Campo de Fiori, Giordano Bruno e il mercato di Roma

La verdura, la frutta e le spezie sui banchi riempiono di colori la giornata invernale. Sopra
gli ombrelloni, fa capolino, cupo come il cielo grigio, Giordano Bruno. Campo de Fiori mescola storia e tradizione romana, in un mix unico che rivela l’anima verace di una città.

Anche se i banchi del mercato non sono più quelli immortalati in un vecchio film con Anna Magnani,
Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo, ora che dietro ci sono commercianti di ogni provenienza e le merci non sono solo alimentari, Campo de Fiori rimane una tappa popolare del centro di Roma.

Vivace anche in una giornata di pioggia, nasconde tante curiosità e storie da raccontare. Prima
tra tutte quella di Giordano Bruno, il dotto sacerdote, filosofo, insegnante, alchimista e quant’altro, che infastidiva la Chiesa con le sue idee. Al punto da volerlo perseguitare ed uccidere per eresia.

Un giovedì del febbraio del 1600, esattamente il 17 febbraio, dopo anni di prigionia e di resistenza, Bruno venne denudato e legato ad un palo al centro di Campo de Fiori. Fu arso vivo, in quello che era il luogo decretato a questo tipo di sentenza per volere della Chiesa, dei Papi (nel caso di Giordano Bruno fu Clemente VIII) dall’altro lato del Tevere, padri e padroni di Roma e delle vite dei loro sudditi. Le sue ceneri vennero buttate nel fiume. Ma, a dispetto dell’Inquisizione e dei metodi terrificanti, politici ed oscurantisti, Giordano Bruno divenne nei secoli una vittima e soprattutto i suoi pensieri rimangono vivi anche oggi, un
vero simbolo della libertà di pensiero, ora più che mai attuale.

Lo sapevano bene nel 1876, poco dopo la fine dello Stato Pontificio, quando un comitato universitario romano propose di erigere una statua con i fondi raccolti tramite una sottoscrizione internazionale. All’inizio fu impossibile mettere una scultura dedicata
a Bruno nel punto del rogo a Campo de Fiori. I committenti dovettero ancora scontrarsi con l’ostilità e l’ostracismo del Vaticano, di un altro Papa e di tutta la gerarchia, ma alla fine
ce la fecero: era il giugno del 1889 quando il monumento fu collocato, sotto le ire di Leone XIII che lo definì un simbolo “di lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.

Oggi la scultura di Ettore Ferrari, con Giordano Bruno incappucciato, con le braccia conserte e lo sguardo verso il basso, con sul piedistallo pannelli con scene di vita del filosofo
e medaglioni con ritratti di altri eretici, si trova nel centro della piazza, guarda caso unica della Roma storica ad non avere una chiesa.

In realtà, il patibolo era ai tempi sposato verso il fondo, più arretrato rispetto alla statua odierna. Era destinato proprio ai condannati al rogo e alle punizioni con tratti di corda, per altri metodi c’erano luoghi diversi.

A Campo de Fiori, accanto al patibolo, c’era una fontana, detta della Terrina, per via del
buffo coperchio con al centro una palla che la fa sembrare una zuppiera di marmo bianco.
Sul coperchio è riportata una strana iscrizione: “Ama Dio e non fallire, fa del bene e lascia dire“, con la data 1622, probabilmente ispirata ai condannati alla pena di morte che venivano giustiziati accanto alla fontana: nel 1924 è stata spostata e si può ammirare a piazza della Chiesa Nuova, non molto lontano da Campo de Fiori.

Piazza sempre trafficata, luogo prediletto della movida serale, a metà strada tra piazza Navona e il Tevere, tra vicoli affascinanti e viuzze ricche di ristoranti e negozi curiosi, in epoca romana Campo de Fiori era l’area davanti al Tempio di Venere Vincitrice, ma ad inizio Quattrocento era un vasto prato fiorito, da cui prende il nome, e con lato con alcuni palazzi della famiglia Orsini.

Nel 1456 papa Callisto III provvide a far lastricare la piazza, mentre Sisto IV, con la bonifica della zona e l’apertura del ponte a lui dedicato, diede una svolta commerciale a Campo de Fiori, che trasformandolo in un luogo di passaggio per i viandanti, pellegrini, ambasciatori e cardinali, per tutti quelli che da Trastevere attraversavano il ponte e, con un percorso di strade interne, arrivano a San Pietro.

Campo de Fiori divenne così una zona dove sviluppare attività, come botteghe artigiane, oltre che sede di un mercato di cavalli che si teneva il lunedì e il sabato. Sulla piazza, poi, venivano letti annunci pubblici e si affiggevano ai muri le bolle papali.

Inoltre, Campo de Fiori fu sempre più sede di locande, osterie e alberghi. Nell’epoca rinascimentale molti avevano nomi curiosi, come dell’Angelo o della Scala, ma una di queste attività d’accoglienza era famosissima: la Locanda della Vacca, nel vicino vicolo del Gallo.

Era gestita da Vannozzi Cattanei, l’amante di papa Alessandro VI, madre di Lucrezia, Cesare e Giovanni Borgia, tutti nati in questo palazzo, dove si trova ancora lo stemma della signora.
Tra l’altro, nelle vicinanze di Campo de Fiori, tra piazza Farnese e la chiesa di Santa Maria in Montesanto (dove è sepolto), si racconta che vaghi di notte il fantasma di Alessandro Borgia, con il volto deforme e una cappa rossa.

Ancora oggi Campo de Fiori e i suoi immediati dintorni sono pieni di ristoranti all’aperto, locande e bar, mentre il mercato ortofrutticolo, che venne trasferito qui nel 1869 da piazza Navona, rimane uno dei più antichi di Roma sempre in attività e continua ad animare la piazza ogni mattina. Proprio sotto lo sguardo austero di Giordano Bruno, simbolo di libertà di pensiero.

Info: www.turismoroma.it/

Foto Sonia Anselmo, dreamstime.com

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