Al cospetto del genio del Rinascimento. Una sottile emozione si prova visitando le Cappelle Medicee a Firenze, equamente divisa tra l’essere davanti ad uno dei capolavori di Michelangelo e di osservare la tomba semplice di Lorenzo de Medici, colui che con il mecenatismo fece diventare la sua città il cuore di un periodo storico unico.
Spesso trascurate dai visitatori di Firenze, le Cappelle Medicee fanno parte del complesso di San Lorenzo, la chiesa di famiglia dei Medici, prima basilica consacrata di Firenze, nel 393 da Sant’Ambrogio, e poi cattedrale. Proprio qui, all’angolo della piazza, sorge ancora il vecchio palazzo dove vissero, oggi Medici Riccardi, in quella che era via Larga, ora via Cavour.
Da sempre legata alla dinastia fiorentina, San Lorenzo ha visto matrimoni, battesimi e funerali dei Medici, oltre che le cerimonie di Stato. Qui sono stati seppelliti i loro cari, fino all’ultima discendente, Anna Maria Luisa.
Ecco che questo angolo del cuore di Firenze diventa un ripasso di trecento anni di storia. Tutto fu dovuto a Giovanni di Bicci, il capostipite della famiglia, che nel 1418 volle modificare la basilica di cui nulla è rimasto delle origini e di una successiva trasformazione intorno all’anno Mille.
Giovanni fece progettare a Filippo Brunelleschi, oltre all’ampiamento della chiesa, una cappella funeraria, dove fu sepolto il patriarca della famiglia, mentre il figlio Cosimo Il Vecchio riposa in una cripta sotto l’altare centrale.
I lavori per la basilica continuarono anche dopo la morte di Giovanni e dell’architetto, furono finiti dall’erede Antonio Manetti nel 1461 e, nonostante alcuni interventi del Settecento e dell’Ottocento, San Lorenzo è rimasta come la idearono. La facciata, spoglia e semplice, avrebbe dovuto essere ricoperta da marmo da Michelangelo per volere di Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, ma non venne portata a termine, perché i soldi necessari furono spostati su un progetto ancora più magnifico: le Cappelle Medicee.
Michelangelo si occupò, così, nel 1520 della Sacrestia Nuova, il prolungamento di quella del Brunelleschi, la Sagrestia Vecchia, per creare un mausoleo vero e proprio per la famiglia Medici. Fu l’allora cardinale Giulio de Medici, futuro papa Clemente VII, figlio naturale di Giuliano de Medici, a voler dare una sontuosa sepoltura ad alcuni protagonisti della famiglia a cui era legato: lo zio Giuliano, Duca di Nemours, e il nipote Lorenzo, Duca di Urbino. Con gli anni vennero aggiunte anche le tombe, molto più semplici, di Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, e poi di altri personaggi illustri dei Medici.
Al museo del complesso delle Cappelle Medicee si accede da un’entrata posteriore della basilica e ogni passo all’interno è un mix immortale di genio artistico e storia unita insieme sotto il segno del Rinascimento.
Il primo impatto è con la cripta, dove si trovano lastre tombali e qualche sepolcro di granduchi e familiari come Giovanni dalle Bande Nere, una statua di Anna Maria Luisa de Medici, l’ultima discendente che donò la collezione artistica di famiglia al Comune di Firenze nel Settecento, e alcune teche che riportano una collezione di reliquari particolarmente decorati e preziosi.
Si salgono le scale e la prima meraviglia delle Cappelle Medicee si apre agli occhi. E’ la Cappella dei Principi, maestosa sala ottagonale con una grande cupola e i marmi policromi, ideata da Cosimo I e poi realizzata dal successore Ferdinando I, a inizio Seicento.
Fa un grande effetto mettersi al centro della sontuosa struttura e ammirare i ricchi intarsi, per i quali fu creato l’Opificio delle pietre dure, tra porfidi e graniti, mentre nei monumenti
e negli stemmi si trovano madreperla, corallo, lapislazzuli e altre pietre dure colorate.
