Bomarzo, il parco dei mostri tra mistero e fascino

Il mostro ha le fauci spalancate, quasi a voler inghiottire gli ignari visitatori. Appare dal nulla, immerso nella vegetazione, in una nicchia del bosco, mentre un ruscello scorre lì vicino.
E’ il primo incontro magico che si fa nel Parco dei Mostri di Bomarzo.

Un luogo particolare, mistico e a volte misterioso, alle falde del Monte Cimino, nell’alto Lazio.

Un bosco di meraviglie, con un’aura intrigante e statue enormi sparse nel verde che ben si
adattano a storie da brivido e, perché no, ad Halloween. Anche se non ha niente di celtico.

Il Sacro Bosco di Bomarzo fu voluto nel Cinquecento dal principe Vicino Orsini che incaricò l’architetto Pirro Ligorio (l’artefice di Villa d’Este a Tivoli) di progettare una serie di giardini all’italiana con ampie terrazze, fontane, giochi d’acqua e soprattutto sculture.

Ma essendo il principe un tipo originale, in odore d’alchimia e studioso di classici, per riprendersi dalla morte della moglie Giulia, volle creare una sua “villa delle meraviglie” unica al mondo. Ci è riuscito.

Il parco di Bomarzo, però, all’occhio del visitatore di oggi non sembra essere così coccolato come doveva essere ai tempi dell’Orsini. A volte appare trascurato, con alcune statue sommerse dal muschio, senza nemmeno un cartello o un’indicazione per spiegare cosa rappresentino o per raccontarne la storia. Nemmeno la piantina che danno all’entrata serve molto allo scopo.

Nonostante tutto, il Parco di Bomarzo è frequentato da turisti stranieri e moltissime famiglie con bambini. Tutti incantati davanti alle spettacolari sculture che abbondano tra i sentieri e che furono scavate negli enormi blocchi di peperino che si trovano nella valle.

Riportano in vita animali giganteschi, eroi, sirene, dee e quant’altro, tra mitologia e fantasia.

Il benvenuto in questo mondo a sé stante a Bomarzo lo danno due statue di sfingi e una serie di teste raffiguranti antichi Dei, all’ingresso del bosco vero e proprio.

Andando verso sinistra, appare nella nicchia della vegetazione, il colossale mostro marino che
offre il primo assaggio di mistero.

La via verso agli altre sculture grottesche di Bomarzo procede, tornando indietro all’ingresso
e andando verso destra, con il Mausoleo: rovesciato e semi distrutto, è poco chiaro nei bassorilievi che emergono, ad aggiungere mistero al mistero.

Si continua ad entrare nel bosco di Bomarzo, scendendo verso il torrente che scorre, ed ecco
alcune delle statue più grandi: la lotta tra i giganti, ovvero il perenne combattimento tra bene e male, e la tartaruga con una donna sul carapace, quasi nascosta sommersa dalla vegetazione, con di fronte la fontana con Pegaso, ormai prosciugata, senza una goccia d’acqua.

Si continua il viaggio nelle meraviglie di Bomarzo e appaiono il Ninfeo con il tritone, Venere in una nicchia, vestita come le antiche donne della Tuscia, e quello che era ai tempi di Orsini il
teatro.

Poco oltre, quella che è una delle caratteristiche più fotografate di Bomarzo, la casa pendente, strano e divertente omaggio del principe alla memoria della moglie. Tutta storta, in posizione panoramica sulla valle, sembra appartenere ad una fiaba con streghe e principesse: di sicuro è uno dei luoghi del parco più amati dai bambini.

Così come il grande spiazzo seguente ricco di piccoli dettagli tra un Nettuno formato gigante che accarezza un delfino, una ninfa addormenta, l’elefante con in groppa il guerriero e tra la
proboscide il legionario esamine che sembra ricordare le guerre puniche di Annibale, il drago alato che combatte le altre belve.

E alle spalle, finalmente, l’immagine stessa di Bomarzo: l’orco con le fauci spalancate, quello che dovrebbe impaurire i bambini che corrono a posizionarsi dentro la sua bocca per la foto di rito. Dovrebbe incutere terrore, invece affascina e diverte.

Nel parco di Bomarzo si prosegue con rappresentazioni di Dei antichi, di arieti dal vello d’oro, vasi giganti, il famoso Cerbero, il cane a tre teste a guardia dell’inferno, qualche iscrizione
dal tono magico, una panca etrusca che ricorda che qui visse proprio quel popolo.

Si salgono le scale e si arriva alla terrazza dominata da donne misteriose: Proserpina, figure femminili mitologiche, Furia alata, tutte sospese tra streghe e fate. Per finire un tempietto che poco c’entra con il resto più antico, ideato per ricordare la seconda moglie del principe Orsini.

Il tutto in un mix unico di misteri, leggende, fascino, immerso nella vegetazione del bosco di Bomarzo.

Info: www.visitlazio.com

Foto Dreamstime.com e Pixabay

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