Battaglia Terme, museo fluviale diffuso

È il più piccolo paese, per estensione territoriale, della provincia di Padova. Un castello lo difende a nord, un ponte lo delimita a sud. Battaglia Terme è un borgo dalla storia fluviale, commerciale e industriale che vale la pena scoprire.

Percorrendo la strada statale 16 da Padova in direzione Monselice, l’alto argine che contiene il canale Battaglia è il primo segnale di un’opera importante per il territorio. È il canale artificiale più vecchio, di data certa, nel territorio padovano.

Era l’anno 1189 e il Comune di Padova decise di costruire una direttissima verso Venezia: oggi sarebbe una superstrada, allora fu un canale. Erano tempi in cui le strade potevano essere impraticabili per lunghi periodi e il costo del trasporto terrestre era più alto di quello lungo le vie d’acqua.

La scarsità di ponti sui fiumi e la pericolosità dei percorsi facevano il resto. Nel 1201 il Canale di Battaglia era già completato. Un lungo, dritto percorso di 18 km alimentato dalle acque del Bacchiglione, su cui iniziano a navigare grossi e pesanti battelli, i burci.

Battaglia da piccolo borgo agricolo e termale si trasforma in snodo commerciale di prim’ordine. I burci qui dovevano fermarsi perché per raggiungere Venezia la merce doveva essere trasferita in altre barche che partivano dal canale Vigenzone, posto sette metri al di sotto del livello del canale di Battaglia, su cui si navigava in direzione est verso Chioggia e la Laguna.

Iniziava allora il lavoro intenso dei cavalànti per trasferire a mano legname proveniente dai boschi bellunesi e trentini, carbone, ma anche trachite euganea destinata a pavimentare calli e campielli di Venezia, olio, vino, mais e grano, frutta, legna da fuoco, canapa per produrre gomene e sartiame per i vascelli della flotta veneziana, bachi da seta, cesti in vimini.

Per secoli Battaglia restò nucleo di scambi commerciali. Certamente lo scollegamento tra i due canali creava notevoli difficoltà ma bisogna attendere il 1919 per una soluzione, quando l’ingegneria consente di creare grosse porte in calcestruzzo (materiale decisamente pionieristico all’epoca) che riescano a sostenere la forza di un salto d’acqua di 7 metri.

È il 1 giugno del 1923 quando un burcio passa dal canale di Battaglia al Vigenzone inaugurando la conca di navigazione. Il progetto, già innovativo per il salto d’acqua che all’epoca non trova paragoni in altre conche della Pianura Padana, era anche sostenibile ed ecologico, come si direbbe oggi: il movimento delle porte della conca infatti era assicurato solo dalla pressione dell’acqua, senza ausilio di motori. Un vero gioiello dell’ingegneria che oggi si può vedere lungo la strada statale mentre poco distante c’è una cavana che protegge, piccola tettoia sospesa sull’acqua, antiche imbarcazioni.

La passeggiata alla scoperta del borgo può iniziare appena superato il ponte stradale. Lo sguardo viene attratto dall’imponente Castello del Catajo. La grande costruzione non è un vero castello ma una villa creata per impressionare gli ospiti: opera di cinquecentesco marketing per promuovere i servizi dell’esercito mercenario offerti dalla famiglia Obizzi.

Da qui si ammira il paese col canale attraversato da tre ponti pedonali: i primi due in pietra e l’ultimo in ferro. Il primo ponte è quello dei Cavalànti. Le barche e le ancore che dichiarano la vocazione fluviale del borgo fanno di Battaglia un museo diffuso insieme ad argani, bricole, motori e imbarcazioni che popolano il centro storico allungato sulle rive del canale con cortine di case a schiera dall’aspetto rivierasco, quasi lagunare.

Conviene passare il canale percorrendo il Ponte dei Scaìni (scalini): unico ponte in muratura a gradini ad arco a tutto sesto in provincia di Padova. Un ponte alla veneziana, come veneziana è l’atmosfera. Da un lato ponte è protetto da un’ancora, dall’altro dalla statua di San Giovanni Nepomuceno, patrono delle persone in pericolo di annegamento e venerato dai barcari: presbitero alla corte di Praga, fu condannato a morte per annegamento nel 1393 da re Venceslao per non aver voluto rivelare i peccati della consorte.

