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Ninfa, il giardino della bellezza tra ruderi medievali

Il profumo delle prime rose in boccio arriva prepotente e quasi inebriante, dominante sugli altri fiori. Il bianco e il fuxia dei pruni, dei ciliegi e dei meli ornamentali spicca come una macchia sul verde delle foglie giovani, mentre nel laghetto l’albero di giuda sembra specchiarsi.

La primavera si addice al giardino di Ninfa, considerato tra i più belli d’Europa e al mondo. Un mix straordinario e unico di bellezze naturali, ambiente, Storia e botanica, di ruderi e resti medievali e vegetazione.

La torre vedibile dall’entrata del giardino ricorda ai visitatori che qui esisteva una cittadina molto prospera, posta sulla via di comunicazione pedimontana, tra Roma e Napoli, che ha goduto delle ricchezze date dalle tasse, dai pedaggi e dai commerci, benedetta dalla sorte e dalla palude che avanzando rese impervie le altre
strade, soprattutto l’Appia.

Questo era uno dei feudi della potente famiglia Caetani, dotato di centinaia di case, parecchie chiese, mulini e granai: fu donato da papa Bonifacio VIII a un suo parente, Pietro Caetani, sul finire del Duecento. Da allora questo borgo che oggi si trova in provincia di Latina, vicino a Cisterna, Norma e Sermoneta, ha prosperato fino a quando venne abbandonato nel Settecento, con l’avanzare della palude dell’Agro Pontino.

Solo nel 1921 l’ultimo discendente dei Caetani iniziò a bonificare il terreno, per crearne una residenza estiva:
furono, però, le donne della famiglia, la madre Ada Wilbraham, che piantò molte specie botaniche portate con sé da suoi viaggi all’estero, e la figlia Leila che lo trasformò in giardino all’inglese e istituì una fondazione a cui lo lasciò in eredità, a realizzare i presupposti dello splendido parco.

Aperto da aprile ad agosto, con qualche weekend di settembre e ottobre più il 3 novembre 2019, (si consiglia la
prenotazione) il giardino si esplora con le visite guidate, seguendo i sentieri e le ricche spiegazioni, ammirando le specie in fiore e le tante varietà, fotografando i ruderi.

Un nome più adatto di Ninfa, la divinità delle acque, non si poteva trovare per questo luogo così romantico: si narra che in epoca romana su un isolotto sull’omonimo fiume che scorre nel giardino esisteva un tempio dedicato a lei. Con il passare dei secoli diede il nome anche al borgo, che prosperò nel Medioevo, come si capisce da quello che resta delle costruzioni. Come la chiesa di Santa Maria Maggiore, una delle più importanti, che ancora oggi lascia intravedere antichi e preziosi affreschi sull’abside.

Passeggiando nel verde si incontrano quello che rimane di altri edifici religiosi, di case, di mulini, del castello e delle mura della vecchia Ninfa. Ma sono le piante cresciute e sviluppate intorno a questi ruderi a rendere tutto così incantato.

Dotato di un microclima particolare, protetto dai monti Lepini e dalla rupe di Norma, il giardino è un ordinato
insieme di grandi alberi, cespugli, fiori, originari di ogni latitudine, dall’Australia alla Cina. Come il
bosco del bambù, i ciliegi ornamentali e le magnolie giapponesi, banani, un’acacia sudamericana, e poi pini, aceri,
pioppi, agrumi, calle, iris, ortensie, rose, lavanda e rosmarino in quello che sembra un riassunto vivente di botanica.

A seconda della stagione, cambiano i colori e i boccioli in fiore, ma è sempre un grande spettacolo della natura
sistemato con mani sapienti dall’uomo, in questo caso solo sei giardinieri che si occupano del parco.
Accanto a Ninfa è stato creato un altro piccolo territorio con laghetti artificiali per ricostruire l’habitat della palude, diventato oasi WWF, e attirare gli uccelli migratori e gli animali tipici.

Inoltre la zona intorno a Ninfa si presta a ulteriori visite: il borgo di Norma, proprio sopra il giardino, su una rocca tutta tornanti, rivela i resti archeologici della vecchia Norba, un insediamento romano, e un panorama che spiazza su tutta la Pianura Pontina e il Promontorio del Circeo, a Sermoneta, poco lontano, si può ammirare il castello Caetani e l’Abbazia di Valvisciolo, romanica, già base dei Templari, ai cui subentrano i Cistercensi, dotata di un bel chiostro. Un piccolo angolo del Lazio meno conosciuto, ma da ammirare.

Info: https://www.giardinodininfa.eu/
Foto di Sonia Anselmo

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