In bicicletta nella campagna padovana del Ruzante

Girare in bicicletta ha degli indubbi vantaggi. Primo fra tutti quello dell’andare lento che fa assaporare il territorio in modo più vero e intenso. La campagna a sud-est di Padova è proprio uno di quei territori che va scoperto e riscoperto in bicicletta.

Qui si può pedalare in stradine che solcano i campi coltivati a grano e granoturco, seguire i filari di vigne, sentire i profumi che si alternano nelle stagioni, scoprire piccoli capitelli con Madonne sempre infiorate, capire da vicino la vita di una terra operosa dove la tradizione contadina rimane viva.

Questa è la terra culla dei Carraresi signori di Padova, ma anche terra di scrittori come Ruzante, il più importante commediografo del Cinquecento. Per certi tratti la campagna è cambiata, ma certi scorci pare siano rimasti immutati nei secoli.

Un itinerario facile, interamente pianeggiante e da percorrere su due ruote, permette di tuffarsi nel verde accompagnati dal profilo dei Colli Euganei alla scoperta di storie inaspettate e opere d’arte da ammirare.

Si parte dalle Terme Euganee e come prima tappa ci si ferma al Castello di San Pelagio a Due Carrare: un po’ villa e un po’ edificio difensivo, costruito nel Seicento attorno alla trecentesca torre carrarese, si affaccia su un ampio prato dove un vecchio aeroplano sembra appena atterrato. È il segno che vale la pena entrare per visitare il “Museo dell’Aria e del Volo”: da Icaro ai voli spaziali si ripercorre la storia del desiderio dell’uomo di volare tra modelli di mongolfiere, motori di aerei, proiezioni e oggetti storici. Alcune stanze vi faranno alzare lo sguardo al cielo immaginando di veder decollare gli aeroplani della squadriglia “Serenissima” di cui faceva parte Gabriele D’Annunzio che proprio da qui partì per lo storico volo su Vienna.

Si riprende la strada in bicicletta verso Pontemanco. Su un canale si specchia una breve teoria di case basse, bianche e con le imposte in legno, che a tratti lasciano spazio alle ruote di antichi mulini, ville padronali e un oratorio che è un piccolo scrigno. L’atmosfera è tranquilla, quasi sospesa in un tempo liquido come l’acqua del canale.

Che questo piccolo fazzoletto di terra sia stato l’inizio di una potente signoria, è facile da dimenticare correndo tra la campagna. Ma l’Abbazia a Carrara Santo Stefano aiuta a ricordare i Carraresi, uomini d’arme di origine longobarda, feudatari di campagna che guadagnarono prestigio e potere fino a diventare Signori di Padova per buona parte del Trecento.

L’abbazia fatta costruire nel 1027 dal capostipite della famiglia, Litolfo, divenne mausoleo dei Signori di Padova. Del complesso originario, uno dei più importanti centri monastici nel corso del XIII secolo, demolito nella seconda metà del XVIII secolo, rimangono oggi la chiesa in stile romanico, con un bellissimo rosone sulla facciata ottocentesca, il campanile decorato sulla torre con ceramiche policrome uniche nel loro genere in Veneto, la canonica, la casa del sacrestano e una vera da pozzo. 

L’interno della chiesa conserva il monumentale sarcofago di Marsilio I da Carrara che si vede raffigurato in uno dei pannelli centrali, inginocchiato e presentato da Sant’Antonio alla Madonna. Ai piedi dell’altare un grande cerchio in marmo rosso è circondato da un mosaico policromo: sarà impossibile trovare l’inizio e la fine del susseguirsi di tessere che creano un idealizzato infinito tra cerchio centrale e quattro ruote laterali. Ai due lati della navata due mosaici bianchi e neri, con motivi geometrici e scene di animali, riportano al tempo delle terme romane da cui provengono. Un ultimo sguardo va volto all’intensa Pietà in terracotta policroma dello scultore padovano Andrea Briosco.

Di nuovo in bicicletta si corre tra i vigneti, si passa il medievale Ponte di Riva, costruito probabilmente su fondazioni romane e si arriva a Cartura, dove conviene entrare nella settecentesca parrocchiale per perdersi guardando il soffitto: una Madonna Assunta vola in un cielo azzurro, dipinto da Giandomenico Tiepolo che di certo si è ispirato ai cieli tersi affrescati dal padre Giambattista.

Vi capiterà, lungo il percorso, di incrociare cartelli che annunciano lo “Stradon del Friularo”: si tratta di un vino autoctono, amato da Ruzante, scelto dai veneziani come vino da viaggio perché imbarcato sulle navi si conservava a lungo. Coltivata dall’anno 1000, la vite è protagonista indiscussa delle campagne della bassa padovana, dove non va dimenticata l’opera dei monaci Benedettini che hanno disegnato, recuperato, coltivato, bonificato tante di queste terre.