Nelle nicchie avrebbero dovuto esserci le statue dei granduchi, ma ne vennero sistemate solo quelle per Ferdinando I e Cosimo II, mentre gli altri sepolcri appartengono a Cosimo I, Francesco I e Cosimo III: in realtà sono vuoti, perché le spoglie sono conservate nella cripta nel pavimento.
Questo gioco tra maestosità e semplicità continua nelle Cappelle Medicee. Superata quella dei Principi, tramite un corridoio si entra nella Sacrestia Nuova progettata da Michelangelo, tra il
1521 e il 1534. E qui si resta senza fiato davanti allo splendore marmoreo dei capolavori artistici.
Sono le statue sui sepolcri a catturare la magia. Le Allegorie del Tempo sono equamente divise tra le tombe: su quella di Giuliano de Medici duca di Nemours, in posa fiera, sono adagiate il Giorno e la Notte, mentre sul monumento a Lorenzo de Medici duca di Urbino, ritratto in posa malinconica, ci sono il Crepuscolo e l’Aurora.
Ricche di simbolismi e attributi, sono una personificazione delle ore della giornata, con due corpi
maschili e due femminili, ispirati probabilmente ad antiche rappresentazioni di dei romani e alle teorie neoplatoniche che tanto erano amate a corte dei Medici.
La scultura del Giorno, un giovane uomo girato di schiena, mostra un’espressione misteriosa
nel volto appena abbozzato, quella della Notte, forse uno dei capolavori assoluti di Michelangelo, è rappresentata come una ragazza addormentata, con una civetta e alcuni papaveri, emblemi della morte e del sonno considerati gemelli della notte.
L’altra coppia di allegorie nelle Cappelle Medicee è dedicata all’Aurora, una donna che sembra destarsi, e al Crepuscolo che invece appare come un uomo anziano in cerca di riposo. Tutte sono vibranti, intense, come se potessero staccarsi dal sepolcro e librarsi nell’aria insieme alla piccola civetta.
Sono una riflessione sul trascorrere del tempo e del destino, mentre i due duchi hanno lo sguardo rivolto alla Madonna con il Bambino, in segno di sollievo alla sofferenza umana e spiritualità.
La statua della Madonna, sempre opera di Michelangelo, si trova di fianco, sulla parete laterale: sotto, quasi nascoste dalla loro semplicità, in un cassone di marmo, ci sono le tombe di Lorenzo il Magnifico e Giuliano. Non ci fu mai il tempo e l’opportunità per creare qualcosa di più magnificente, ma in qualche modo la linearità rende giustizia al grande mecenate e uomo politico
e al fratello, assassinato nella congiura dei Pazzi.
Buonarroti lasciò Firenze e le Cappelle Medicee incompiute. Fu il Vasari a sistemare il sepolcro in quel modo, con la Madonna di Michelangelo, in mezzo ai santi protettori della famiglia Medici, Santi Cosma e Damiano, creati rispettivamente da Montorsoli e da Raffaello da Montelupo.
Dopo tanta bellezza artistica, si può continuare la visita entrando nella basilica di San Lorenzo, con le sue molteplici opere di artisti rinascimentali, come Rosso Fiorentino e il Ghirlandaio, con la Sagrestia Vecchia del Brunelleschi con capolavori di Donatello, del Verrocchio e di Andrea Cavalcanti.
Da non perdere uno sguardo al chiostro, dove in uno strano gioco di prospettive si intravede la
cupola del Duomo di Firenze e il campanile di Giotto, e dove si apre la Biblioteca Laurenziana, anch’essa progettata da Michelangelo sempre per volere di Clemente VII, con lo scalone monumentale e alla prestigiosa collezione di volumi e manoscritti.
Di tutto il complesso monumentale, però, sono le Cappelle Medicee a catturare di più la grandezza dei Medici e quella di Michelangelo.
Info:
https://sanlorenzofirenze.it/
www.feelflorence.it
Foto di Sonia Anselmo
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