Buccheri, borgo in pietra lavica ricco di tradizioni

Buccheri si accuccia tra le pieghe dei Monti Iblei, due colli ne sorvegliano il Tempo. Da un lato Colle Tereo da dove lo sguardo scende verso Lentini, la piana di Catania e dopo aver seguito il profilo delle Madonie, dell’Etna arriva fino alle coste della Calabria. D’altro colle, il Castellazzo, si domina il lato siracusano.

Il centro abitato di Buccheri si è sviluppato attorno al castello sulle pendici del colle Tereo. Il lungo costone è accarezzato alla sua base da tre torrenti. Oggi ci sono rimaste solo delle testimonianze di quello che fu un castello inespugnabile e ricco di acqua.

Di fronte vi era una fortezza, dell’antica struttura difensiva si possono ammirare resti delle mura megalitiche, memorie di pietra come la “niviera” a cupola ancora in ottime condizioni.

Buccheri si trova sul punto più alto degli Iblei, sul Monte Lauro antichissimo vulcano, attivo milioni di anni fa e ciò spiega la presenza dell’oscura pietra lavica.

Come se la Storia avesse fatto scivolare il paese verso il basso, trattenendolo con vicoli, stradine, che salgono e si sommano sospinte da un filo di vento. Si presenta come un piccolo paese, meno di duemila abitanti, ma la sua collocazione geografica ne giustifica la storia e un’attività economica fiorente per tre secoli.

La coltivazione della neve, o meglio questa veniva raccolta e compattata nelle “neviere” dove si trasformava in ghiaccio che veniva tagliato e inviato a destinazione. Un documento datato 1619 ci dice di una spedizione a Malta, l’ultimo atto di vendita è degli anni 70 del secolo scorso. Nel comune di Buccheri si contano attualmente ventiquattro neviere.

La pietra lavica domina il contesto urbano, dove si accendono i lampi delle Chiese in calcare.
La Chiesa di Sant’Antonio si slancia nella sua facciata chiara al vertice della una lunga scalinata. L’attuale assetto risale al 1911 e fu realizzato con il contributo dei buccheresi emigrati in Argentina. La Chiesa, all’ interno nella sua ridondanza barocca, ci porge delle preziosità. Due grandi tele del fiammingo Borremans. La Sagrestia è un capolavoro di ebanisteria, sembra che sia stata regalata, almeno in parte, dal Barone Cosentino in cambio di un accesso privato alla chiesa dal suo palazzo confinante.

La ricostruzione a seguito del terremoto del 1693 ci ha lasciato una strepitosa Chiesa della Maddalena, che si trova a due passi della piazza principale di Buccheri, incastonata tra due vie, una superiore, che consente di ammirare da vicino la facciata rococò, e l’altra inferiore dalla quale si accede al sagrato.

Accolti dall’alto dai volti di Dodici Sante, all’interno si naufraga in un’onda multiforme di stucchi, marmi policromi, ricchezza, maestria artigianale, il tutto legato da eleganza femminile
Ci si sente avvolti in un frusciante abito di seta. Gli altari laterali sono così finemente elaborati da sembrare pitturati, testimoniano di una committenza facoltosa e raffinata.

Poi nella navata di destra c’è Lei. La sublime Maddalena del Gagini, destinata ad altra Chiesa che fu distrutta dal terremoto, che qui trova amplificata tutta la sua intensità. La Maddalena è una donna di una bellezza perfetta nei lineamenti, dallo sguardo consapevole e una soprattutto colta nel suo atto di andare, agire. Benché sia datata 1508, la Maddalena di Gagini non è una madonna, ma una donna responsabile del suo tempo e del suo spazio.

Appena qualche chilometro fuori il centro abitato di Buccheri, in direzione Lentini, la piccola e ruvida chiesetta di Sant’Andrea del XIII secolo. Fu eretta dai Templari e ancora oggi porta incisi sulle pareti simboli, come il Nodo di Salomone.

Il piccolo Comune montano preserva un rapporto dinamico e attento con il suo territorio, ce lo mostrano i suoi boschi e lo assaporiamo nella sua cucina. Tre sono le inserite nelle zone SIC (Sito d’Interesse Comunitario), attorniato da sugherete e boschi. Sette sono le ricette P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) riconosciute dal MIPAAF.

Per i più atletici lungo la strada che porta a Catania si trova una parete attrezzata per le arrampicate. Per attività all’aria aperta nel bosco si può sperimentare il Parcallario, parco avventure attrezzato per adulti e bambini, dotato di area picnic e barbecue.

La sera d’estate in Piazza Roma, “I canali” per i buccheresi, soffia il vento della convivialità ciarliera. La piazza è affollata di tavolini, gente che si ferma per due chiacchiere, saluti, una granita, da provare quelle del Bar MonteLauro. Il tempo scivola senza pretese, tra ricordi e sogni di gloria che fu.

Dove dormire:
Agriturismo Lo Zafferaneto.
L’agriturismo nasce dal recupero di una masseria fortificata. Si trova in un’area lontana da fonti di inquinamento di qualsiasi genere. Tra gli olivi secolari la ristrutturazione ha fatto s’ che trovassero posto l’angolo spa e una piscina all’aperto. Le camere sono arredate in maniera essenziale ma importante, come i letti antichi di ferro e istoriati di madreperla.

È il ristorante l’angolo curioso dello Zafferaneto. I proprietari affiancano all’attività agrituristica quella della coltivazione dello zafferano, che in collaborazione con trasformatori locali viene utilizzato per ottenere saponi, liquori, miele, formaggi, e per chiudere la filiera è il re del menù. Info: www.lozafferaneto.it/

Dove mangiare:
U Locale
L’arredo è composto da citazioni, piccoli oggetti accostati con un senso quasi alchemico. Il menù è la trama di un romanzo che si dipana tra le stagioni e i sapori. I fratelli Formica, Sebastiano, in cucina, e Pippo, ai tavoli, sono una sicurezza e fonte di conoscenza. Gli ingredienti sono scelti con attenzione, privilegiando quelli che “possono arrivare a piedi”. Sebastiano, partendo dalla tradizione, crea piatti spennellati di aromi e pienezza di sapore. Pippo, studioso di archeocucina, porta in tavola la storia. Info: www.ulocale.com/

Info: www.visitsicily.info
Foto di Maria Luisa Bruschetini

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