Caprarola, il palazzo e il borgo rinascimentali dei Farnese

Caprarola – La strada stretta taglia in due i vasti noccioleti, verdi e rigogliosi, mentre qualche trattore sale faticosamente su per i monti. Sembra un panorama idilliaco e bucolico, dove il tempo si può fermare. Vengono in mente le carrozze che si inerpicavano su questo sperone di tufo e per i viottoli del borgo: la loro meta era il grande ed elegante palazzo, dominante tutta la zona.

Nell’atrio decorato si può vedere esattamente come era il viale nell’epoca di massimo splendore, negli affreschi che lo ritraggono nelle quattro stagioni: armonioso e tutto in boccio in primavera, fresco e invitante d’estate, con i boschi infiammati nell’autunno, imbiancato dalla neve in inverno.

Ancora oggi Palazzo Farnese, le sue sale maestose e i suoi giardini, è il cuore di Caprarola, delizioso paese della Tuscia, a poco più di cento chilometri da Roma, posto tra le vie consolari Cassia e Flaminia, tra i monti Cimini e il lago di Vico.

Rispetto agli affreschi nell’atrio, qualcosa è cambiato nei secoli: le costruzioni si sono moltiplicate, il lungo viale d’accesso è ricco di negozi, nei vicoli di pietra passano le auto e sono stesi al sole i panni. Ma l’atmosfera rilassata e invitante è rimasta. Nonostante sia in territorio etrusco, i monti Cimini fecero nascere tardi il villaggio con i primi insediamenti del X secolo, poi Caprarola è stata al centro di liti nobiliari: Orsini, Vico, Riario-Della Rovere, Farnese. A mettere d’accordo tutti fu la bella Giulia, ovvero l’amante di Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI, che fece affidare alla famiglia il feudo e altri della zona.

Curiosamente un filo rosso lega Caprarola ai Borgia: ieri le avventure amorose e gli intrighi dei Farnese, oggi la fiction tv, perché qui si sono girate alcune scene della serie di successo sulla sagra di Rodrigo, Cesare e Lucrezia Borgia. Quest’ultima fu davvero molto amica della bella Giulia, la quale rimane una dei protagonisti indiscussi di Caprarola.

A Giulia è dedicata una parte importante del nuovo museo interattivo nelle scuderie: un piccolo gioiello moderno che attraverso filmati e ritratti trasporta alla fine del Quattrocento e poi nei successivi secoli, facendo immedesimare nella quotidianità dell’epoca il visitatore degli anni Duemila.

Vicino a Giulia, c’è il fratello Alessandro, Paolo III Farnese, il papa della famiglia, chiamato dai romani “il pidocchio” per una sospetta avarizia, ma che invece fece tanto non solo per la sede pontificia (richiamò Michelangelo e gli commissionò il Giudizio Universale e i progetti per la Basilica Vaticana e Piazza del Campidoglio) e fu uno dei grandi mecenati del Rinascimento, sponsorizzando geni come Tiziano. Ovviamente Paolo III fece tantissimo per il borgo della Tuscia che amava.

Fece costruire lui il palazzo e le scuderie, le stesse dove arrivano le carrozze, facevano il giro, abbeveravano i cavalli, lasciavano che il signore salisse la scala interna e poi si fermavano fuori. Qui c’erano anche le maestose cucine, oggi un imponente spazio vuoto con i forni enormi dove una volta si cucinava per il Papa e per i suoi ospiti, e le cantine a fare da sfondo al museo multimediale. Paolo III lasciò il palazzo al figlio naturale Ranuccio Farnese e al nipote omonimo Alessandro, altro cardinale, che continuò ad abbellire la zona.

Oggi le due grandi scalinate immettono nell’entrata del palazzo, ex fortezza, a forma pentagonale e con i potenti bastioni angolari. Il Papa volle per la sua costruzione il famoso architetto emiliano Jacopo Barozzi detto il Vignola, che trasformò il tutto da fortezza a villa spettacolare, uno dei maggiori esempi del Rinascimento. Il
Vignola collocò il progetto nella ristrutturazione totale del borgo: costruì ponti, scalinate, sottopassi, abbatté i quartieri medievali e fece erigere nuovi edifici, creò la strada dritta e lunga che porta al palazzo. Insomma, rigenerò Caprarola e le diede un motivo di vanto, che dura tuttora.

Palazzo Farnese si sviluppa su cinque livelli ed è una serie di sorprese una dietro l’altra, magnificamente
conservate. All’interno, dato un rapido sguardo al cortile dove si affacciano i terrazzi e che fungeva da cisterna per raccogliere l’acqua piovana e mandarla al piano di sotto, alla Sala del Fungo, come è chiamata la scuderia, ci si inoltra su per una maestosa scala elicoidale riccamente decorata: la Scala Regia è una delle invenzioni più riuscite del Vignola, ricorda quella del Bramante in Vaticano, ed è composta da trenta colonne in peperino.

Da qui si accede alle tante sale tutte affreschi, che raccontano la storia di famiglia dei Farnese, c’è anche un ritratto di Papa Paolo III e persino uno dei due principali protagonisti europei dell’epoca, l’imperatore e re di Spagna Carlo V e il re di Francia Francesco I, a testimoniare il periodo storico. Le sale ricordano in maniera evidente il Palazzo Te di Mantova, del resto gli anni erano gli stessi, anche se quello Farnese è di qualche decennio più tardo.

La decorazione dell’interno fu affidata alla bottega di Taddeo Zuccari e sono numerose le opere che lasciano esterrefati: come la sala del Mappamondo, con tutte le cartine geografiche del mondo conosciuto nel tardo Cinquecento.

Lasciate le sale del palazzo, altra meraviglia suscita il giardino, diviso in due parti. Il giardino inferiore, progettato dallo stesso Vignola, è ricco di statue, fontane, labirinti, aiuole, una grotta con divinità marine e orti di erbe. Tramite un cancello e una piccola scalinata ricoperta di rose si arriva al grande giardino superiore: sembra un bosco, come quelli che circondano Caprarola.

Tramite un sentiero si arriva alla Casina del Piacere, una sorta di dependance riccamente decorata, inserita in un gioco di statue, fontane, giochi d’acqua, oltre alla Catena dei delfini, che arricchisce la scalinata che porta al piccolo palazzo.

Ma Caprarola ha altro da offrire, oltre a Palazzo Farnese: le tante chiese, come quella di San Marco, progettata dal Vignola, l’ottocentesca fontana del Mascherone, l’ex ospedale di San Giovanni, i vari palazzi con i portali in bugnato, la fontana delle Boccacce con le tre maschere e gli stemmi dei Farnese, la collegiata di San Michele Arcangelo, di origine trecentesca e rimodernata da Valadier nell’Ottocento.

Imperdibile, poi, una sosta gastronomica nei ristoranti e nei negozi che offrono le specialità locali: ovviamente nocciole in ogni modo possibile, così pure, o zuccherate, o salate o protagoniste di molte ricette. Prodotto principe della zona, sono alla base della salsa per condire la pasta, delle fettuccine fatte con farina di questo tipo di noci, della golosa crema di cioccolato fondente, delle marmellate con pere e kaki locali. Un assaggio è d’obbligo, mentre si lancia un ultimo sguardo al palazzo Farnese e ai suoi abitanti di un illustre passato.

Info: www.caprarola.com
Foto di Sonia Anselmo

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