Dante a Ravenna, ultima tappa del suo viaggio terreno

Una cappella bianca, alta e stretta, in fondo alla strada custodisce l’eterno riposo. Dante a Ravenna arrivò come ultima tappa del suo esilio e del suo viaggio terreno, qui morì la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, qui è sepolto.

In occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, la città romagnola gli rende omaggio con una serie di appuntamenti, mostre, eventi, letture, e tanto altro, anche virtuali, oltre
a visite guidate specifiche, alcune persino in dialetto romagnolo, e a installazioni luminose con i versi.

Il clou della presenza di Dante a Ravenna è costituito proprio dalla sua tomba, posta in un angolo verde, in pieno centro cittadino. Al punto che tutta la zona è un tripudio all’opera dell’Alighieri ed è detta del Silenzio, proprio in un senso di rispetto verso il poeta: racchiude il sepolcro vero e proprio, il giardino con il Quadrarco e i chiostri francescani, dove ha sede il Museo Dantesco.

Dante a Ravenna arrivò pensando che potesse essere la sede più adeguata dove terminare la Divina Commedia. Ai tempi venne accolto dalla corte di Guido Novello da Polenta: come già i mecenati di Verona, precedente città ad ospitare Alighieri, anche il signore romagnolo era un uomo dai molti interessi culturali ed artistici.

Guido permise al suo illustre ospite di abitare nell’attuale Palazzo Rasponi, probabilmente il Palazzo dei da Polenta dove soggiornò dal 1313 al 1321, e di circondarsi dei suoi affetti: i figli Pietro, Jacopo e Antonia, la quale entrò nel convento di Santo Stefano degli Ulivi, come Suor Beatrice.

Così Dante si trovò perfettamente in un luogo ricco di serenità, pieno di arte e architettura
del passato: riportò questo sentimento di tranquillità anche in alcune citazioni nella
sua opera. Qui, nella quiete familiare, riuscì a concludere gli ultimi canti del Paradiso.

Come già Verona, Ravenna è presente nella Divina Commedia, come per esempio nel ricordo di Francesca nel Canto V dell’Inferno. “Siede la terra dove nata fui su la marina dove ‘l Po discende per aver pace co’ seguaci sui”, rammenta la sfortunata anima. Dante immaginò di incontrare Francesca da Polenta, primo personaggio romagnolo della Commedia, alla Casa dei Polentani, in via Zagarelli alle Mura. Francesca è anche il primo interlocutore, dopo Virgilio, del Poeta
nella sua discesa negli inferi.

La città, così riccamente artistica, fu fonte di ispirazione per Dante anche attraverso le case degli amici di antica data, esuli fiorentini anche loro, come Fiduccio de’ Milotti, la famiglia Traversari, citata con rimpianto nella Commedia, e Pietro Giardini, che Boccaccio, biografo del Sommo Poeta, indica come intimo di Dante a Ravenna e che sarà il primo a venire informato del ritrovamento dei 13 manoscritti mancanti della Commedia.

Altri luoghi importanti sono il Lido, la Pineta di Classe con il celebre querceto, che Dante fa rivivere come la “Divina foresta”, le basiliche di Sant’Apollinare o di San Vitale, dove Alighieri raccoglie volti e storie da inserire nel suo Paradiso, o i mosaici della volta del Mausoleo di Galla Placidia, con quella luce calda e soffusa, che lo accompagneranno fino all’ultimo cielo a incontrare Beatrice.

Dante a Ravenna morì probabilmente di febbri malariche contratte durante un’ambasceria a Venezia. Era la notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 e i solenni funerali furono celebrati nella basilica di San Francesco, centro culturale e religioso molto importante nel Trecento, dove ancora oggi le campane vengono suonate a lutto in suo onore.

Nel centro cittadino, la basilica si trova accanto alla cappella dove riposano le soglie del Poeta, che ebbero una storia travagliata, ammanta da mistero.

Il giorno dopo la sua morte, Alighieri fu subito sepolto all’interno del sarcofago dove giace ancora oggi: venne tumulato all’interno del chiostro di Braccioforte e soltanto alla fine del XV venne spostato sul lato ovest dello stesso.

Firenze, però, cominciò immediatamente a reclamare le spoglie del suo illustre figlio, anche se furono soprattutto i due papi fiorentini dei Medici, Leone X e Clemente VII, a volerle indietro nel Cinquecento.

Leone X, inviò una delegazione per recuperare Dante a Ravenna, ma ebbe una sorpresa: la tomba era vuota. Attraverso un foro che dal chiostro raggiungeva il sepolcro, i frati francescani avevano trafugato i resti per metterli in salvo e, una volta rimessi nel sarcofago, lo spostarono all’interno del cortile, in modo da poterlo sorvegliare.

Dante fu disturbato nel sonno eterno una seconda volta, quando i frati tolsero di nuovo le ossa dall’urna per nasconderle: era il 1810 e il convento venne chiuso per ordine di Napoleone.

La cassetta fu murata nell’oratorio attiguo e nessuno ne seppe più nulla. Per anni, chi faceva visita alla Tomba di Dante a Ravenna era al cospetto di una tomba vuota.

Fino a quando, il 27 maggio 1865, un operaio ritrovò l’urna. Uno studente, un certo Anastasio Matteucci, tradusse l’iscrizione che c’era sopra e capì con stupore di aver trovato le ossa di Dante, all’interno della cassettina. La salma fu ricomposta ed esposta al pubblico in una teca di cristallo per poi essere tumulata nel monumento che si vede ora.

Ancora una volta, durante la Seconda Guerra Mondiale, le spoglie di Dante vennero nascoste per essere salvate: furono interrate a pochi metri di distanza dal mausoleo sotto un tumula coperto di vegetazione, dove oggi si trova una lapide commemorativa.

Costruito a fine del Settecento, il tempietto neoclassico venne edificato con l’intento di portare nobiltà e decoro alla tomba. All’interno, rivestito di marmi policromi per l’anniversario dei 600 anni del 1921, si trova un bassorilievo con il ritratto di Dante scolpito da Pietro Lombardo nel 1483, raffigurato pensoso davanti ad un leggio.

A fianco della tomba di Dante a Ravenna, c’è il chiostro della basilica, adibito a Museo dantesco dove si può vedere anche la cassettina murata dai frati per salvare le spoglie.

Dall’altro lato del monumento, si apre un piccolo giardino che nel Medioevo faceva parte del convento di San Francesco: è chiamato secondo la tradizione Quadrarco di Braccioforte, perché si ritiene che in quel luogo due fedeli invocarono, come garante per un loro contratto, il braccio forte di Cristo. Oggi tutta la zona è nota come del Silenzio o “dantesca”, proprio in onore del Poeta.

Dante a Ravenna diventò subito dopo la sua morte un personaggio di culto da parte dei primi umanisti, che furono anche protagonisti della diffusione della Divina Commedia, anche grazie al lavoro di Boccaccio come biografo.

Tuttora resta uno dei personaggi illustri della città, grazie al suo sepolcro. Firenze, alla fine, dovette accontentarsi di un grande cenotafio vuoto, nella basilica di Santa Croce. Dante, dal termine dei suoi giorni terreni, rimase sempre a Ravenna.

Info:
www.turismo.ra.it/
https://vivadante.it/
www.leviedidante.it

Foto Sonia Anselmo Pixabay

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