Cupola di Brunelleschi a Firenze, un capolavoro di 600 anni

Se ne sta lì, splendida, da 600 anni. Immortalata in cartoline, nelle foto, nei selfie. Un simbolo stesso
di Firenze. La cupola di Brunelleschi compie una veneranda età e non la dimostra.

Chissà cosa avrebbe potuto pensare l’architetto rinascimentale nel sapere che la sua opera è ancora la più grande cupola in muratura mai realizzata, con 45,5 metri di diametro, che le sue intuizioni per costruirla hanno fatto storia e che la visitano circa un milione di persone all’anno da tutto il mondo.

Un’impresa che sembrava impossibile in quel periodo, che Filippo Brunelleschi portò a termine grazie al suo genio e alla sua determinazione, e che oggi è uno dei monumenti più celebri non solo d’Italia, ma di ogni parte del mondo.

Era il 7 agosto del 1420 quando venne posata la prima pietra della cupola di Brunelleschi, voluta dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Era nel periodo dell’epopea dei Medici, Cosimo governava su Firenze con il suo mecenatismo artistico che portò a modificare il volto della città per sempre, anche grazie agli artisti del momento, Brunelleschi, Donatello e Masaccio. Furono loro tre gli iniziatori del Rinascimento fiorentino, in particolare Mastro Filippo a cui si deve l’invenzione della prospettiva a punto unico di fuga.

Architetto, ingegnere, scultore, matematico, orafo e scenografo, Brunelleschi era nato a Firenze nel 1377 e
nella sua vita ha realizzato moltissimi capolavori, dalla basilica di San Lorenzo alle statue per Orsanmichele,
ma rimarrà nella storia principalmente per la Cupola di Santa Maria del Fiore.

Ci arrivò vincendo un concorso indetto nel 1418. Prima Brunelleschi aveva collaborato alla realizzazione della cattedrale, interpellato come architetto dalla Fabbrica del Duomo: pochi anni prima era stato costruito il tamburo ottagonale, alto 13 metri dal soffitto della navata maggiore, largo non meno di 42 metri, con muri spessi 4 metri, che aveva complicato ulteriormente il progetto originario di Arnolfo di Cambio, con il cantiere della cattedrale iniziato nel lontano 1296.

Di conseguenza la cupola sarebbe stata gigantesca e le tecniche usate fino allora, impalcature e armature in legno, sembravano impossibili da usare per le altezze vertiginose, la vastità dello spazio da coprire e per il peso da sostenere.

Per risolvere il grande problema, il 19 agosto 1418 fu bandito un concorso pubblico con l’offerta di 200
fiorini d’oro a chi avesse fornito disegni e modelli per le centine, le armature, i ponti, le macchine atte a sollevare il materiale, il tutto costruendo una cupola che chiudesse in modo armonico la cattedrale, imponendosi sul resto e esaltandone il valore simbolico.

All’ultimo nel concorso rimasero in lizza solo Brunelleschi, più innovativo, e Lorenzo Ghiberti, più tradizionalista: tra i due non correva buon sangue, erano stati già in competizione per la realizzazione della porta nord del Battistero di Firenze, erano rivali in tutto e per tutto, e le conseguenze di questa inimicizia si videro anche dopo, durante i lavori.

Comunque alla fine trionfò Mastro Filippo grazie al suo modello in legno, usato per dimostrare che la cupola si sarebbe potuta costruire senza un’armatura interna: per rendere chiaro il concetto alla fine del 1419, nello spiazzo tra il Duomo e il Campanile di Giotto, mise in scena una dimostrazione con un plastico di cupola, in mattoni e calcina, priva d’armatura. Gli Operai del Duomo ne rimasero impressionati e l’architetto ebbe il via per la costruzione.

Così il 7 agosto 1420, 600 anni fa, fu iniziata la Cupola del Brunelleschi. L’architetto si trovò davanti molte sfide per crearla e piano piano le risolse tutte. Scelse una forma a sesto acuto, costretto da necessità pratiche ed estetiche.

La sua innovazione più importante fu quella di realizzare la volta senza armature, solo con l’uso di una
doppia volta con intercapedine: quella interna, spessa oltre due metri, fu fatta con conci a spina di pesce
e aveva una funzione strutturale, essendo autoportante, mentre quella esterna era solo di copertura.

Per edificare la cupola Mastro Filippo ideò un’impalcatura aerea che si innalzava in modo graduale da una piattaforma in legno, a partire dal tamburo. Per portare il materiale a quelle altezze vertiginose per l’epoca, studiò molti escamotage, come un ponteggio sostenuto da travi infilate le muro fino a quando la parete della cupola rimaneva verticale, e come un altro sospeso nel vuoto in mezzo alla cupola, forse poggiato con lunghe travi
a piattaforme poste a quote inferiori, dove si trovavano anche i depositi di materiali e di strumenti, mentre nell’intercapedine fu realizzato un sistema di scale e camminamenti per permettere agli operai di lavorare.

Durante i lunghi anni della costruzione della cupola Brunelleschi dovette inventare nuove tecnologie, affrontare scioperi dei manovali, progettare macchinari, scegliere il materiale migliore e controllare i mattoni nelle fornaci, persino disegnare le imbarcazioni per il trasporto dei materiali via fiume. In pratica, non si muoveva mai dal cantiere.

Fino al 25 marzo 1436 quando in presenza di papa Eugenio IV ci fu la solenne inaugurazione. L’architetto
fece costruire per l’occasione un coro provvisorio di legno intorno all’altare maggiore arricchito dalle statue
dei dodici apostoli.

Pochi mesi dopo, a fine agosto, la cupola venne terminata e il vescovo di Fiesole riuscì a salire fino in cima della volta per posare l’ultima pietra e benedire l’opera.

Però, lassù, mancava ancora la tipica lanterna con la sfera dorata che vediamo oggi. Brunelleschi la progettò, ma non visse a lungo per vederla posata in alto alla sua cupola.

Il progetto passò a Verrocchio come direttore del cantiere, il quale realizzò la palla lucente, che ha una storia curiosa a se stante: tutto quel rame attirava i fulmini e nel 1601 uno di essi la fece addirittura cadere sul lato est della piazza del Duomo, nel punto esatto dove ora lo ricorda una lastra circolare di marmo. In seguito, la sfera fu ricostruita e ricollocata al suo posto.

Come la cupola di cui fa parte da allora ha sfidato intemperie, terremoti, drammi, trasformazioni e l’incedere dei
secoli.

Anche all’interno di Santa Maria del Fiore la cupola rivela meraviglie. La decorazione affrescata fu realizzata nel tardo Cinquecento da Giorgio Vasari e Federico Zuccari e riproduce il Giudizio Universale, si dice ispirato a quello di Michelangelo alla Cappella Sistina. Curiosamente proprio l’artista, scrivendo una lettera al padre da Roma, ricordava con ammirazione il lavoro e la cupola di Brunelleschi nella loro Firenze.

In fondo, come diceva Leon Battista Alberti, la cupola è “erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname”, da 600 anni.

Info: https://operaduomo.firenze.it/
www.visitflorence.com

Foto di Sonia Anselmo, dreamstime.com

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