hanno tramandato ai posteri il loro genio e hanno firmato alcune opere fondamentali per l’architettura, l’arte e la religiosità romane. Se si vuole scoprire quali, basta un tour a piedi, anche se abbastanza lungo, nel centro alla ricerca delle orme degli architetti ticinesi.

E’ un’idea proposta dall’Ente del Turismo della Svizzera (www.svizzera.it)
e può essere fatta in qualsiasi momento, l’importante è armarsi di scarpe comode e voglia di stupirsi.

Il primo artista catapultato dal Canton Ticino, in particolare da Lugano, fu Domenico Fontana: arrivò a Roma nel tardo Rinascimento e si fece subito apprezzare dal cardinale Felice Peretti: grazie a lui, Fontana lavorò molto, sua la cappella laterale Sistina, omonima di quella in Vaticano, nella basilica di Santa Maria Maggiore e il palazzo Montalto. Quando il cardinale divenne papa Sisto V, Fontana venne assunto nella Fabbrica di San Pietro, che si occupava dei continui cambiamenti della basilica, e contribuì alla cupola di San Pietro inserendo la lanterna. L’architetto svizzero si occupò anche di San Giovanni in Laterano e del Palazzo del
Laterano, della sistemazione dei vari obelischi nelle piazze romane, del cortile del Belvedere e della Biblioteca vaticana, per poi trasferirsi a lavorare a Napoli.

Nel tour a piedi di Roma, il suo genio è vedibile nella Fontana dell’Acqua Felice o Fontana del Mosè, nei pressi di Largo Susanna. Gran parte del travertino usato per la grande opera proviene dalle vicine terme di Diocleziano, così come i leoni originari (ora ai Musei Vaticani) furono tolti dal Pantheon, mentre nella nicchia centrale è raffigurato un Mosè tozzo, e per questo molto
criticato in passato, e con le corna, dovute ad uno sbaglio di traduzione dall’aramaico dell’antico Testamento.
La fontana doveva rifornire d’acqua i rioni circostanti, Viminale e Quirinale, grazie all’acquedotto antico romano di Alessandro Severo, mentre oggi fa da sfondo un traffico continuo e ininterrotto che va verso piazza della Repubblica e via Nazionale.

Sempre a Largo Susanna, attraversando la strada, si trova un’altra opera di un architetto svizzero: Carlo Maderno creò nel 1603 la facciata della chiesa di Santa Susanna, dagli studiosi ritenuto il primo esempio di architettura barocca.
Maderno veniva da Capolago, sempre in Ticino, fu chiamato a Roma dal parente Domenico Fontana, e dopo il suo trasferimento a Napoli, lo sostituì nell’impresa di famiglia. Maderno è passato alla Storia per la basilica di San Pietro e la sua imponente facciata con la loggia delle benedizioni. Ma a Roma ha costruito tantissimo, lasciando la sua impronta barocca ovunque: Palazzo Barberini, Palazzo Quirinale, Palazzo Chigi Odescalchi, San Giovanni Battista dei fiorentini, Santa Maria della Vittoria (praticamente opposta a Santa Susanna, con all’interno la statua dell’Estasi di
Santa Teresa del Bernini, mentre la chiesa è stata usata da Dan Brown per ambientare un omicidio in “Angeli e demoni”), la cupola di Sant’Andrea della Valle, e persino il palazzo papale di Castel Gandolfo.

Maderno ha anche il pregio di aver portato a lavorare a Roma il parente Francesco Borromini, forse colui che insieme all’acerrimo rivale Gian Lorenzo Bernini ha cambiato di più il volto alla Roma Seicentesca.
A questo punto, nel giro ideale sulle orme degli svizzeri, i tre architetti si intersecano e si sostituiscono, a volte predomina uno sugli altri due, altre volte invece le loro testimonianze si uniscono. Ad esempio, continuando verso il Quirinale, proprio all’angolo, c’è la piccola chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane. La facciata sempre grigia dall’inquinamento, nonostante appena dieci anni fa fu ristrutturata grazie alla Svizzera, testimonia il genio di Borromini: questo edificio, voluto nel 1634 dai Padri spagnoli dell’ordine dei Trinitari, è la sua prima opera da solo e rappresenta al meglio il suo talento e abilità, soprattutto in uno spazio limitato
come è quello della chiesa. Borromini fece anche la cripta e il chiostro rigoroso.

Proseguendo il tour, girando verso piazza Barberini, ecco il maestoso palazzo voluto da Urbano VIII, dove le abilità di Borromini e di Maderno si uniscono a quella del Bernini: le differenze di stile sono ben visibili nelle due scale, una elicoidale di Borromini, l’altra più maestosa del Bernini, in quella che è oggi la Galleria d’Arte antica.

Volendo limitare il tour a Borromini, si può continuare con il campanile di Sant’Andrea delle Fratte e l’attiguo palazzo della Propaganda Vide, a due passi da piazza di Spagna, dove troneggia proprio la “Barcaccia”, la famosa fontana firmata da Bernini. La Roma del Seicento si associa sempre e comunque ai due architetti rivali e anche durante il giro turistico è inevitabile incrociare le loro orme.

Praticamente coetanei (Francesco era nato nel settembre del 1599, Gian Lorenzo qualche mese prima, nel dicembre 1598), opposti per carattere e provenienza, chiuso e tormentato il montanaro Borromini, più charmant e modaiolo lo scultore Bernini, hanno disegnato e lavorato a stretto contatto nei cantieri romani. L’apoteosi della loro rivalità è sempre legata a piazza Navona, dove Borromini costruì la chiesa di Santa Agnese in Agone e Bernini la fontana dei Quattro Fiumi.

La leggenda dice che lo scultore mise una benda alla statua rappresentante il Nilo per evitare
che guardasse l’opera del rivale e al Rio della Plata una mano tesa per ripararsi da un eventuale crolllo della chiesa: ovviamente è un falso, Sant’Agnese venne costruita dopo la fontana e il Nilo è coperto perché all’epoca le sue sorgenti erano ancora sconosciute. Eppure il mito resiste ancora a Roma.

Da piazza Navona è facile riprendere il tour degli archittetti ticinesi con soste per alcuni dei capolavori di Borromini come Sant’Ivo alla Sapienza con la sua cupola rivoluzionaria e Palazzo Spada, ma anche con una tappa a San Luigi dei Francesi, opera di Domenico Fontana, dove è impossibile non entrare ad ammirare il genio di un altro grandissimo Maestro del Seicento, Caravaggio.

Tornando sulle orme degli svizzeri, il tour non si può non concludere nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, all’inizio di via Giulia. Qui ci sono le tombe di Francesco Borromini e di suo zio Carlo Maderno, che progettò la stessa chiesa. Una degna conclusione per avere una visuale insolita, sotto il segno del Barocco, di Roma.

Foto di Sonia Anselmo
Info: www.svizzera.it

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