Perugino, itinerario in Umbria per l’anniversario 500

I volti delicati delle sue Madonne, i colori ricchi di luce, le scene piene di dettagli immerse in una prospettiva studiata. Il Perugino incanta sempre con le sue opere eterne e magiche.

Ancora più oggi che ricorrono i 500 anni della morte del pittore, il più importante della fine del Quattrocento, e per l’anniversario si svolgono molteplici appuntamenti ed eventi come “Il meglio maestro d’Italia, Perugino e il suo tempo”, la grande mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia dal 4 marzo all’11 giugno 2023.

Ma l’anniversario di Pietro Vannucci, detto il Perugino, è anche un pretesto per un viaggio
nei luoghi che lo videro vivere, lavorare e forgiare artisti come Raffaello. Le sue opere si trovano in quasi tutto il centro Italia, dalla Cappella Sistina a Firenze, molte sono esposte nei grandi musei internazionali, ma il cuore dell’itinerario resta la sua Umbria e in particolare Perugia e Città della Pieve.

Proprio il borgo nel territorio del lago Trasimeno, dove Perugino nacque intorno al 1448, può essere una base di partenza alla scoperta delle meraviglie artistiche e non. Famoso per la coltivazione
dello zafferano e per il tipico laterizio locale di colore rosso prodotto sin dal XIII secolo, con cui sono fatti tutti gli edifici, Città della Pieve è tipicamente medievale, con vicoli, suggestivi scorci e panorami sulla natura circostante.

Ricco di chiese e palazzi, il borgo offre al visitatore in cerca delle orme del suo figlio più famoso alcune preziosi luoghi dove ammirare il talento e la magia di Perugino.
A cominciare dal Duomo che custodisce “Battesimo di Cristo” e “Madonna in gloria fra Santi”,
risalenti alla prima decade del Cinquecento. Nella chiesa, dalle origini risalenti al IV-V secolo, più volte rifatta, sono conservate altre opere di artisti contemporanei e successivi al Perugino.

Altra tappa importante a Città della Pieve è l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, risalente al XIII, dove si trova il celebre affresco “L’Adorazione dei Magi” sulla parete in fondo: nel paesaggio è ritratto un lago, si dice sia il Trasimeno.

Infine, il museo civico – diocesano, ospitato nella ex chiesa di Santa Maria dei Servi, conserva la frammentaria “Deposizione della croce” realizzata da Pietro Vannucci  nel 1517.

Secondo Vasari, la famiglia Vannucci era una delle più ricche e importanti di Città della Pieve. Il giovane Pietro incominciò la formazione nella vivace Perugia quattrocentesca, dove studiò l’opera
di Pietro della Francesca e dove lavoravano anche Beato Angelico e Benozzo Gozzoli. Fu però soltanto a Firenze, dove giunse intorno al 1468, che il Perugino ebbe la possibilità di dimostrare il proprio talento: crebbe alla bottega di Andrea Verrocchio, una vera fucina di grandi artisti, insieme a Leonardo da Vinci, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Filippino Lippi e Sandro Botticelli. Con lui, più o meno coetaneo, collaborò più tardi ai dipinti della Cappella Sistina.

Negli anni, Perugino divenne uno degli artisti più famosi, tanto che il mecenate Agostini Chigi lo definì “il meglio maestro d’Italia”, con botteghe a Firenze e a Perugia, con collaboratori come Pinturicchio e allievi come Raffaello.

Nel 1473, Vannucci ricevette la prima commissione importante: i frati francescani di Perugia gli chiesero di decorare la nicchia di San Bernardino con otto tavolette che insieme componevano due ante a chiusura, con un gonfalone con l’effigie del Santo.

A Perugia, città da cui prese il soprannome e dove visse a lungo, è facile imbattersi nelle opere di Pietro Perugino, oltre a quelle presenti alla Galleria Nazionale Umbra. Tra le tante l’antica basilica di San Pietro, per la quale dipinse il Polittico di San Pietro, poi smembrato e disperso in vari musei del mondo, la Pala dei Decemviri nella cappella nel Palazzo dei Priori, il Museo di Palazzo Baldeschi al Corso con “Madonna con il Bambino e due cherubini”.

Imperdibili a Perugia il Collegio da Cambio, con la Sala delle Udienze affrescata da Vannucci e dove si trova anche un suo autoritratto, e la Cappella di San Severo. La piccola cappella, oggi quasi
un vano attiguo, faceva parte della navata sinistra della chiesa quattrocentesca: qui venne chiamato a dipingere Raffaello, e proprio la “Trinità e santi” rivela un lavoro fatto a quattro mani tra l’allievo Sanzio, che iniziò l’affresco nel 1505, e il maestro Perugino, che lo completò nel 1521.

L’itinerario nell’Umbria del Perugino continua con altri borghi e altre meraviglie artistiche: Panicale con la chiesa di San Sebastiano dove si trova l’affresco dedicato al Martirio, Deruta, Bettona, Corciano, Foligno, Cerqueto, Assisi, Spello, Trevi, Montefalco.

Un’altra meta è Fontignano, dove l’artista morì nel febbraio del 1523, con la chiesa dell’Annunziata che custodisce il suo ultimo lavoro. Anzi, la leggenda narra che proprio mentre stava dipingendo “La Madonna in trono col Bambino” venne colpito dalla peste che lo uccise: nella chiesa è ospitata la tomba in marmo del Perugino, ultima tappa della vita terrena di Pietro Vannucci, celebrata oggi con l’anniversario dei 500 anni.

Info
www.perugino2023.org/
www.umbriatourism.it

Foto dreamstime.com, Pixabay

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