Giardini Hanbury, incanto fiorito al confine ligure

Aloe fiorite, agavi gigantesche, palme ombreggianti. Non è un qualsiasi paese tropicale, ma un angolo paradisiaco della Liguria. A cinque minuti dal confine francese, a Ventimiglia, a picco sul mare, i Giardini Hanbury sono un incanto della natura, aiutato dalla mano dell’uomo che ha sistemato le aiuole e il parco e se ne prende cura.

I 18 ettari di superficie, protetti dalle montagne liguri, sono stati ideati da Thomas Hanbury, ricco commerciante inglese che, nel 1867, dopo aver fatto fortuna in Cina con le spezie, il thè e la seta, volle ritirarsi in Riviera.
Acquistò un antico podere il cui palazzo, edificato nell’XI secolo da una nobile famiglia locale sulle vestigia di una villa romana, era in rovina e lo trasformò a suo gusto, lasciando intatti alcuni alberi trovati nel luogo, tuttora rigogliosi, come il grande melograno di fronte ad una loggia in marmo.

I discendenti di Hanbury continuarono la sua opera, arricchendo il giardino di alberi, cespugli e fiori provenienti da ogni parte del mondo, compresa la Nuova Zelanda, che qui si trovano a loro agio, tanto da essere esplosi in tutta la loro bellezza. Alcuni di essi, come le molteplici specie di agave, di aloe e una rarissima Dracaena draco, originaria delle isole Canarie, che ha fiorito per la prima volta nel 2003, si sono stabilizzate estremamente bene, anche grazie alle cure degli studenti dell’Università degli Studi di Genova, che dal 1987 si occupa di questo profumato paradiso.

Due sentieri partono dalla cima del promontorio e scendono a picco verso il mare, tra alberi endemici come il Pinus halepsins, macchie tropicali, boschetti e roseti. Si attraversano sentieri punteggiati da violette in fiore, da yucche spettacolari, da tulipani e narcisi, si incontrano piccoli belvedere che offrono punti panoramici, si incrociano vasche e monumenti dallo spirito orientale, per non dimenticare le inclinazioni artistiche di Thomas Hanbury.

Si arriva, come prima tappa, al piazzale della villa, che ospitò anche la Regina Vittoria e dove l’estate si susseguono concerti, eventi e serate teatrali, dominati una grande campana giapponese: il vecchio proprietario la comprò a Kyoto ad un’asta, proveniente da un monastero buddista. Un esempio del grande amore per l’Oriente che caratterizza questo lato del giardino: peonie, ciliegi, glicini, iris, bambù, ginkgo biloba fanno sentire il visitatore immerso in un angolo del Giappone. Vicino alla casa, uno spazio è tutto per il giardino dei profumi: due terrazze riservate alle piante aromatiche, come lavanda, maggiorana, rosmarino e caprifoglio.

Proseguendo la comoda discesa si incontrano tempietti in stile moresco, fontane ombreggiate e ricche di ninfee e il viale dei Cipressi che conduce alla Strada Romana. Qui, un tempo passava la via Aurelia, ultimata nel 12 a.C per volere dell’imperatore Augusto e detto Julia Augusta, la più importante strada di comunicazione tra la Provenza e la Liguria e sotto questa porta ci transitarono personaggi come Carlo V, Santa Caterina e Napoleone. Oggi si attraversa per raggiungere l’altra parte degli Hanbury, quella che scende verso il mare.

Non prima di inebriarsi in un magnifico frutteto: agrumi di ogni genere, dai classici limoni, aranci, mandarini e cedri, i clementini, al kumquat, all’enorme pomelo, al bergamotto; frutti esotici come l’avocado, la macadamia e il cotogno originario della cina; piante antiche spesso dimenticate come il sorbo, il giuggiolo e il pistacchio. Non mancano, in questa zona di Liguria, gli ulivi, che circondano un’antica macina. E così, tra profumi e acquolina in bocca per i frutti, si giunge alla terrazza affacciata sul mare: le onde si infrangono sulle rocce, schiumando in un bianco lampeggiare sui verdi e i blu delle profondità, a sinistra Ventimiglia e a destra Mentone.

Un luogo ideale per fare una sosta, non a caso nell’edificio che un tempo ospitava la lavanderia della villa, oggi c’è un posto di ristoro, immerso tra centinaia di piantine di salvia che rendono l’aria odorosa. Finito il relax, si ricomincia con la salita, seguendo il secondo sentiero e approdando a spazi dominati da ogni tinta e grandezza di iris, punteggiati dal rosso acceso dei tulipani, a bordure di cactus e altre piante grasse, ad angoli abitati da esemplari di brugmansia, originari dell’America meridionale e capaci di attirare numerose farfalle.

E poi ancora, pergole di rose, scale contornate da glicini, bananeti e palmenti, tra esemplari rari e fiori dalle sfumature in tecnicolor. Così si ha la sensazione di essere immersi in un riassunto vivente della botanica, così rigoglioso e incantevole. Come ultimo saluto agli Hanbury, si osserva l’iscrizione sull’arco di uscita: l’ideogramma cinese Fo, che significa felicità. E dopo aver passeggiato tra tanta bellezza naturale non si può non essere contenti e grati.

Info www.giardinihanbury.com
Foto di Sonia Anselmo e www.giardinihanbury.com

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