Pomarico, arte, natura e accoglienza in Basilicata

Il tramonto rosso acceso investe i calanchi e i paesi arroccati e si spinge fino alla costa ionica. Il panorama a 360 gradi che si gode dalla terrazza del centro storico di Pomarico è memorabile, di quelli che lasciano senza fiato.

A una trentina di chilometri da Matera, il borgo lucano è un concentrato di natura, arte, gastronomia e accoglienza. Difficile sentirsi solo un visitatore a Pomarico, ci sarà sempre qualche abitante che farà di tutto per farvi sentire a casa.

Una terra antica che rispetta i tempi delle stagioni e del passare dei secoli, che costudisce la tradizione nei canti, nelle feste patronali e nel gusto del cibo, dove ammirare boschi rigeneranti,
affreschi settecenteschi, chiese romaniche esternamente e barocche all’interno, ascoltare musica folkloristica e assaggiare i dolcetti tipici o i piatti con i prodotti locali.

Il tutto proiettato verso il futuro, con la voglia di Pomarico di aprirsi sempre di più agli ospiti, di accoglierli, di farli entrare nella sua vita, a picco sui calanchi della Basilicata. Perfetto per un turismo lento, fatto di esperienze da vivere e scoprire: come fare un corso di riconoscimento delle erbe officinali e poi elaborare estratti e macerati o imparare ad usarle per tingere o decorare i tessuti, oppure in un laboratorio caseario, o ancora la raccolta del
miele, e tante altre attività legate al territorio.

Un borgo tutto di calcarenite, giallino, immerso nel verde e nel marrone della vegetazione, sommerso da un cielo azzurro che si tinge di incredibili colori al tramonto tardo autunnale, con i campanili che emergono come vette nel fucsia e nel blu cupo del crepuscolo.

Pomarico regala e parla di emozioni da vivere, camminando nelle stradine del centro storico
posto in alto, difficile da abitare, per le strette salite pedonali. Le case in pietra sono quasi
tutte disabitate, si riempiono solo d’estate quando qui si viene a cercare un po’ di refrigerio, ma non per questo sembra un paese abbandonato, anzi, sembra un presepe vivo e frizzante, nel sorriso della gente e nell’abbaiare di due cani curiosi che si sporgono da un terrazzo, anche loro volenterosi nell’accogliere i visitatori.

Lì, sulla terrazza affacciata sul panorama, si trova il piccolo anfiteatro, che viene usato per eventi e manifestazioni culturali nell’agosto di Pomarico, ricco di ospiti internazionali, davanti svetta la torre dell’orologio e dietro la chiesa dell’Addolorata.

E’ la più antica del borgo, risale al IX secolo e alcuni resti testimoniano come un tempo fosse solo una piccola cappella: soltanto nel 1741 fu ingrandita, dedicata alla Beata Vergine Addolorata, e impreziosita nell’intero tardo barocco, dall’influenza napoletana del Regno delle Due Sicilie, di stucchi e tele.

Fuori, di fronte, si eleva la Torre Civica con l’orologio, che scandisce il tempo della comunità di Pomarico dal Seicento: fu installata su questo spicchio di terrazza per essere vista da tutti i contadini che lavoravano nelle campagne, giù in basso.

Girando tra le stradine e le abitazioni in pietra di Pomarico Vecchio, si scoprono altre curiosità. Ad esempio, alle spalle della chiesa dell’Addolorata esisteva un convento di monaci benedettini che usavano conservare i cibi al fresco nel cozzo (l’altura) del forno: nell’area sotterranea si trovano cunicoli e grotte scavate nella sabbia, che venivano utilizzate per la conservazione del ghiaccio e la produzione e maturazione del vino.

Sopra, sull’altura, c’è il giardino del fico, tipica pianta di Pomarico: qui crescono innumerevoli varietà di questo frutto che viene usato in moltissimi dolci della tradizione e in liquori, oltre che seccato su antiche griglie di vimini e poi riempito con una mandorla.

Nei dintorni del belvedere, un po’ nascosta, si trova il Pio Monte dei Morti, una cappella
seicentesca legata ad una istituzione benefica e alla pratica dei maritaggi: qui trovavano marito
alle ragazze povere di Pomarico, attraverso una serie di donazioni e lasciti a loro favore. Una consuetudine che può sembrare arcaica, anche se l’ultimo maritaggio avvenne nel 1931.

Nella zona alta, si trova anche la casa del miracolo di San Francesco: un piccolo monolocale lasciato come avrebbe potuto essere nel Duecento. Si racconta che qui il Poverello di Assisi fece uno dei suoi tre miracoli avvenuti in Basilicata: a Pomarico arrivarono due confratelli e trovarono una madre sconvolta dal dolore per la morte della figlia, le consigliarono di pregare il Santo, cosa che ella fece, San Francesco le apparse dicendo che la ragazza sarebbe tornata in vita. E così fu.

Una piccola storia che si intreccia nella grande storia, come in tutto a Pomarico, sviluppatosi in una terra millenaria attraversata da Enotri, Greci, Romani, Bizantini, Normanni, il regno di Federico II di Svevia, e subendo anche l’influenza religiosa dell’abbazia benedettina del vicino Montescaglioso e il santuario sul Gargano, entrambi dedicati a San Michele.

