Caldara di Manziana, universo diverso nella natura

Ricompreso all’interno del Parco Naturale di Bracciano – Martignano, della regione Lazio, il suggestivo Monumento Naturale della Caldara di Manziana si estende per circa 90 ettari nel territorio di Manziana – appunto -, in provincia di Roma.

L’area protetta, istituita nel 1988, comprende diversi ambienti di elevatissimo interesse naturalistico e geologico. Vi si arriva a piedi, seguendo il percorso tracciato all’interno del bosco di Macchia Grande, oppure direttamente con la macchina, percorrendo Via della Caldara e parcheggiando a pochi metri dall’area protetta.

Comunque decidiate di giungervi, siate pronti al vero viaggio: quello interiore! Questo luogo vi trasformerà dentro, se non altro per il tempo che vi rimarrete, incantati dal fascino spettrale della Caldara. Vi saprà trattenere all’interno del suo cratere circolare come se foste entrati in un cerchio magico – e forse è esattamente così. Un “altro” dall’esterno capace di imprigionare e trascinare rapidissimamente dentro il suo universo. A parte. 

Già camminando verso la Caldara, guidati dalla segnaletica e dall’odore solfureo, ma anche e soprattutto da un sesto senso che inesorabilmente vi attira nella direzione giusta, noterete le prime avvisaglie di un ambiente particolarissimo. Diverso.

Saprete subito che qualcosa sta mutando nel paesaggio, qualcosa di anomalo che tratteggia i confini tra la normalità e l’eccezionalità. Il prato, che non è ancora torbiera, appare già piegato in ciuffi che si incrociano a destra e a sinistra, alternandosi in un ricamo naturale destinato ad allertare i nostri sensi non abituati al disegno vegetale di trama e ordito. Immaginiamo il divertimento di un vento burlone e inventato. Sospettiamo che invece non sia opera sua. Crediamo nel soprannaturale per più di un istante. E andiamo avanti.


 
L’impatto visivo, entrando nel vivo dell’area protetta, è tutto sul bianco dei tronchi del bosco di betulle che circonda la caldara vera e propria. Le betulle bianche a queste latitudini e con queste temperature, non dovrebbero crescere. Sono alberi tipici di climi più freddi. Qui una assoluta eccezionalità. Un sovvertire le regole che, in questo luogo, sta diventando l’unica regola. Tutto è diverso.  Qui. Tutto è eccezione.

E così, il bosco naturale del tutto innaturale in questo clima, è il più esterno degli ambienti di questo luogo. Quello che circonda e protegge, quasi nasconde la Caldara. Le betulle appaiono come una visione. Sentinelle che vegliano sui segreti del luogo delimitando il perimetro: il confine tra esterno ed interno, qui nettissimo. Fuori, vige la normalità; dentro, tutto cambia e si seguono regole differenti. Le “non regole” che tipizzano  questo luogo e lo differenziano.
 
A guardarle, le betulle, così bianche e con i rami spogli e spezzati, non possono che ricordare fantasmi. Spettri guardiani sulla soglia dell’inferno. Vinti anch’essi. E in effetti questa zona era consacrata al dio dell’oltretomba Manth, probabilmente proprio a causa dell’ambiente spettrale e dei fenomeni vulcanici a cui l’area è strettamente legata e che oggi non sono che i residui del vulcanismo sabatino di un tempo. 


 

All’interno dell’ambiente paludoso della Caldara, sono facilmente osservabili fenomeni vulcanici: polle d’acqua, odore sulfureo, geyser naturali dovuti a sorgenti con emissione di anidride carbonica. Il fango della palude si colora di giallo e di rosso a traccia dei minerali che la terra sprigiona.
 
Camminare nella palude, con le suole delle scarpe che sprofondano in una terra vivissima, che si mescola e rimescola e in questo eterno movimento attira dentro di sé, è come essere trascinati nel mondo degli inferi. Le narici si nutrono di un’aria densa di minerali, che odora di sottosuolo. La vista spazia sul paesaggio spettrale, chiuso in sé stesso e non abitato da anime umane.

Le sorgenti che sgorgano regalando alla vista un po’ del mondo sotterraneo, potrebbero ricordare benissimo il rumore dello Stige. Siamo all’inferno. E scopriamo che ci stiamo anche bene. La sensazione è quella di essere avvolti dal luogo, all’interno del suo cerchio magico che ci incastra e nello stesso tempo ci protegge: finché vi resteremo saremo coperti dalla magia spettrale di questo luogo che ci attrae fascinoso di vita e di morte al tempo stesso. Legato così indissolubilmente al sottosuolo, eppure luogo di vita, di acqua e di minerali. Di alberi così come di graminacee che decomponendosi danno vita al terzo degli ambienti della Caldara: la torbiera.

E così, dinanzi al bosco di betulle bianche, alla torbiera e infine alla palude ci troviamo immersi e completamente catalizzati da un paesaggio inusuale; fatto come a matrioska, dove questi tre ambienti sono contenuti uno dentro l’altro. E’ un paesaggio che ci penetra dentro con la sua anima affascinante e inquieta. Tenebrosa e ammaliante. Un paesaggio che ci risucchia, che ci corteggia spaventosamente e ci invade la nostra, di anima.
 
E nel silenzio tangibile di questo luogo, interrotto solo dal gorgogliare delle acque, è facile individuare presenze fatte poco di più che d’aria. Nel miscuglio tra palude e torba, tra i rami contorti di betulle fantasma che qui non dovrebbero essere, ecco salire dei vapori riflessi che assomigliano a qualcos’altro. Ci giriamo sospetti indovinando presenze. Soli e mai soli in questo luogo la cui anima è fatta di contrasti, di inquietudini, di fascino e di mistero. Un’anima bianca come i tronchi delle betulle, un’anima nera come la sua stessa palude. Un luogo unico, dove suolo e sottosuolo si intrecciano in una lotta che assomiglia a quella tra la vita e la morte, tra il reale e l’irreale e che non è nessuno dei due. 
La Caldara di Manziana è “Altro”. Semplicemente.
 

Info: www.visitlazio.com

Foto di Paola Tornambè

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