Il bunker del Monte Soratte tra le pieghe della Storia

Panorama dal bunker

L’aria di primavera arriva fin quassù, con il verde abbagliante della valle e i fiori in sboccio. Un’atmosfera serena per un luogo della memoria, uno di quei posti che ha visto passare la Storia, insieme ai drammi e alla morte. Un carro armato, subito varcato il cancello, non lascia dimenticare, così le guardiole dei soldati e i cartelli in tedesco: “Felgendarmerie Halt! Kontrolle”. Una scritta che incute ancora un po’ di timore, anche se oggi al di là del
cancello ci sono solo i ricordi e le tracce del passato: la Seconda Guerra Mondiale e le sue vicende, i protagonisti tra italiani, tedeschi e americani. Il Monte Soratte e il Bunker raccontano proprio questo, sembrano un buco della serratura dal quale guardare il passato, le vicende di uomini che vivevano qui, chiusi volontariamente nelle viscere della montagna, tra gallerie equipaggiate di ogni necessità, ma senza l’aria primaverile che oggi invade il luogo.

Il bunker è un sistema ingegnoso di cunicoli voluto da Benito Mussolini nel 1937 come rifugio antiaereo per le alte cariche dell’Esercito Italiano, sfruttando la vicinanza con Roma, costruito con abilità  dal Genio Militare nella nuda roccia calcarea del monte: tuttora questo labirinto di circa 4 km di lunghezza, una vera città  sotterranea, è una delle più grandi opere di ingegneria militare di Europa. Come al solito l’ironia della Storia ci ha messo lo zampino: Mussolini non venne mai, tranne una breve visita, al punto che al centro del paese di Sant’Oreste, a pochi metri dal monte, dedicarono a lui la strada principale, con tanto di targa che ora troneggia all’entrata del bunker. L’opera di ingegneria italiana venne sfruttata dai tedeschi: dopo l’armistizio del settembre del 1943, il Comando Supremo del Sud delle forze di occupazione in Italia, guidato dal Feldmaresciallo Albert Kesselring, si stabilì sul Soratte, facendo disperdere nelle campagne i civili che abitavano in zona.

Le truppe naziste vissero qui, in gran segreto, per dieci mesi, resistendo persino al pesante bombardamento degli americani, avvenuto il 12 maggio 1944. I due
stormi di B-17 alleati, partiti appositamente da Foggia per distruggere il quartier generale tedesco del Soratte, provocano danni, fuoco e fiamme, ma non la distruzione totale, le gallerie resistettero egregiamente alle bombe, e misero in fuga i tedeschi. Per anni, dopo la fine della guerra, il bunker venne lasciato in totale abbandono, ma nel 1967, sotto l’egida della Nato, fu ripreso in considerazione e una parte venne trasformata in rifugio anti atomico, salvo mollare i lavori nel 1972 quasi improvvisamente. Per molto tempo, le gallerie nel ventre della montagna furono dimenticate, sino a quando un’associazione culturale di Sant’Oreste, “Bunker Soratte”,
ha voluto trasformare il posto in un luogo della memoria, valorizzando, riesumando e esorcizzando la Storia, i miti e le leggende che gravitano attorno alla gallerie della ex zona militare del monte Soratte. Sono giovani appassionati che raccontano con attenzione e trasporto le vicende del passato: propongono interessanti visite guidate all’interno del dedalo sotterraneo, tour fotografici e appuntamenti speciali per le scuole, per far toccare con mano e occhi la storia più vicina agli studenti. In calendario ci sono anche eventi particolari, come il weekend del 7-8 maggio 2016, con rievocazione storica del giorno del bombardamento, con abiti, divise e carri armati originali dell’epoca, o a settembre visite guidate in notturna. (info www.bunkersoratte.it).

Il bunker è una sorta di museo diffuso, dove le gallerie raccontano la genialità e i duri lavori fisici degli italiani che le costruirono, l’appropriazione tedesca, i bombardamenti americani e poi le paure del della Guerra Fredda. Si racconta anche la leggenda dell’oro dei nazisti, sottratto alla Banca d’Italia e nascosto da Kesselring proprio tra queste rocce: per anni ha attirato avventurieri, senza nessuna prova concreta. Nel percorso si incrociano elmetti e gavette, modellini aerei e camioncini, testimonianze scritte di chi ha combattuto, maschere anti gas e plastici sul nucleare, stanze dei bottoni, infermeria e sale “refettorio”, binari e vagoni della ferrovia che serviva per portare via la roccia al momento della costruzione, un’interessante
mostra fotografica in una delle vecchie caserme e persino pipistrelli che sono monitorati e protetti. Del resto, la zona del monte Soratte è una riserva naturale con diversi
percorsi per stare a contatto con la natura lussureggiante: un ecosistema particolare che viene raccontato anche nelle sale del museo di Sant’Oreste, nella cinquecentesca residenza Caccia, nella piazza principale.

Il borgo, poi, rivela altre tracce di storia: la zona era abitata già in epoca neolitica, nel V secolo venne sul monte a rifugiarsi dalle persecuzioni il futuro papa Silvestro I, durante il Rinascimento per volere del cardinale Alessandro Farnese il Vignola venne qui, dopo aver costruito il palazzo di Caprarola, per ideare la chiesa di San Lorenzo, ancora oggi piena di tesori artistici. A fine maggio, poi, ogni anno il paese si arrende alla primavera con un’infiorata in onore della Madonna e che coinvolge tutti i vicoli, le piazze, i balconi e le salite. A chiusura della festa, una fiaccolata illumina il monte Soratte. Quasi ad esorcizzare con profumi e colori il triste passato della Guerra e del bunker.

Foto di Sonia Anselmo

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