Maratea, sacro e profano sulla costa della Basilicata

tramonto a Maratea

Un borgo ricco di contrasti e unicità. Maratea è sacra e profana, moderna e antica, immersa nei colori della natura con il verde della vegetazione e il blu del mare, e in quelli creati dall’uomo, i tetti rossi delle case e il bianco delle braccia spalancate del Cristo.

Maratea è questo e molto altro, forte del fatto di essere l’unica località affacciata sul Mar Tirreno della Basilicata.

Il panorama dal Monte San Biagio che domina il paese e l’acqua è mozzafiato, soprattutto nell’ora delle sfumature calde del tramonto. Sotto i boschi, i querceti e gli uliveti che vanno degradando verso il Golfo di Policastro.

Dall’alto lo scenario è un susseguirsi di scogli, insenature, grotte, anfratti, piccole spiagge con sabbia e con pietre levigate, mentre è facile notare i resti delle antiche torre di avvistamento e l’isola di Santo Janni, con la cappella dedicata a San Giovanni sullo sperone roccioso.

I fondali intorno all’isola sono il paradiso dei sub e un concentrato di relitti di navi romane: qui sono stati trovati centinaia di ancore, vasche destinate alla produzione del famoso garum, la salsa di pesce amata dagli antichi romani, e anfore.

Pare anche che qui l’equipaggio della nave che trasportava le reliquie di San Biagio a Roma le consegnò agli abitanti di Maratea, facendo diventare il martire patrono del luogo. Il mare e i suoi fondali, intorno all’isola di Santo Janni, sono una preziosa area archeologica, mentre le spiagge richiamano ogni anno centinaia di vacanzieri attirati dalla bellezza della costa.

Sulla cima del monte un altro simbolo di Maratea accoglie a braccia aperte i visitatori. Bianca e moderna, la statua del Cristo Redentore è davvero gigantesca, fatta con un impasto speciale di marmo di Carrara e cemento dall’artista Bruno Innocenti a metà degli anni Sessanta del Novecento.

Da allora, con la sua altezza di oltre 20 metri, il Cristo ha sostituito una croce di ferro battuto, eretta
all’inizio del XX secolo per commemorare l’attacco francese del 1806 al Maratea Castello, la cittadella fortificata che si trovava qui e ridotta a un cumulo di rovine.

Mentre i visitatori si perdono nella bellezza del panorama sulla terrazza alla base della statua, il Redentore
ha lo sguardo orientato sulla basilica di San Biagio, cuore religioso di Maratea.

La chiesa custodisce le reliquie del santo patrono, quelle della nave romana, e si trova nella zona più alta della città, al Castello delle fortificazioni distrutte: la tradizione vuole che la chiesa sia sorta su un tempio pagano dedicato a Minerva.

In stile neoclassico, in marmo bianco, all’interno ospita alcuni affreschi, bassorilievi e tabernacoli preziosi.

La basilica è anche uno dei tanti edifici religiosi che popolano la zona: coma la chiesa dell’Assunta, risalente al XII secolo, la chiesa dell’Annunziata con il suo stile barocco e con vicino l’obelisco di San Biagio, la chiesa dell’Addolorata, la chiesa di San Vito, la più antica.

Ancora tanti altri luoghi di preghiera, in fondo Maratea è la città delle 44 chiese, nella parte bassa chiamata Borgo, dove non mancano palazzi antichi. Qui i vicoli, con le case dai balconi in ferro battuto, le chiese e queste ex residenze nobiliari danno a Maratea un’aura suggestiva.

Durante l’estate, normalmente, le stradine del centro e le pareti dei palazzi diventano una sorta di mostra d’arte all’aria aperta, esponendo quadri di artisti italiani e stranieri.

Ma a dispetto di tutta questa atmosfera e del lato sacro, Maratea è rinomata soprattutto per il suo panorama
e il mare, che ogni anno ottiene la classica bandiera blu per le sue acque incontaminate. Al centro della costa lucana, Maratea offre l’incanto del Golfo di Policastro, i monti alle spalle con i ricchi boschi e gli uliveti.

Info: www.basilicataturistica.it/

Foto: Pixabay
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