Duomo di Milano, leggende, architettura e magia

Da lassù la Madonnina sembra a portata di mano, mentre la vista si perde nella città in continua evoluzione e arriva fino alle Alpi nelle giornate terse. Salire sul tetto del Duomo di Milano è un’emozione intensa, così inebriante tra le guglie, le statue e i giochi di decori.

Recentemente anche Google Arts ha portato i visitatori virtuali sul tetto, nella cripta e a vedere le vetrate colorate a pochi centimetri. Un volo interattivo, in collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, che dal 1387 si occupa del luogo di culto.

Ma salire sull’apice, esplorare le guglie da vicino, camminare sulle terrazze, dal vivo
ha un altro impatto, è come avere la sensazione di essere in vetta alla città. Per arrivare sulla cima, c’è un comodo ascensore che permette la salita in modo rapido, oppure si possono affrontare a piedi i 251 gradini che portano al primo livello.

Qui, a 45 metri di altezza, due percorsi fanno scoprire il lato nord e quello sud: i camminamenti
si incontrano nella scala di controfacciata, dove altri scalini portano alla terrazza centrale,
dal panorama unico.

Sembra quasi di toccare le guglie, che sono ben 135, i 150 doccioni, 96 statue giganti, gli archi rampanti, gli ornati. Sfiorare con gli occhi questi capolavori degli antichi artigiani e maestri, cangianti nel marmo grigio-bianco- rosa di Coneglia, è quasi una ricerca a qualche curiosità inconsueta.

E’ sfiorare soprattutto lei, la Madonnina del Duomo di Milano, che dal 1774 osserva la città crescere e
svilupparsi dalla sommità della Guglia Maggiore. In rame dorato, con un’anima in ferro per sostenerla
e con un parafulmine camuffato da alabarda, rappresenta la Madonna Assunta con lo sguardo e le braccia aperte a implorare la benedizione di Dio.

La sua posizione fu sicuramente voluta sin dalle origini della costruzione, ma fino al secolo
XVIII non c’erano ancora tutte le guglie: quella maggiore fu realizzata solo una decina d’anni prima
del posizionamento della Madonnina, da allora simbolo di Milano nel mondo, che ha reso alta la cattedrale oltre i 108 metri.

La caratteristica principale del Duomo di Milano è costituita proprio dalle guglie, che furono aggiunte
solo dal Quattrocento all’originale progetto, e dalle statue, ben 3500, che si alternano in nicchie, sui contrafforti, sulle mensole delle finestre, o svettanti sulle guglie.

Un lavoro di secoli, tra effigi di santi, profeti, apostoli, vescovi, di abilità creativa e manuale di artisti di ogni provenienza. Tra le curiosità, una scultura di Camillo Pacetti del 1810 sulla balaustra del Duomo di Milano che rappresenta La Legge Nuova, che fu fonte d’ispirazione per la statua della Libertà di New York.

Il Duomo di Milano è l’unico dell’arte gotica ad avere le terrazze con i camminamenti. Quella centrale
corrisponde alla navata principale. Tornando a terra, si può andare a scoprire anche la magnificenza interna del luogo, tra pilastri, cappelle, altari, monumenti funebri, pavimento cinquecentesco
su ispirazione di quello trecentesco, andato perduto, con intricati disegni di vari marmi colorati, maestose vetrate.

Proprio legata alle scene ritratte sui vetri delle finestre c’è una leggenda che coinvolge il piatto milanese per eccellenza. Si narra che nel 1574 lavorasse nel cantiere del Duomo il maestro vetraio Valerio di Fiandra, affiancato da un intraprendente allievo e collaboratore, soprannominato Zafferano perché amava mischiare la spezia per dare il colore giallo al disegno che ritrae
Sant’Elena su una vetrata. In quei giorni, si celebravano le nozze della figlia del maestro e l’apprendista, in occasione del banchetto, non si sa se per gioco e con la complicità del cuoco, aggiunse l’apprezzata spezia ai chicchi di riso: a tavola il risotto arrivò color giallo e lasciò attoniti molti commensali, che però al momento dell’assaggio, furono favorevolmente colpiti. Era nato il risotto allo zafferano.

Tra le altre curiosità del Duomo di Milano, la meridiana sul pavimento con i segni zodiacali: ogni giorno a mezzogiorno, a secondo della stagione, la luce del sole entrando illumina il segno del mese corrispondente.

Proprio la luce che entra dai rosoni e dalle vetrate ha un valore simbolico nel Duomo di Milano,
esso stesso un percorso che invita il fedele a intraprendere un viaggio verso la meta celeste.

Non solo, per molti, la cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria, questo il nome ufficiale del Duomo di Milano, è un legata a profondo simbolismo esoterico, alchemico e magico, attraverso i dettagli dei decori scolpiti nella pietra e illuminati dalla luce. Già il luogo dove sorge è sempre
stato considerato potente, attraversato da energie naturali positive.

Si dice anche che sotto il Duomo di Milano ci sia un laghetto che divenne luogo di culto per i Celti, intorno al quale si sviluppò un borgo, l’antico Mediolanium. Ai tempi dei Romani, venne trasformato in un altare dedicato a Minerva. Al momento dell’evangelizzazione della zona, venne distrutto per fare posto
a due chiese: quella dedicata a Santa Tecla e quella di Santa Maria Maggiore.

Dopo il crollo di un campanile, nel 1386, l’arcivescovo Antonio de Saluzzi decise di costruire una grande cattedrale in stile gotico: il 12 gennaio 1387 venne aperto il cantiere chiamando a raccolta architetti e artisti da tutta Europa. Il primo ingegnere capo fu Simone d’Orsenigo, che fece iniziare i muri perimetrali.

Nel frattempo Gian Galeazzo Visconti rimise mano al progetto per dare a Milano un edificio grandioso in linea con le cattedrali gotiche, soprattutto francesi, utilizzando il marmo di Candoglia, mettendo a disposizione le sue cave e accordando forti sovvenzioni ed esenzioni fiscali: ogni blocco destinato al Duomo era marchiato AUF (Ad usum fabricae), e per questo esente da qualsiasi tributo di passaggio.
Nei secoli, poi, furono fatti continui miglioramenti, estensioni e abbellimenti, che portano
a come vediamo oggi il Duomo di Milano.

Inoltre, secondo una tradizione l’edificio non sarebbe altro che un immenso trattato alchemico
sulla rappresentazione della metamorfosi da animale a uomo e nasconderebbe il mistero della
trasmutazione.

Quello che è certo è che dall’alto delle terrazze, a pochi metri dalla Madonnina e con la visuale
sull’intera città, il Duomo di Milano sa regalare suggestioni uniche e magiche, soprattutto al
tramonto quando le guglie si colorano di rosa.

Info:
www.duomomilano.it

Foto dreamstime.com, Pixabay

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