Caorle, borgo marinaro tra tradizioni, colori e Storia

Il campanile di Caorle, rosso di mattoni, dalla singolare forma cilindrica, con la cuspide alta e slanciata, prende fuoco. Questa per fortuna non è una notizia di cronaca, ma un evento che si ripete ogni secondo weekend di luglio, quando l’illuminazione del campanile con luci rosa e rosse ricorda un vero incendio che fu devastante per la fede dei Caorlotti.

Probabile torre di avvistamento medievale, a difesa dell’insediamento che dal IX secolo era circondato da mura a protezione di invasori provenienti da terra e da mare, con i suoi 44 metri di altezza il campanile è il simbolo di Caorle, borgo storico sulla costa adriatica veneta.

La parte inferiore del campanile, riconducibile all’antica torre, è divisa da una modanatura in mattoni da cui parte la costruzione bizantina, alleggerita da bifore e monofore. Moderne scale a chiocciola interne collegano i piani e consentono la visita della struttura dove ammirare le finestre aperte verso i punti cardinali (ad eccezione di una bifora orientata ad est chiusa per non permettere alla bora- che qui a volte soffia forte – di creare danni alla struttura).

Salendo da un piano all’altro si notano nei solai dei fori ricoperti alle pareti da strati di vetro: sono i buchi dove passavano le corde delle campane, suonate a mano fino alla sostituzione con il sistema elettrificato. Solo in alcuni giorni dell’anno le campane vengono ancora suonate a mano, da giovani Caorlotti che si contendono questo privilegio. E a proposito di privilegi, ce n’è uno molto particolare riservato ai soli componenti della famiglia Gusso detta Santamore: portare il crocifisso e i ceri, vestiti di nero, incappucciati e scalzi, durante la processione del venerdì santo. Una tradizione importata da una donna di Caorle sfollata in Basilicata durante la prima guerra mondiale, ma che pare avesse origini antiche soppresse in età napoleonica.

La storia di Caorle, isola tra mare e laguna, si inizia a leggere proprio in Piazza Vescovado dove all’originale campanile si affianca il Duomo di origine bizantina, dall’interno romanico tanto semplice quanto solenne, diviso in tre navate da un’alternanza di pilastri cruciformi e colonne sormontate da capitelli di forme diverse.

Il consiglio è di approfittare delle visite guidate, dove volontari appassionati vi faranno riflettere sui significati biblici dell’edificio e delle tante opere che custodisce, vi faranno controllare la riga rossa davanti ai gradini dell’altare maggiore per capire che la chiesa è costruita fuori squadra, vi porteranno davanti alla Pala d’Oro capolavoro di oreficeria bizantina e veneziana regalo di Caterina Cornaro regina di Cipro.

Il Duomo è uno scrigno di tesori, come l’ara romana su cui si erge il tabernacolo dell’abside sinistra, il grande affresco di San Cristoforo nella controfacciata, l’affresco nell’abside dove Santo Stefano (a cui è dedicata la Chiesa) è in compagnia del leone di San Marco. Per chi non ha gli occhi ancora pieni di meraviglie, il museo parrocchiale è un piccolo contenitore di reliquiari in vetro di murano e metalli preziosi oltre a paramenti sacri finemente ricamati.

Il leone di San Marco del Duomo ricorda come la città sia stata per secoli legata alla Serenissima e una sfida interessante è quella di scovare i leoni sulle facciate delle case del centro storico.

Fondata pare nel 452 dopo la calata degli Unni o poco più tardi in seguito all’arrivo dei Longobardi, Caorle era già porto in epoca romana, avamposto sul mare di Concordia Sagittaria, polo industriale di primaria importanza dedito alla costruzione di frecce.

Non rimane molto dell’epoca romana e Caorle rivela invece prepotentemente quel legame con la Serenissima fatto di campielli, calli, case colorate come se ne trovano nelle isole della laguna. Dando per il momento le spalle al mare, dal campo del Duomo si prende Calle dei Vescovi Tomba per arrivare al Campiello delle Grazie. Da qui inizia l’arcobaleno delle case: muri gialli, camini esterni rossi, imposte di legno verdi, profili blu che si lanciano verso il cielo.

In Campo San Rocco prendete la strettissima Calle Cusin per scoprire come negli stretti passaggi tra le case si infili il vento. Imboccando poi Calle Colonna o Calle del Doge si arriva a Campo Castello dove lo spazio si apre. Rio Terrà Romiati vi porta in Piazza Papa Giovanni, l’entrata da terra che regala uno scorcio su case e campanile, suggestione di Venezia.

Spingetevi fino al porto-canale dove tra Fondamenta Pescheria e Riva dei Bragozzi i pescherecci raccontano la storia di una città che ha spostato la bussola dalla laguna verso il mare una prima volta nel 1920 con la pesca a seguito dell’interramento e delle bonifiche, e una seconda volta negli anni ’50 e ’60 con l’inizio del turismo balneare. Rientrati in Rio Terrà delle Botteghe si nota sul lastricato il perimetro bianco delle rive del canale appunto interrato nel XIX secolo. Delle calli che si staccano dalla via principale conviene prendere quella che porta a Campo Sponzeta dove una vera da pozzo fa da grande vaso ad una vite che ombreggia il campo.

