Padova dalle tante anime tra storia millenaria, arte e curiosità

Definire una città non è mai facile. Padova si può definire grandiosa, se si pensa che qui ci sono
una delle piazze e una delle sale pensili affrescate più grandi al mondo. Si può definire capitale
dell’affresco se si pensa alle tante pareti affrescate che compongono una Urbs Picta riconosciuta
dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità il 24 luglio 2021.

Cercando tra vecchie guide, Padova viene descritta come città dai mille volti, con un dinamismo economico e industriale che va di pari passo con la storia millenaria, con una vita sociale che si anima nelle piazze del centro.

Ovunque si cerchi, Padova è sempre un intreccio di itinerari, arte, storie, tradizione e modernità.

E così, anche un’interessante mappa (“Metrominuto”, pubblicata nel sito del Comune) unisce, con tanto di tempi di percorrenza da trekking urbano e punti di interesse che sembrano fermate della metro, le tante anime di Padova: medievale, rinascimentale, città dell’affresco, della scienza, luogo di fede, città d’acque.

Il bello di una passeggiata in città sta proprio nello scoprire vicinanze, sovrapposizioni e contrapposizioni un passo dopo l’altro.

Un buon punto di partenza può essere Prato della Valle. Quel prato senza erba, uno dei “tre senza” della città. Spazio melmoso fino al Settecento, luogo di corse di cavalli, fiere e feste, oggi è una grande ed elegante piazza.

Se ci capitate di sabato il mercato vi accoglierà con tutti i tipi di merce possibili. I banchi circondano l’isola Memmia e sono i classici banchi dei mercati. E pensare che al tempo del suo viaggio in Italia Goethe si augurava che andasse a buon fine il progetto municipale di creare una struttura fissa, in muratura, per ospitare il mercato.

Il prato è il luogo dove Padova celebra i suoi abitanti illustri con bianche statue, frutto di un originale progetto iniziato nel 1775: a ben guardare ci sono illustri personaggi come Antenore, Tito Livio, Galileo, Petrarca, ma ci sono anche altri che sono più sconosciuti che illustri.

Il progetto prevedeva di abbellire il prato con 78 statue e l’amministrazione dell’epoca, non avendo fondi sufficienti, diede il permesso a famiglie, enti, autorità, di donare statue a loro discrezione, purché i personaggi in qualche modo avessero avuto a che fare con Padova.

Due personaggi, illustri davvero, dialogano invece tra gli archi dell’edificio neogotico che si distingue sul lato ovest della piazza: Dante e Giotto.

Non è certo che i due si siano incontrati a Padova, ma poco importa e il dialogo tra artista e poeta è perenne: davanti al Giudizio Universale affrescato nella Cappella degli Scrovegni il pensiero corre veloce alle terzine della Divina Commedia.

Nell’angolo sud-est della piazza, semplice e solenne, tra le chiese più grandi del mondo, sta la Basilica di Santa Giustina: nel suo interno austero si respira l’aria benedettina dell’annesso monastero. Può capitare di assistere a celebrazioni con i monaci ma già il cinquecentesco coro
ligneo può far immaginare l’atmosfera del luogo. Se vi capita di sentire suonare il poderoso organo, sappiate che lo suonò, nel 1771, un quindicenne Mozart in viaggio col padre.

Dirigendosi verso nord, all’angolo con via Umberto I, un elegante palazzo ospita un curioso museo, dedicato al pre-cinema: come una camera delle meraviglie tra lanterne magiche e giochi ottici racconta la magia dell’intrattenimento prima del grande schermo. Si prosegue con dieci minuti di passeggiata tra caffè e nobili palazzi verso il centro di Padova.

D’obbligo una sosta al Ponte delle Torricelle per uno sguardo ad uno dei pochi tratti scoperti della città d’acque di un tempo. Giusto un attimo, per ricordare che Padova nacque paleoveneta, oltre tremila anni fa, su un’ansa del fiume Brenta.

Il percorso continua in via Roma. Ma all’altezza di Via Marsala conviene addentrarsi nel Ghetto tra strette e tortuose viuzze con portici dalle aggraziate colonne, palazzetti medievali, edifici sviluppati in altezza (caratteristica di quest’area con poco spazio a disposizione), raccolte piazzette, con librerie, negozi di antiquariato e modernariato, storiche botteghe di dolci e osterie dove perdersi.

