Pordenone e dintorni, impossibile annoiarsi

lago-barcis

Nel territorio del Friuli Venezia Giulia l’acqua e la terra hanno creato una relazione straordinaria, modellando il paesaggio con ambienti unici. In questa regione per andare da una stazione sciistica a un lido balneare basta un’ora. I pochi chilometri, che dividono le Dolomiti dal Mare Adriatico, sono un territorio privilegiato per le attività sportive all’aria aperta.

Quando la sfida con se stessi si combina con l’esperienza della Natura e del paesaggio umano o semplicemente godersi il proprio tempo, il Friuli Venezia Giulia è una meta. Un dolce modo di viversi la campagna senza il minimo sforzo è la carrozza.

A Vivaro (Pn), l’Agriturismo Da Gelido organizza escursioni in carrozza, durante le quali si passata attraverso coltivazioni per i magredi. Questi ultimi si presentano come prati incolti o come distese sassone, in realtà sono il risultato di un lungo lavoro del fiume Cellina. Per gli appassionati di vino, è possibile imbattersi in vigneti dall’aspetto disordinato e incolto, sono le coltivazioni delle barbatelle di vino. La madre di molte eccellenze, una volta impianta la barbatella viene innestata con il vitigno di cui si desidera l’uva.

L’aria balsamica di montagna è toccasana, se ne può beneficiare stando seduti oppure impegnandosi in un’emozionate attività  sportiva, come il canyoning. Ritrovo a Pradis nel comune di Clauzetto (Pn), al Furletto, che funge da campo base, per avventurarsi all’esperienza del canyoning o torrentismo, cioè camminare nelle acque irrequiete del torrente.

Prima azione da fare per vivere un’esperienza senza intoppi è l’investitura. Vengo racchiusa in una muta di neoprene, imbracatura, caschetto e scarpe da trekking, come sentirsi un pesce fuori d’acqua o un essere terrestre pronto per un luogo altro. Si parte, ma non si vedono fiumi e torrenti, infatti si cammina un po’. Ci muoviamo in un bosco arioso, disseminato di pietre, che diventano personaggi leggendari; siamo tutti alla prima prova di canyoning, il bosco un po’ ci conforta e un po’ ci pone domande facendo correre la fantasia.

Ci fidiamo della guida Pierpaolo e andiamo avanti. Si scende nel Torrente Cosa. Adesso ci siamo a camminare nel fiume, scivolare come pesciolini, tuffarsi e nuotare in un’acqua limpida tra pareti di rocce con tetto di alberi. Fare il gioco dell’acqua e un tocco magico, un po’ di nebbia che si scioglie in un profumo di acqua e fiaba. Il percorso è in sicurezza, la guida e l’accompagnatore, Ambrit, sono preparati, capaci e pazienti, per questo tracciato non e richiesta preparazione atletica, essere abituati a fare attività  fisica aiuta.

La maggior insidia è la bellezza, mettere il piede in fallo, perché sono rimasta incantata per una luce improvvisa, mi è accaduto. Allo stesso tempo è il fascino del paesaggio che assorbe i timori, ti accoglie e ti prende per mano.

Quando arriva il momento di lasciare il fiume, si avverte un senso di disappunto. Il dover tornare totalmente terrestri pesa, di nuovo si cammina per il bosco con alle spalle l’abbraccio fluido.

Sono stati strutturati percorsi di durata e difficoltà  diverse. Consiglio della nostra guida alpina è che pur avendo esperienza di canyoning, essere preparati è comunque salutare rivolgersi a un esperto del luogo, perché bisogna conoscere bene i venti per capire dove andranno a spasso le nubi.

Ci sono attimi in cui hai la consapevolezza che l’Universo abbia complottato e tu sei lì per goderti quello spettacolo a sorpresa. Non saprei come descrive, l’alzarsi delle nubi, una sipario grigio svanisce per aprire una scenario di montagne e cielo azzurro, che si specchia in un lago. Barcis (Pn) ci ha accolti così.

Le Dolomiti friulane tagliano l’orizzonte, una barriera che non lascia dubbi. Barcis e i paesi del Parco Naturale Dolomiti Friulane per secoli hanno vissuto isolati, poi con l’Unità di Italia è iniziata la complessa costruzione della strada, che ha perforato la valle con la modernità. Le Dolomiti sono montagne misteriose, fatte di conchiglie, dette Monti Pallidi, che si accendono di colore al tramonto, per effetto dell’enrosadira.

Le leggende popolari erano l’unica spiegazione del fenomeno, fino a quando sul finire del 1700 Monsieur Dolomieu iniziò un’analisi scientifica che fu completata dal suo collaboratore. La denominazione Dolomiti apparve per la prima volta nel 1837, dal 2009 sono riconosciute come Patrimonio dell’Umanità. Il centro visite del Parco a Barcis si trova nel lungo lago, a Ponte Antoi. Tante sono le alternative dei percorsi da scegliere in base al tempo a disposizione e al fiato.

Oggi entriamo nella Forra del Cellina. Percorriamo un tratto della strada che cambiò questo angolo di mondo. Il tracciato è intarsiato nel fianco della montagna, lungo il fiume, sulle pareti rocciose sono visibili i segni lasciati dagli scalpellini. Per raggiungere l’altro argine del fiume c’è il ponte tibetano. Siamo muniti di agganci, impossibile cadere, il ponte è in acciaio,
oscilla un po’ e i supporti sono larghi, insomma ci si può godere l’emozione in tranquillità. Si risale lungo la forra attraverso il bosco per arrivare a una grotta aperta. Grazie alle spiegazione della guida Fabiano, ciò che a prima vista sembrava una semplice caverna
con cumuli di sassi e pietre diventa un sintesi del carsismo. Incontrare fossili di conchiglie tra il muschio e alberi, rocce formate dalla stratificazione di alghe sono incontri con il Tempo, a cui la spiegazione scientifica non ha intaccato fascino.

Emozioni, scoperta del territorio, storia e Natura, annoiarsi è impossibile nella provincia di Pordenone.

Dove dormire: Da Gelido a Vivaro. Iniziato come azienda agricola che ha allargato all’accoglienza e ristorazione. Agriturismo reale, dove la tavola segue i ritmi della stagione delle coltivazioni della azienda. Ospita un punto vendita di prodotti agro alimentari a km 0. Fattoria didattica, con maneggio, possibilità di escursioni in carrozza o a cavallo. Area attrezzata per camper, roulotte e tende. Insomma servizio completo per la vacanza in campagna. www.gelindo.it

Dove mangiare Il Furletto è la baita dove rifocillarsi con un buon pasto caldo, saporito e robusto che ti aspetti quando sei stanco e soddisfatto per la faticosa esperienza del canyoning. Il servizio cortese e puntuale, dopo zuppa di funghi, salsiccia, patate, un buon dolcetto e via. Peccato perché è uno di quei luoghi dove mettersi seduti e oziare a lungo.

Informazioni
http://www.pordenonewithlove.it/
http://www.alkosa.guru/
http://www.parcodolomitifriulane.it/natura/riserva-naturale-forra-del-cellina/

Foto di Maria Luisa Bruschetini

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