Garbatella, centenario esempio architettonico di Roma

cesaroni

Cento anni e non sentirli. La Garbatella ha appena festeggiato un secolo di vita e l’eco delle celebrazioni tra
le strade del quartiere di Roma non si è ancora spenta.

Esattamente il 18 febbraio del 1918 il re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra per dare il via al progetto all’avanguardia di creazione di un quartiere popolare: da allora la Storia, attraverso le persone che ci hanno vissuto e ci vivono, è scorsa qui con la sua quotidianità.

I cortili fioriti, le stradine tortuose e strette, i muri colorati. La Garbatella sembra un piccolo borgo, uno dei tanti incastonati nell’Italia delle meraviglie. E invece è “solo” un quartiere di Roma. Atipico e unico, con una sua storia e una collocazione architettonica ben precisa, intriso di passioni, sportive e politiche, eppure passato alla fama nazionale per una serie tv, i Cesaroni.

La Garbatella, ormai, è un tutt’uno con la celebre fiction, si organizzano pure passeggiate alla scoperta dei luoghi del set. Cuore è ovviamente l’osteria-bar dei protagonista, che esiste veramente ed è un tantino diversa da quello che appare in tv.

Anche se queste strade fecero da sfondo ad altri film come “Caro Diario” di Nanni Moretti e alcuni Fantozzi ed hanno ispirato Pier Paolo Pasolini per “Una vita violenta”.
In effetti, è un palcoscenico ideale con le salite, le scalinate, i grandi palazzi colorati, i piccoli giardini, le piazze ampie, i negozi particolari, i ristoranti tipici. Di certo, un quartiere con grande carattere.

La Garbatella nasce ufficialmente il 18 novembre del 1918, ma la prima pietra viene posata soltanto
due anni dopo, il 18 febbraio del 1920, dal re Vittorio Emanuele III nella piazza Benedetto Brin, quella che si affaccia sull’Ostiense e sulla basilica di San Paolo fuori le Mura, con i giardini intitolati all’attore Maurizio Arena, il povero ma bello che nacque qui, e la fontana.

Alle spalle della piazza l’arco tra i palazzi che sembra indicare la via d’accesso alla parte più vecchia della Garbatella, voluto per una ragione ben
precisa: si voleva edificare un canale connesso direttamente ad Ostia e un porto sul Tevere e la zona appena nata sarebbe servita per ospitare i lavoratori adibiti a questo progetto e alle fabbriche vicine.

Furono confiscati i terreni e le vigne che c’erano su questi colli, furono iniziati i lavori e fu decisa una toponomastica ispirata al mondo marinaro e navale, ma il progetto del canale parallelo al fiume venne abbandonato. Nel frattempo, però la costruzione delle case popolari aveva avuto inizio.

Ci fu anche una discussione animata sul nome da dare alla zona: Remuria in onore di Remo che avrebbe fondato questo colle, Concordia per un auspicio di pace, ma alla fine ebbe la meglio un non chiaro “Garbatella”. Le ipotesi sono due: la prima si riferisce all’amenità  del luogo, la seconda e più accreditata a Carlotta, la proprietaria di un’osteria sulle vie di passaggio dei pellegrini che era molto amata per la generosità  con cui distribuiva il vino e le sue attenzioni e veniva chiamata “Garbata Ostella”. Oggi Carlotta fa la sua figura su un muro di un palazzo in una nicchia e ha dato anche il nome alla fontana a guardia della scalinata “degli innamorati”, chiamata così perché nel dopoguerra qui venivano ad incontrarsi i fidanzati.

L’intera Garbatella con le sue palazzine, le strade, i giardini e le scalinate, è considerato un monumento. Costruita con la logica della città giardino inglese, è suddivisa in lotti: un complesso di case unifamiliari dotate di cortili interni e di appezzamenti di terreni agricoli, quasi dei microcosmi a se stanti e autosufficienti, abitati dagli operai, dalle famiglie mandate via da Borgo per la costruzione di via della Conciliazione e per ultimo dagli sfollati della guerra.

Un tessuto umano che fa rivelare tuttora le preferenze politiche e sportive della zona: partigiana, rossa e romanista. Una borgata popolare che restava quasi in campagna ma che piano piano è diventata città. In origine i lotti erano 62 affidati dall’Istituto Case Popolari a differenti architetti e ingegneri, ma con il tempo si è sentita l’esigenza di spazi comuni, come piazze, teatri e fontane.

Una passeggiata tra le vie della Garbatella è come un libro di architettura con i tanti diversi stili, anche se il principale rimane il barocchetto romano. Tra gli esempi più interessanti il lotto 24, tredici villini circondati da cortili interni, eretti nel 1929 a margine del
Congresso Internazionale delle Abitazioni e Piani Regolatori: si voleva dimostrare che con sole 8000 lire dell’epoca si potesse costruire palazzine funzionali e omogenee, magari usando la calce e gli stucchi al posto del prestigioso e caro marmo. Il progetto ebbe successo e tuttora è indicato come sperimentazione architettonica riuscita.

Sono curiosi, invece, gli Alberghi, ovvero alcuni grossi e maestosi palazzi colorati adibiti ad ospitare gli sfollati della guerra. Realizzati fra il 1928 e il 1929 da un progetto di Innocenzo Sabbatini, sono incastrati un una forma a Y e conosciuti con nomi specifici per il colore della tinteggiatura: Bianco, Giallo e Rosso.

Avrebbero dovuto ospitare un notevole numero di persone, da trasferire a causa dei piani urbanistici sempre più crescenti di Roma, e creavano una sorta di città interna, con cucine e spazi comuni e spazi privati, le camere da letto, con pochi balconi.

L’Albergo Rosso ha anche una storia particolare: l’orologio che sormonta l’ edificio per moltissimo tempo è rimasto fermo sull’ora dell’inizio dei bombardamenti su Roma del 1944, per la precisione le 11:25, ed è stato considerato come l’ emblema della resistenza e della ribellione contro la guerra. Racconta una pagina della storia della Garbatella, ex borgata popolare, oggi centenaria, ed esempio architettonico di Roma.

Info: www.turismoroma.it
https://caragarbatella.it/
Foto di Sonia Anselmo

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2 Comments

  1. Lea 21 Febbraio 2020
    • Sonia Anselmo 21 Febbraio 2020

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