Cimitero acattolico, angolo segreto di Roma

tomba innamorati

I viali con la ghiaia scricchiolante, i cipressi centenari alti e dritti, gli agapanthus in boccio,
i gatti della vicina colonia che passeggiano: tutto qui ispira serenità e riflessione. Il grande angelo sembra un’apparizione con la luce forte che l’avvolge, mentre quello del dolore, sulla tomba dello scultore William Wetmore Story e della moglie Emelyn, fa trasparire sofferenza e disperazione. Nel caldo di fine maggio, il Cimitero Acattolico è un’oasi di pace, di speranza e di
fratellanza, al di là di qualsiasi religione.

Le alte mura proteggono il sonno eterno di persone di ogni razza, colore, lingua, età  e fede, dal traffico e dal degrado di Roma. Alle spalle della Piramide Cestia, nel cuore verace di Testaccio, il Cimitero dei non cattolici è uno dei luoghi di sepoltura in uso più antichi di Europa e tra i mirti, gli allori, i pini e le rose riposano qui circa 4000 defunti: inglesi, tedeschi, americani,scandinavi, russi, greci, ebrei, qualche cinese, giapponese e iraniano, poeti, soldati, principi, nobildonne, attori, scienziati, architetti, mogli, mariti, figli.

Quest’angolo segreto di Roma proprio nel 2016 compie trecento anni e dal 22 settembre al 13 novembre si svolgerà una mostra alla Casa di Goethe con dipinti che raccontano la storia del Cimitero attraverso gli occhi degli artisti come J.M.V. Turner e Edvard Munch (che qui ha sepolto lo zio, famoso storico norvegese). Inoltre per i festeggiamenti, sono previste conferenze, incontri e rappresentazioni teatrali.

Dal 1716 gli stranieri non cattolici morti a Roma sono stati sepolti qui: per la Chiesa Cattolica è vietato seppellire i protestanti in chiesa o in terre consacrate, così Papa Clemente XI concesse alla famiglia e alla corte degli Stuart, in esilio a Roma dall’Inghilterra, di creare le loro tombe di fronte alla Piramide, in seguito il permesso fu esteso a chi, non cattolico, avesse perso la vita durante il Gran Tour di moda allora, mentre il sepolcreto venne spostato di qualche metro. Il cimitero acattolico venne creato in quelli che erano prati, dove i romani del Settecento venivano a divertirsi e a bere vino nelle cantine ai fianchi di Monte de’Cocci.

Ospitando quasi tutti stranieri, è diventato nei secoli passati meta e pellegrinaggio di molti conterranei dei defunti, di artisti, pittori e scrittori. Come Henry James che lo descrisse come “una mescolanza di lacrime e sorrisi, di pietre e fiori, di cipressi in lutto e di cielo luminoso, che ci dà l’impressione di di volgere uno sguardo alla morte dal lato più felice della tomba”. La frase dello scrittore statunitense è ancora valida e vera tuttora: qui non c’è l’aspetto lugubre e soffocante dei cimiteri cattolici, ma tra i prati, il verde, il panorama sulla Piramide, si pensa con serenità  al trapasso.

Dal Settecento, qui hanno trovato l’eterno riposo anche persone di altre religioni e persino alcuni atei. Stretto tra la Piramide di Caio Cestio, risalente al XII secolo a.C, e le Mura Aureliane, il Cimitero monumentale è diviso in varie parti e racchiude una piccola cappella. Si autofinanzia e ci sono dei volontari che possono fare da guida all’interno, tra i grandi monumenti, le semplici lapidi e i sepolcri più particolari.

Molti vengono qui a rendere omaggio ai personaggi illustri sepolti. Primi tra tutti i poeti inglesi John Keats, che morì venticinquenne a Roma, dove si era trasferito in cerca di un clima più mite per sfuggire alla tubercolosi, nel 1821 e Percy Bysshe Shelley, annegato a largo della costa toscana nel 1822. Sulle loro tombe non manca mai un fiore, in segno di rispetto per il loro genio.

Tra gli altri illustri sepolti, il pittore russo Karl Pavlovich Brullov, August von Goethe, unico dei figli di Goethe a raggiungere l’età adulta e scomparso durante un viaggio del padre a Roma, il romanziere Carlo Emilio Gadda, il poeta Dario Bellezza, l’attore Arnoldo Foà e Antonio Gramsci, il fondatore del Partito Comunista Italiano. E poi ancora archeologi, scrittori, attrici, artisti, storici, diplomatici, architetti, baronetti, medici, scultori, esploratori, fisici, deputati e una turista sedicenne americana morta annegata nel Tevere nell’Ottocento.

Le tombe dei protestanti sono in maggior numero, tanto che spesso è chiamato Cimitero degli inglesi, ma ci sono anche le ortodosse orientali e quelle appartenenti ad altre religioni come l’Islam, il Buddismo, il Confucianesimo e persino lo Zoroastrismo. Le iscrizioni sono in più di quindici diverse lingue, compreso il lituano, il bulgaro, il ceco-slavo, il giapponese, il russo, il greco e avestico, e spesso incise con i tratti della propria scrittura. Varia umanità da tutto il mondo e di ogni razza, colore e credo, senza distinzione riposa per sempre in questo angolo particolare e speciale di Roma.

Foto di Sonia Anselmo
Info www.cemeteryrome.it

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