Ed è proprio l’arcangelo il patrono di Pomarico: la leggenda vuole che salvò nei secoli il borgo da una pestilenza, da un terremoto e dalla siccità. San Michele viene festeggiato con tre giorni,
dal 7 al 9 maggio, di totale attaccamento da parte della popolazione, che attirano in paese non solo chi è emigrato verso altri lidi ma anche visitatori da tutto il mondo. Sono tre giorni dove la statua di San Michele, ricoperta d’oro e d’argento, viene portata in processione nell’ardite salite e discese del centro storico a spalla, mentre i bambini, vestiti d’angioletti, sciamano intorno.

Fulcro di questa devozione è la chiesa Matrice di San Michele Arcangelo, settecentesca, con la facciata tardo barocca: l’imponente interno ospita alcune preziose tele, opera di Pietro Antonio Ferro, un pregiato pulpito in legno intagliato e dipinto, alcune statue di San Michele, tra cui quella che viene portata in processione.

A Pomarico si trovano molti altri luoghi religiosi, fu una base di sosta e rifornimento per i pellegrini che andavano in Terra Santa, così come per l’Ordine dei Cavalieri di Malta, che qui ha lasciato il segno. Pare ci passassero anche i Templari: secondo alcuni studi la figura misteriosa, senza testa, in uno degli affreschi, nell’ex convento di Sant’Antonio, potrebbe essere quella di un templare.

Nello spazio, all’interno dell’ex convento, che oggi ospita gli uffici comunali e dei vigili urbani, sono stati rinvenuti per caso recentemente gli affreschi settecenteschi alle pareti laterali. Sono scene sacre e profane, dai colori ed espressioni vivide e oltre alla figura senza
identità, in groppa ad un cavallo e con uno scudiero, raccontano la nascita della Madonna, la morte di Santa Chiara più alcuni martiri tra i primi seguaci di San Francesco.

Infine, per capire meglio la vita contadina passata di Pomarico bisogna salire al primo piano del Palazzo Marchesale, nel tardo Settecento dimora dei Marchesi Donnaperna, feudatari del borgo, oggi polo culturale.

Attorno ad una corte quadrangolare con archi di ingresso da due lati, il palazzo aveva al pian terreno i locali di servizio per stalle e granai, al piano superiore l’abitazione privata dei marchesi e all’ultimo le sale di rappresentanza.

Il primo piano ospita in una serie di stanze comunicanti il Museo della civiltà contadina, una serie di oggetti e curiosità interessanti, frutto di un lavoro certosino della Proloco di Pomarico che ha permesso di ricostruire nel dettaglio un’epoca nemmeno troppo lontana, ma ormai sparita.

Dopo tanto ammirare, bisogna anche gustare i prodotti di Pomarico: la scarcédd, una torta rustica con salame, formaggio e uova sode di solito presente nel periodo pasquale, il miele, la salsiccia, il peperone crusco, i gnummariedd (involtini di interiora di capretto o di agnello arrostiti), le scaldatelle (un tipo di biscotti), i fichi secchi, l’olio e tantissime altre ghiottonerie.

Una sosta merita la pasticceria Le Dolci Tentazioni, vicino alla chiesa di San Michele, dove assaggiare i Sospiri delle Spose, tradizionali dolcetti che si facevano in occasione dei matrimoni
e che sembrano a forma di seni. Piccoli, rotondi, alcuni ricoperti di glassa bianca e ghirigori, altri riempiti con la crema o con la marmellata di amarena, sono legati a una leggenda, si dice che furono creati da un pasticcere che sospirava ammirando il seno della futura moglie. Un’altra leggenda è più poetica: le monache di un convento li avevano preparati per le nozze tra due nobili ma la sposa non si presentò e gli invitati non facevano che sospirare, allora le suore li consolarono con i dolcetti.

Per assaggiare un pasto completo con le tradizioni del luogo, il ristorante Lancione, proprio di fronte al chiostro con gli affreschi, offre piatti prelibati a base di pesce, in fondo Pomarico dista poco più di mezz’ora dal mare, mentre Colle di Sisto, un grande agriturismo con ristorante, b&b e sale eventi, all’entrata del borgo, propone pizza, carne e una serie di antipasti che racchiudono formaggi, salumi, frittate, melanzane alla parmigiana, sfornati di zucchine, verdure e quant’altro. (C.da Alvanello Bordazzo sn, 75016 Pomarico MT).

Per smaltire, poi, una passeggiata o un giro in bici a La Manferrara, un grande bosco antico di oltre 500 ettari, un polmone verde dove respirare la natura con un piccolo laghetto con le ninfee,
un vivaio di biodiversità unica e lecci, cerri e roverelle, habitat preferito di numerosi uccelli, tra cui il picchio reale. Si trova ai margini di Pomarico, un borgo che è un’autentica scoperta da
vivere.

Info:
www.visitpomarico.it/
www.basilicataturistica.it/

Foto Weldig Marketing e Comunicazione di Matera (che si ringrazia per la concessione
di sette foto a corredo dell’articolo), Sonia Anselmo

In collaborazione con www.visitpomarico.it e www.europego.it

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