Caltagirone e la ceramica, una lunga storia di argilla e colori

Caltagirone e la sua lunga storia, fatta di argilla e colori. La presenza di insediamenti umani
e manufatti in argilla si registrano nell’area calatina sin dalla preistoria. Fu con l’arrivo degli Arabi che attività della ceramica ebbe una svolta.

Con la nuova tecnica dell’invetriatura i manufatti divennero più restituiti, particolare non di secondaria importanza, in un mondo nel quale la ceramica trovava vasto uso quotidiano. Lo stile decorativo a Caltagirone è cambiato nel corso dei secoli, tra momenti di gloria e altri di offuscamento, tuttavia mantenendo un tratti caratteristici.

Il centro abitato di Caltagirone si dipana sul promontorio a cavallo tra la pianura di Catania e quella di Gela, con terreni argillosi e ampie zone boschive. Un’ottima combinazione, materia prima per la ceramica e il legame per alimentare le fornaci. Da dove iniziare a capire il così lungo successo della ceramica di Caltagirone?

Il Museo Regionale della ceramica, all’interno della Villa Comunale, il giardino pubblico, è un punto fermo, gli oggetti raccolti, partendo da vasi greci, ci danno una rassegna della ceramica regionale, purtroppo l’allestimento lascia molto a desiderare e alla fine nonostante la mole e la qualità dei pezzi esposti si esce insoddisfatti.

Tutte le curiosità, e anche oltre, sono appagate dal Professor Vincenzo Forgia, appassionato conoscitore, collezionista attento e ceramista. Forgia ha dedicato la sua ricerca in particolare alla ceramica d’uso e a quella tradizionale, migliaia di pezzi, suddivisi in luoghi diversi di Caltagirone, un ricco museo diffuso.

Fino alla diffusione della plastica e materiali affini l’argilla accompagnava l’uomo nella quotidianità. Oggetti dalla forma solida e dell’animo fragile.

Tre sono le piccole realtà di tradizione popolare sulle quali Vincenzo Forgia si è concentrato, di uso rituale e occasionale, ma che hanno saputo attraversare tutta la vita sociale: le formelle maiolicate, le statuine del presepe e fischietti.

All’inizio le formelle per la cotognata o la mostra di fichi d’india venivano impiegate nei conventi e le decorazioni erano a tema sacro. Con il loro diffondersi, le formelle divennero vere messaggere popolari, così come dimostrano le scritte sgrammaticate.

Sul fondo dello stampo venivano incisi, al negativo, disegni a tema sacro, gli stemmi delle famiglie aristocratiche, frasi d’amore, commoventi quelli con “addio” seguito da un nome femminile risalenti al periodo della seconda guerra mondiale, fin anche tutto il repertorio iconografico del Ventennio.

I fischietti erano un gioco per bambini, ma le sue radici riportano a un mondo arcaico. I fischietti emettono un suono leggero, che ricorda il cinguettio primaverile, quelli ad acqua ricordano usignolo. Si usava regalarli ai bambini nel periodo precedente la Pasqua.

Un passatempo propiziatorio, i fischietti avevano forme disparate a volte anche irriverenti. Gli stessi stampi utilizzati per realizzare i fischietti erano quelli per le statuine del presepe.

La rappresentazione della Natività è una vera opera teatrale, dove ogni personaggio ha un ruolo e ci porta un messaggio. Le statuine popolari hanno la schiena dritta, non sono a tutto tondo, a volte di fattura grossolana, tuttavia comunque intensamente espressive.

Oggi camminando per il centro di Caltagirone, città che fa parte del sito seriale Unesco del Barocco siciliano, si raccolgono varie impressioni sulla ceramica. Le famose teste di Moro, legate alla leggenda di amore e tradimento, ti osservano, con i loro sguardi vitrei, hanno sembianze ed
espressioni diverse, classiche, star del cinema, multicolori o monocromatiche, e non ti lasciano mai.