Il tour in bicicletta prosegue fino a Conselve, il cui centro storico e` ingentilito dalla presenza di ville e palazzi nobiliari come Ca’ Sagredo, seicentesco padiglione da caccia di Giovanni Sagredo, ambasciatore della Repubblica di Venezia presso le principali corti europee.

Ci si spinge in bicicletta fino a Tribano per ammirare la torre cittadina, unica superstite delle tre torri costruite dagli Estensi in concomitanza con un castello e per assaporare in primavera, in particolare nella festa di maggio, l’asparago bianco dal sapore tenero e delicato.

Si riprende il tragitto ritornando verso nord fermandosi a San Pietro Viminario, celebre un tempo per la produzione dei vimini con cui si intrecciavano cesti di tutte le fogge e dimensioni. La chiesa ha un caratteristico stile gotico-lombardo in mattoni rossi e conserva i resti di un suggestivo chiostro dove si respira ancora lo spirito della preghiera dei benedettini che la fondarono.

Si arriva quindi a Pernumia, patria del Ruzante, grande cantore del mondo contadino veneto. Dario Fo, nel discorso per il ritiro del Premio Nobel per la Letterartura ha ricordato Ruzante come “straordinario teatrante che è senz’altro il più grande autore di teatro che l’Europa abbia avuto nel Rinascimento prima ancora dell’avvento di Shakespeare”. Fo ricorda come Ruzante, attore-autore, fosse sbeffeggiato dai letterati del suo tempo, disprezzato perché portava in scena il quotidiano, la gente comune, l’ipocrisia dei potenti, la costante ingiustizia. Fo ama anche la lingua di Ruzante, il pavano che oggi non si parla più. Chissà se qualcuno si ricorda dell’esperimento fatto proprio da Fo alcuni anni fa: ha provato a recitare i versi di Ruzante in queste terre e la gente ha pensato parlasse tedesco.

Il centro di Pernumia è la piazza che ricorda un campiello veneziano, dominato dalla Chiesa di Santa Giustina. Entrate nell’attuale parrocchiale, tipicamente settecentesca, ma poi uscite dalla navata destra e scendete sotto al presbiterio per accedere all’area archeologica che conserva i resti del primo edificio di culto paleocristiano risalente al V-VI secolo d.C. oltre a parte della basilica medievale.

Pernumia, già abitata in età preromana e romana, è stata per molto tempo in posizione strategica a controllo di fiumi e vie di comunicazione. E proprio qui vicino corre una delle vie d’acqua che per secoli è stata una delle più importanti del padovano: il Canale di Battaglia, strada liquida per i trasporti commerciali tra l’entroterra e Venezia.

Presa la direzione di Rivella si imbocca in bicicletta quindi l’argine del Canale per arrivare, con comodo sterrato in posizione panoramica sui Colli Euganei, a Battaglia Terme, piccolo borgo dall’atmosfera rivierasca che ad un osservatore attento svela la storia di un importante realtà dalla lunga e fortunata storia di commerci fluviali.

Per ritornare alle Terme Euganee si passa in bicicletta a fianco del Castello del Catajo al quale si dovrà dare appuntamento ad una prossima giornata per visitare questa grandiosa casa della famiglia Obizzi, grandi capitani di ventura che nel Cinquecento mettevano in atto grandiose e fastose opere di marketing con feste nell’enorme villa di campagna mimetizzata da fortezza.

Il percorso proposto è lungo circa 45 km. Si può noleggiare una bici vicino alla stazione di Terme Euganee (raggiungibile da Padova in 10 minuti di treno) da dove si percorre l’itinerario in una intera giornata. Se il mezzo è una bici a pedalata assistita si può percorrere il tragitto in tranquillità concedendosi delle soste per conoscere più da vicino prodotti e storie delle terre che si attraversano.
Il Gal Patavino propone nella terra che va dai Colli Euganei all’Adige visite guidate gratuite, su prenotazione. Sono in programma escursioni sul tema “Bike&Wild” oltre ai percorsi “Passaggi Rurali”.

Info:
www.galpatavino.it
www.progettofrigus.it
#daiColliall’Adige
#GalPAtavino

Il Gal Patavino propone nella terra che va dai Colli Euganei all’Adige visite guidate gratuite, su prenotazione. Sono in programma passeggiate sul tema “Passaggi Rurali” , visite ai borghi sul tema “Before Venice”.

Per i tour domenicali su due ruote del ciclo “Bike and Wild” sono tre le proposte per il mese di settembre: il 6 a Due Carrare per “Le terre dei Carraresi  su due ruote”, il 13 a Masi per il tour “La terra tra i due fiumi: Adige e Fratta” alla scoperta dei percorsi rurali e degli antichi tratturi, il 27 a Tribano per la prima tappa della ciclo-escursione “Dai Colli all’Adige” che si snoda lungo ciclabili e strade poco trafficate.

Foto: Eva Vallarin, Vittorio Galuppo

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