Da un’atmosfera raccolta si passa alla luce di Piazza dei Signori: i Signori sono i Da Carrara che governarono Padova dal 1318 al 1405. L’architettura qui è cinquecentesca con il lungo palazzo del Capitanio, sorto su un’ala della scomparsa reggia, che ingloba la torre dell’orologio,
mirabile macchina che segna ore, giorni, mesi, il corso del sole, le fasi lunari, i moti dei pianeti e lo zodiaco.

Ma l’anima medievale di Padova è a pochi passi. Tra il rosso dei mattoni si alza la lucente copertura a carena di nave rovesciata del Palazzo della Ragione.

Seppur alleggerito da logge e porticati esterni, non perde la propria imponenza. Il primo piano, un tempo tribunale, è un unico immenso salone di 2000 metri quadri, dalle pareti ricoperte di 333 riquadri affrescati in un tripudio di santi, pianeti, segni astrologici, animali veri e fantastici, sospeso quasi per magia su un piano terra occupato da un caratteristico mercato coperto fatto di piccole botteghe di specialità gastronomiche.

Per i padovani è normale pensare che, se una determinata specialità non la si trova in giro, la si troverà “sotto el salòn”. A sud e a nord Piazza delle Erbe e Piazza dei Frutti rinnovano ogni giorno la tradizione del mercato, vecchia di almeno ottocento anni e rinnovano anche il rito padovano dell’aperitivo con lo spritz, la cui padovanità va onorata scegliendo la variante con l’Aperol, nato qui nel 1919. Zona di foro e terme romane, l’attuale Listòn è ancora oggi il cuore della città.

Guglie neogotiche da un lato e un’imponente facciata neoclassica con alte colonne controllate da leoni dall’altro, sono il segno distintivo del Caffè Pedrocchi, lo stabilimento ottocentesco progettato da Giuseppe Jappelli con tre sale di patriotica atmosfera dedicate ai colori della bandiera italiana.

Le cortesie per gli ospiti qui sono nate molto tempo fa: ai clienti venivano messi a disposizione degli ombrelli in caso di pioggia, nella sala verde ci si poteva sedere anche senza ordinare. Dall’apertura nel 1831 rimase aperto giorno e notte fino al 1916 e a questo
si deve l’appellativo di caffè senza porte, un altro dei “tre senza” di Padova.

Da via San Francesco si scende sotto i portici di via del Santo in un alternarsi di antiquari, librerie e negozi di prodotti enogastronomici, per raggiungere la Basilica dedicata a colui che Padova chiama, senza nome, semplicemente “il Santo” (il terzo dei “tre senza” di Padova) a dimostrazione dell’unicità del legame con il predicatore Antonio.

Le cupole lucenti, i piccoli campanili simili a minareti, i grandi e silenziosi chiostri, le bancarelle di souvenir religiosi e immancabili candele da portare in offerta alla tomba davanti alla quale sfilano i devoti, gli affreschi trecenteschi dell’Oratorio di San Giorgio nella piazza, il giovane Tiziano che lascia la sua firma nelle scene di vita di Antonio nella Scuola del Santo, Donatello che celebra il condottiero Gattamelata con il monumento funebre ad un angolo della piazza: l’insieme è l’esaltazione dell’arte e della storia di Padova che continua a scoprirsi ogni giorno fatta di tante diverse anime.

Info:
www.padovanet.it/informazione/progetto-metrominuto-padova-la-citt%C3%A0-al-passo
https://ilbolive.unipd.it/it/news/scienza-nascosta-nei-luoghi-padova-liston
www.minicizotti.it/
www.santantonio.org/it
www.abbaziasantagiustina.org/
www.unipd.it/visiteguidate
www.caffepedrocchi.it/
www.padovaurbspicta.org/

Da leggere:

Il giro di Padova in 501 luoghi. La città come non l’avete mai vista, Laura Organte,
Newton Compton Editori

101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita, Paola Tellaroli, Newton Compton Editori

La scienza nascosta nei luoghi di Padova, Collana I Libri de Il Bo Live, PADOVA UNIVERSITY PRESS

Foto: Vittorio Galuppo, Eva Vallarin

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