Molti negozi di Caltagirone hanno i laboratori nel retrobottega è facile vedere i ceramisti all’opera nelle le varie fasi di realizzazione.

Le argille usate variano in relazione all’oggetto, comunque sia le fasi di cottura sono delicate. Con la prima cottura si ottieni il biscotto, cioè il pezzo cotto. I forni a temperatura controllata hanno ridotto il rischio di rotture ma fintanto non si apre il forno e si estrae il biscotto la sorpresa è possibile.

Anche la seconda cottura, quella per fissare i colori, può cambiare il risultato voluto dall’artigiano. Gli smalti interagiscono tra loro, si muovono, l’argilla assorbe in maniera disomogenea.

Nelle vetrine di Caltagirone si osservano molte produzioni ad uso turistico e anche chi cerca invece una via nuova innovativa, chi pur rimanendo nel solco della tradizione la interpreta a suo modo, una sfida tra la materia più semplice, terra e acqua, e le creatività.

Mi sono fermata a parlare con alcuni artigiani che mi hanno colpito per aspetti diversi. Desiree Sammartino Delfino una giovane ragazza decisa. Cusumano per le sue capacità pittoriche e la sua ironia, Spinasanta per la sua tranquilla semplicità, Vincenzo Velardita per le sue sculture.

A pochi passi dal Museo Regionale verso il centro storico, Mani in ..arte di
Giacomo Spinasanta propone uno stile semplice, lineare, nei suoi colori dominanti del blu e giallo dai toni solidi, una paca allegria che riporta ordine alle idee confuse dopo il Museo.

Desiree Sammartino Delfino durante il lockdown, ha deciso di prendere in mano il laboratorio della madre, ha progettato una nuova linea di oggettistica dal design moderno ispirata alle città siciliane, da affiancare la produzione più tradizionale come le teste di moro e le pigne.
L’intento di Denise è esplorare la contemporaneità portandovi tutta la maestria calatina.

La goliardia beffarda dei mascheroni barocchi affiora nelle creazioni di Cusumano Giacomo lontano dai consueti canoni, pur rimanendo legato alla tradizione anche nei temi, come il gufo, soggetto caro a Caltagirone. Si è fatto le ossa nel laboratorio della sorella, poi tornato dal militare ha intrapreso lo sviluppo di una sua calligrafia, inventare e interpretare utilizzando un alfabeto già esistente.

Vive un rapporto di tensione e di massimo rispetto per l’argilla che alla fine in cottura decide come muoversi, materia viva che non sempre asseconda le intenzioni dell’artigiano. Il tratto pittorico, alcune finezze di lavorazione ricordando le porcellane.

Entrare nella bottega di Vincenzo Velardita sembra di trovarsi in una galleria fotografica in 3D. Le sue statue colgo la gestualità, le emozioni con una precisione e dinamismo tali da essere fermo immagine. Non c’è ricerca caricaturale, ma di veridicità , un atteggiamento quasi psicologico.
I soggetti spaziano dalla riproduzione di statue greche, eroi del mito, ricordi di vecchi giochi a scene di vita quotidiana odierna, un vasto panorama di un’umanità in movimento.

Il Maestro Velardita non proviene da una famiglia di ceramisti, a un certo punto ha sentito la chiamata verso il figurativo e ancora quella “scintilla” lo stimola a dare forma e gesto, a fermarla nelle sue creazioni, non ci sono trucchi, solo esperienza, tanta maestria e creatività.

Mescolare acqua e terra è un gesto antico, che accompagna l’uomo fin dalla della civiltà che ancora ci affascina per le poliedriche e infinite forme possibili. A Caltagirone diventa magia.

Info:
www.ceramichevelardita.com
www.giacomospinasanta.it
www.ceramichecaltagironeds.com
www.ceramichecusumanogiacomo.com
www.vincenzoforgiacaltagirone.yolasite.com
www.visitsicily.info

Foto di Maria Luisa Bruschetini

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One Response

  1. Bonini Franca 17 Novembre 2021

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