In Campo Negroni cercate il leone di San Marco e le tante vele delle barche di Caorle dipinte su una casa. Poi sbucate in Calle Lunga e sbirciate nelle altre calli dai nomi evocativi: della Vida, delle Meravege, del Vento.
Il borgo storico svela che sono i pescatori una delle anime di Caorle e per conoscere un’altra particolarità di questa terra si deve prendere la bicicletta e dirigersi verso Falconera, lo sbocco della laguna sul mare.

Era settembre quando un tempo iniziava il periodo della “fraìma” cioè della pesca che fino a dicembre portava i pescatori e le loro famiglie verso la laguna. Qui le abitazioni e i ricoveri per gli attrezzi erano i casoni, grandi costruzioni in legno e canna palustre dalla caratteristica forma a tetti spioventi. Si imbocca quindi il Lungomare Trieste che corre lungo la spiaggia di Levante: la sabbia dorata della spiaggia che digrada dolcemente verso il mare, gli ombrelloni in lunghe file ordinate, tutti bianchi dal Santuario della Madonna dell’Angelo fino alla pineta che lambisce la laguna, raccontano la vocazione turistica di Caorle.

Nelle mattine di bassa marea una passeggiata sulla spiaggia divenuta profonda offre un’inconsueta vista sul borgo marinaro. Via dei Cacciatori porta infine al borgo di Falconera, manciata di casette a ridosso della laguna, coi pontili per le barche che si affacciano sull’azzurro dell’acqua che fa da specchio, sull’altra riva distante poche centinaia di metri, alle pinete dell’oasi naturalistica di Vallevecchia: pochi chilometri di costa selvaggia, protetta da dune e pineta tra scampoli di laguna.

Una pista ciclabile sterrata che parte da via dei Casoni si inoltra tra i canneti che fanno da rifugio a anatre e aironi, immersi nelle acque calme, ombreggiati da piccoli boschetti in cui si nascondono i casoni oggi usati come magazzini per gli attrezzi di pesca. Di mattina ci si può fermare al Casone Grottolo per vedere da vicino la maestria con cui le canne vengono intrecciate per creare le coperture dei casoni e per parlare con Sandro dell’antica atmosfera di questi posti. E non si potrà non pensare ad Ernest Hemingway che proprio nella laguna di Caorle, ospite del barone Franchetti, andava a caccia e ambientò il suo “Di là dal fiume e tra gli alberi”.

Tornati nel centro storico da Piazza Vescovado si prende la direzione del mare salendo sulla scogliera, la diga che protegge il borgo e divide le due spiagge, quella di Levante e quella di Ponente. Il primo sguardo si lancia lungo verso una chiesetta che sembra appena approdata sulla riva: il Santuario della Madonna dell’Angelo il cui campanile romanico oltre a fungere da spartiacque tra le due spiagge è anche il faro di Caorle. Quella sulla diga non è una passeggiata come tante: gli scogli diventano delfini, tartarughe, ciclisti, città futuriste. Un premio biennale sfida dal 1993 gli scultori a dare forma agli scogli trasformandoli in “Scogliera Viva”.

Chiedete ai Caorlotti la leggenda di quella che loro chiamano Madonnina del Mare, e chiunque, guardando verso est, inizierà dicendo: “Là in un paese dove cielo e mare si incontrano”. La leggenda, risalente al VII secolo, vuole che i pescatori di un non meglio precisato paese sulla costa dalmata abbiano messo una statua della Madonna su un masso per proteggerla da un imperatore distruttore di simboli e l’abbiano messa in mare. La Madonna sul masso – entrare nel santuario per vederlo – arrivò a Caorle.

Dopo le prime indecisioni la statua venne collocata nella chiesetta che sorgeva dove oggi c’è il santuario di forme settecentesche, sorto su preesistenti costruzioni pagane e medievali. Si dice che il buon pescatore caorlotto passi ogni giorno a salutare la Madonnina che fino agli anni ’50 del Novecento vegliava sul vicino porto della Sacheta da dove i pescatori prendevano il mare. Si capisce quindi lo sconcerto quando il 31 gennaio del 1923 la conseguenza di un maldestro furto fece incendiare la chiesa e la statua della Madonna.

I Caorlotti, decisi e appassionati allora come oggi, commissionarono una copia ad un maestro gardenese. La statua arrivò a Venezia e da qui venne portata a Caorle in processione via mare il 22 luglio del 1923. A memoria dell’incendio e della processione, ogni secondo fine settimana di luglio Caorle organizza una processione della statua dal Santuario al Duomo con illuminazione, l’incendio appunto, del campanile a ricordo della devastante vicenda. La grande processione a mare viene invece rievocata ogni cinque anni a settembre con la statua della Madonna che dal porto canale del centro storico, attraverso la Livenza e la foce a Porto Santa Margherita, viene trasportata dalla grande barca Caorlina governata dalla forza di remi e braccia di 24 vogatori. La passione della gente di Caorle, fiera di appartenere ad un’isola fatta di tradizioni, storia e futuro, si vive ancora tutta in queste feste.

Info:
Incendio del Campanile: sabato 11 luglio e domenica 12 luglio 2020, ore 22.00, Piazza Vescovado
Processione in mare: domenica 13 settembre 2020 – da confermare
www.caorle.eu/it
https://www.scoglieraviva.com/
https://www.duomodicaorle.com/

Foto di Vittorio Galuppo e Caorle Turismo

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