La Darsena e la Nuova Milano

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Qui in antichità i barconi (molti a fondo piatto) venivano scaricati e le merci proseguivano  per la destinazione finale con mezzi terrestri oppure con barche più piccole che si inoltravano nei canali che penetravano in città. 
La rete dei Navigli, infatti, scorreva oltre la Porta Ticinese (punto di accesso alla città) e raggiungeva il centro con altri canali minori  (che ancora oggi scorrono sotto le attuali strade) come spesso indica anche la toponomastica cittadina: ad esempio, il nome della centralissima Via Laghetto, a ridosso della sede universitaria e del Duomo, ha una derivazione decisamente acquatica.
Passato però l’uso commerciale della Darsena, il luogo nei secoli ha assunto una connotazione ornamentale per quanto caratteristica della città, rappresentando,  come tutta la zona Navigli, l’idea della Vecchia Milano.
Ora, dopo l’abbandono di alcuni anni, con L’Expo la Darsena è stata ristrutturata: via le vecchie baracchette che ospitavano negozi sostituite con nuove costruzioni, via i locali sulle sponde, che sono state rifatte, piantumate e rese pedonabili, via i topi e l’immondizia che per lunghi anni  sono stati sinonimo di degrado della zona. Ora la Darsena, nata nell’attuale conformazione nel 1603, è stata resa ai cittadini in un contesto dove  la modernità è rispettosa delle secolare tradizione. Eppure la storia di questo angolo di Milano negli ultimi anni è stata assai travagliata.
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Dato l’abbandono ed il degrado, nel 2004 l’allora giunta Comunale pensò di realizzarci un parcheggio. Gli scavi per questa opera portarono alla luce interessanti reparti archeologici e l’intera area fu allora posta sotto l’ala protettrice delle Belle Arti che negarono il permesso di costruzione.  Il fermo lavori e l’impraticabilità portarono la Darsena a divenire una sorta di “oasi” naturale dove trovarono rifugio animali di ogni tipo (un’oasi naturalistica molto bizzarra).
Con arrivo di Expo la nuova Giunta Comunale stanziò i fondi per rendere l’area accessibile al pubblico con un lavoro di ristrutturazione rispettoso della storia di quel luogo. E in quel luogo di storia ne è passata parecchia. 
Furono le sponde del Naviglio Grande (usato per la navigazione ma anche per l’irrigazione e la difesa) a veder passare i barconi (i “navigli”, appunto) carichi di blocchi di marmo di Candoglia usati per costruire il Duomo di Milano.
Le cave di Candoglia sono situate in val D’Ossola sopra il Lago Maggiore. Dalla cava raggiunto il lago i blocchi  di marmo venivano imbarcati per arrivare, attraverso il Ticino e poi il Naviglio, sino in Darsena, dove (siamo a fine ‘300)  era posto il dazio per le merci. Le uniche che non erano soggette ad imposta per entrare in città erano quelle destinate alla costruzione della Cattedrale. Per essere riconosciute venivano marchiate con la scritta A.U.F. (acronimo di Ad Usum Fabricae ovvero ad uso della Fabbrica, del Duomo appunto) sigla che ha dato vita alla locuzione “ad Ufo” ovvero senza pagare. 
Per lungo tempo dunque la Darsena è stata un porto (l’ultimo barcone con le merci arrivò nel 1979) con tutte le attività che si collegano ad un porto, tra cui l’immancabile prostituzione. Milano fu dominio spagnolo per lungo tempo e spesso l’attività di prostituzione era svolta da signorine spagnole dette “ciche”, ragazze. E così la porta a ridosso della Darsena che dava l’accesso alla città divenne “Porta Cicca” nomignolo che ancora oggi conserva e che indica la vera Milano, quella della tradizione, come d’altronde tutto l’adiacente quartiere “Ticinese”.
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Porta Cicca in realtà è Porta Ticinese perché guarda in direzione del Ticino raggiungibile attraverso il Naviglio Pavese (superando i dislivelli grazie anche  alle chiuse leonardesche, uno dei tanti studi e lasciti del periodo milanese del genio di Vinci). 
In Darsena dunque confluiscono due grossi canali (quello Pavese un po’ più piccolo del Grande) sulle cui sponde si svolge la movida milanese con locali, ristoranti, zona affollata in particolare modo nella bella stagione anche solo per passeggiare sulle sponde (quelle del Grande per lungo tratto pedonali) e nella stagione fredda per suggestivi scori nebbiosi. 
Sul Pavese poi sono ormeggiati vecchi barconi riadattati come locali di vario tipo. In direzione opposta, “protetta” dalla porta e dai vecchi caselli del dazio, si trova l’entrata in città (le vecchie mura costeggiavano la Darsena). In quella direzione svetta il campanile di Sant’Eustorgio, una delle chiese più belle della città raggiungibile in due passi entrando in Corso di Porta Ticinese con angoli assai suggestivi e situata in uno dei parchi milanesi.
Grazie ai recenti lavori (inaugurazione in concomitanza con l’inizio di Expo) resa nuovamente un luogo di incontro la Darsena affronta un nuovo millennio con il suo carico di storia ed in qualche modo contrastando la tendenza della città a nascondere i suoi gioielli.
Qui tutto è visibile, un invito a stare all’aperto caratteristica non certo propria di Milano. Un interessante cambio di rotta, indicativo  forse di un nuovo approccio alla città ed una nuova apertura culturale della metropoli lombarda.
Dalla Darsena parte un battello che porta i visitatori a risalire un pezzo del Naviglio Grande (sino all’altezza di un’altra bella chiesa quella di San Carpoforo) ed il Pavese sino appunto alle conche leonardesche. Uno sguardo diverso, da pelo d’acqua che sembra farci fare un tuffo nel passato e portare lontano dai frenetici ritmi di questa città.
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