Fonti del Clitunno e Campello, natura, Longobardi e frantoi

Uno specchio d’acqua limpido, con i riflessi del foliage autunnale, con i colli dei cigni che emergono e le anatre mandarine che si rilassano. Le Fonti del Clitunno sono un’oasi di pace, natura incontaminata e relax nell’Umbria più verde.

Un suggestivo parco conosciuto da tempi immemori vicino a Campello del Clitunno, borgo fortificato già incantevole di suo, lungo la via Flaminia tra Spoleto e Foligno.

Estese su una superficie di quasi 10 mila mq, le Fonti di Clitunno si trovano, come dice il nome, alle sorgenti del fiume. In epoca romana, quando le acque erano molto abbondanti e navigabili fino ad arrivare al Tevere, le fonti erano considerate sacre, un luogo di culto dedicato a Giove Clitunno, per il quale vennero costruiti alcuni tempietti.

Non solo, il luogo fu d’ispirazione per poeti come Properzio, Plinio e Virgilio che raccontò una leggenda curiosa: i buoi immersi nel fiume sarebbero diventati più candidi grazie proprio alla limpidezza delle acque.

Ancora in epoca romana, le Fonti del Clitunno furono località di vacanza, piena di terme e ville
sontuose, dove in primavera si svolgevano feste religiose e non. Uno dei più attivi frequentatori sarebbe stato l’Imperatore Caligola, devoto a Giove Clitunno, il Dio del fiume.

Tutto cambiò improvvisamente, nel 440 d.C., quando un terremoto distrusse la zona e ridimensionò
anche la portata del fiume. Rimase in piedi un tempietto, a un chilometro dalle Fonti del Clitunno, che nei secoli fu trasformato in chiesa e che è uno dei più importanti siti legati a “Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)”, un gruppo inserito dall’Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale per custodire beni artistici e monumentali del periodo longobardo, che proprio nel 2021 viene celebrato con un’importante mostra che coinvolge anche il parco e Campello.

Le attuali Fonti del Clitunno furono sistemate nell’Ottocento dal Conte Paolo Campello della Spina: creò un fascinoso laghetto, con le rive piene di salici piangenti e pioppi, abitato da colonie di uccelli acquatici, carpe e trote.

Un giardino fatato che ha ispirato altri autori, dopo i poeti romani, come George Byron e soprattutto Giosuè Carducci che scrisse “Ode alle Fonti del Clitunno”.

Le sorgenti sotterranee alimentano ancora le Fonti del Clitunno, sgorgando da fenditure nella roccia. La vegetazione si specchia nell’acqua e diventa particolarmente suggestiva in autunno, con i colori intensi delle foglie e il sole che gioca con i riflessi.

Il parco si trasforma facilmente in un luogo dell’anima, dove ammirare in serenità i germani
reali, varie specie di anatre e i cigni, che abitano stabilmente il laghetto.

Le Fonti del Clitunno vengono anche inserite in percorsi e visite guidate specifiche sulla bellezza del territorio e sui prodotti tipici, come il tartufo e l’olio. Per la Festa dei Frantoi e dei Castelli, la manifestazione che si svolge fino a domenica 28 novembre 2021, inserita nella rassegna Frantoi Aperti in Umbria, sono previste degustazioni, trekking nel bosco, speciali aperture del Castello di Campello, brunch, concerti e molto altro ancora.

Un’ottima occasione per scoprire sia le Fonti del Clitunno che Campello. Il borgo, in una zona
abitata già dagli Etruschi e poi dai Romani, si sviluppò come fortificato intorno al castello, nella parte alta, costruito nel X secolo, e poi nella parte bassa. Qui si trova la chiesa della Madonna della Bianca, del XVI secolo, con pregevoli affreschi.

Il Castello di Campello Alto, invece, oltre ad una vista panoramica invidiabile, conserva intatte le mura, mentre subito dopo l’antica porta di accesso al borgo si trova la chiesa di San Donato, il Palazzo Comunale e il complesso monastico dei Barnabiti, con all’interno un affresco del XV secolo, ispirato a Giotto.

Inoltre, Campello e la vicina Spoleto sono diventate una porta privilegiata verso il mondo
spesso poco conosciuto dei Longobardi.

In occasione delle celebrazioni per il decennale del riconoscimento del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” come Patrimonio Mondiale UNESCO, a Campello sul Clitunno, presso Palazzo Casagrande, è stata allestita la mostra “Trame Longobarde. Tra Architettura e Tessuti”: uno straordinario lavoro di ricostruzione, sulla base dei dati archeologici, della vita quotidiana dei longobardi, un viaggio attraverso tessuti, abiti e monili prodotti da questa straordinaria civiltà (visitabile fino al 20 febbraio 2022, ingresso gratuito). Mentre a Spoleto, presso la Rocca Albornoz – Museo nazionale del ducato di Spoleto, si svolge la mostra “Toccar con mano i Longobardi”, visitabile fino al 6 marzo 2022.

Dopo tanta cultura e arte a Campello, una passeggiata fino alle Fonti del Clitunno regala un’immersione unica nella natura e nel benessere.

Info:
www.umbriatourism.it/it/
www.comune.campello.pg.it
www.festadeifrantoi.it
www.longobardinitalia.it

Foto di Al Roberti, Festa dei Frantoi, Longobardi In Italia

Si ringrazia l’ufficio stampa di Festa dei Frantoi e Longobardi in Italia per la concessione di sette foto a corredo dell’articolo

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