Isola Tiberina, leggende e curiosità nel cuore di Roma

Con le foglie degli alberi, verdi in primavera e gialle in autunno, che la incorniciano dal Lungotevere, l’Isola
Tiberina diventa onirica. Così come le giornate terse d’inverno la rendono un angolo sublime della
bellezza unica di Roma.

Eppure l’Isola Tiberina non è solo un panorama da cartolina, un luogo storico e naturale dove transitare verso altre mete. Ad un’osservazione più attenta, rivela curiosità, leggende e soprattutto misteri, dovuti alla sua posizione, nel cuore del Tevere.

Già dall’antichità questa piccola isola fluviale è stata abitata e faceva parte attiva, come Insula Tiberina
o Insula Aesculapi, dalla vita quotidiana, tra commerci, divinità e arti mediche, della Roma dell’epoca d’oro.

Collegata alle due rive del Tevere dal Ponte Cestio e dal Ponte Fabricio, che risale al 62 a.C. ed è l’attraversamento in pietra più antico della città, lunga circa 300 metri e larga 90 metri, l’Isola
Tiberina è legata alla Storia e alle leggende millenarie, che evocano anche incognite e misteri.

Si narra che l’Isola Tiberina sia nata nel 509 a.c. dai covoni del grano di Tarquinio il Superbo gettati ed ammassati nel fiume Tevere dal popolo romano come gesto di ribellione al re, poi cacciato da Roma.

Un mito scaturito da un rito antichissimo, nel quale si sacrificavano le primizie del raccolto benedicendole nelle ceste che venivano poi lanciate nel fiume per ingraziarsi gli dei, con i covoni di grano sacri anche a Cerere, Mater Matuta e Opi.

In realtà, la nascita dell’isola è dovuta alla roccia vulcanica alla sua base che con la corrente del fiume nel tempo si è cementificata ed ingrandita, assimilando i detriti fluviali ammassati sotto di sé. Data la particolare forma, è stata sin dall’origine utile come punto di scambio tra una riva e l’altra del fiume, ben prima della costruzione del ponte di legno che fu sostituito con il Fabricio, grazie a banchi di sabbia che emergevano.

Un’altra leggenda riguarda la curiosa forma dell’Isola Tiberina, a prua di nave. Si dice che sia sorta nel punto in cui affondò un’imbarcazione e il suo aspetto fu plasmato appositamente in modo architettonico quale tributo, tanto che al centro venne eretto un obelisco a rappresentarne l’albero maestro. Ancora oggi si possono scorgere i resti di alcuni rinforzi in travertino, che ne sottolineano la forma di barca.

Un altro mito la collega al culto di Esculapio, Dio della medicina, al quale l’Isola Tiberina fu consacrata. Nel 291 a.C. Roma fu colpita dalla peste e per liberarsi da questo flagello fu inviata ad Epidauro, santuario dedicato alla medicina della Grecia una delegazione di saggi per un responso su come definire la gravità e risolvere
la situazione. Durante la visita un serpente sacro al dio si rifugiò sulla nave romana. Una volta giunti in Patria,
il rettile fuggì nascondendosi sull’isola e successivamente il punto in cui trovò riparo venne adibito a tempio,
interpretato dai romani come luogo dove il dio aveva scelto la sua dimora, e da quel momento la città fu liberata dalla peste.

Non solo, sull’isola avvenivano guarigioni miracolose e il tempio divenne una sorta di asilo di soccorso per i bisognosi, un’inclinazione rimasta fino ai nostri tempi. Nel Medioevo l’Isola Tiberina divenne sempre di più sede
di un ricovero per malati e indigenti, gestito da frati, che nel 1584 si trasformò nel Fatebenefratelli, un vero
e proprio ospedale, tuttora in attività.

Il tempio di Esculapio sorgeva sul lato meridionale dell’isola. Al suo posto si trova la chiesa di San Bartolomeo che un tempo celava anche un pozzo collegato ad una fonte legata all’antico santuario: si diceva che le acque fossero salutari e miracolose ma al contrario erano velenose e il pozzo fu sbarrato definitivamente.

Nella Cappella del Sacramento si trova sorprendentemente una palla di cannone, sparata dai Francesi durante l’assedio del 1849: le persone presenti all’interno rimasero miracolosamente illese e lasciarono il residuo bellico come ricordo indelebile.

All’esterno della chiesa di San Bartolomeo si ammira un’altra curiosità dell’Isola Tiberina: una colonna di sezione quadrata e con un coronamento a cuspide, sormontata da una croce. E’ la cosiddetta colonna infame, costruita nel 1869 in sostituzione della precedente cinquecentesca che andò distrutta, dove venivano affissi, il giorno della festa di San Bartolomeo, i nomi dei “banditi” che non si erano comunicati il giorno di Pasqua.

Tra gli altri monumenti da ammirare camminando sulle antiche pietre dell’Isola Tiberina c’è la chiesa di San Giovanni Calibita, seicentesca, annessa all’Ospedale. Al suo interno è conservata l’immagine della Madonna della Lampada, legata all’inondazione del 1557 e relativo prodigio: la tradizione narra che in seguito alla piena del fiume Tevere l’immagine fu sovrastata dalle acque ma che una lampada posta di fronte all’opera non si spense mantenendola illuminata, da cui il nome.

Un altra costruzione dell’Isola Tiberina, appena traversato il ponte Fabricio, che la collega alla riva
del Tevere, all’ex ghetto ebraico e infine al Campidoglio, è la medievale Torre dei Caetani, che prende il nome dalla nobile famiglia che qui aveva la sua residenza. E’ detta anche Torre della Punzella, perché nel parapetto di mattoni di una finestra è inserita una piccola testa femminile di marmo che risale al I secolo d.C.

L’Isola Tiberina, ogni estate, diventa l’isola del Cinema, un evento che porta da diversi anni al centro della Capitale il grande cinema italiano e internazionale, in questo scenario affascinante sul Tevere.

Inoltre, l’Isola Tiberina è entrata nella tradizione popolare romana per la cucina e per la Trattoria Sora Lella, simbolo della città eterna. Elena Fabrizi, nota nel mondo del cinema come la Sora Lella, sorella dell’attore Aldo Fabrizi, inaugurò nel 1959 questo ristorante ora gestito dai nipoti, che continuano a proporre con le tipiche ricette romane, sempre con grande successo. (www.trattoriasoralella.it)

Forse il simbolo per eccellenza di Roma, divisa tra arte, cinema e tradizione culinaria, dopo il Colosseo, il Vaticano, oppure la Fontana di Trevi, è proprio l’isola Tiberina, che sia vista come scorcio in un film con Anna Magnani nel ruolo dell’onorevole Angelina, oppure seduti in trattoria a gustare spaghetti alla carbonara e coda alla vaccinara con contorno di carciofi alla romana; poiché, come diceva Harry Truman: “se non tolleri il
calore stai lontano dalla cucina”, se non ami l’arte, non visitare l’isola Tiberina.

Info: www.isolatiberina.it

Testo di Maurizio Barbato
Foto di Maurizio Barbato, dreamstime.com,

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