Incamminandosi verso borgo Ortazzo (imboccando prima via Chiodare e poi via Ortazzo) si arriva ad uno slargo da dove ammirare l’Arco di Mezzo. Il rumore del salto dell’acqua è assordante. Quest’opera idraulica, risistemata dai Carraresi, ha l’aspetto di un ponte a tre luci, ma è in realtà una sorta di rubinetto che tramite saracinesche regola tutti i livelli dei canali del padovano regolando il salto delle acque verso il Vigenzone.

Negli attuali edifici si scorge la Battaglia di un tempo e dei primati. Le ruote presenti ricordano i mulini ad acqua che lavoravano granaglie o muovevano grandi pestelli che battevano gli stracci per farne carta. Qui c’era la prima cartiera, nata del Trecento, che mantenne per secoli il privilegio assoluto della fornitura di carta nel padovano.

Nessun barcaro poteva trasportare carta diversa dalla “bombasina” prodotta a Battaglia. Il monopolio viene abrogato dal Doge alla fine del Seicento, in seguito alle lamentele per il costo eccessivo della carta da parte di professori e studenti dell’Università di Padova. Gli stessi mulini servirono per alimentare nel 1895 la prima centrale idroelettrica padovana.

Sull’altro lato un alto edificio oggi residenziale è il vecchio Mulino dei Quattro. Poco più in là erano attivi una sega e un maglio, trasformati nei secoli in officina meccanica con propria fonderia. L’officina metalmeccanica sorta sulle rive del Vigenzone, che costruì tra l’altro il ponte di ferro del paese, è oggi interessante esempio di archeologia industriale.

Proseguendo si entra nel Borgo Ortazzo: una linea di basse case lungo il fiume porta lo sguardo al punto in cui il Vigenzone si collega al braccio che arriva dalla Conca di Navigazione. Ancore e vecchi motori di barche anticipano l’ingresso del Museo della Navigazione Fluviale, che nel 2019 ha compiuto vent’anni.

Sette secoli di storia sono racchiusi su tre piani che raccontano lo squero con le attrezzature usate per costruire le barche e provvedere alla loro manutenzione, le barche di vari modelli, il funzionamento della conca di navigazione con un modello in scala. E poi ci sono vele, cime, foto della gente di fiume, carte idrografiche che spiegano l’importanza delle strade liquide nel padovano, esempi delle merci trasportate dai burci, oltre ad attrezzature per la vita di bordo, dalle valigie in legno per i vestiti alla stufa a legna per scaldarsi e cucinare.

Il Museo racconta la civiltà dei barcari, gente che dell’imbarcazione e delle sponde del fiume aveva fatto la propria casa e il mezzo per scoprire il mondo. Il mondo fluviale era denso di esperienze, in un certo senso imposte dai continui spostamenti. I barcari, e con loro cavalànti, squeraroli e molte altre figure professionali formavano il popolo del fiume, protagonista degli scambi commerciali tra il mare, Venezia e l’entroterra. Era questo un mondo in cui lo sforzo fisico, l’esperienza,l’abilità manuale, il doversi adattare alla natura erano caratteristiche basilari.

A guardarlo da qui, il mondo dei barcari è vivo e intatto. Ma va ricordato che i trasporti su rotaia della seconda metà dell’800 e quelli su gomma a metà ‘900 fanno andare in declino l’antico commercio fluviale. Lungi dall’essere un solo luogo di memoria, il Museo è molto attivo, organizza laboratori per famiglie, visite con escursioni in barca. Troverete guide appassionate che vi racconteranno orgogliosamente dei barcari di un tempo e delle tante famiglie la cui storia è rimasta legata al fiume e a Battaglia.

Info:
VISITE GUIDATE NEL TERRITORIO: https://www.galpatavino.it/
MUSEO CIVICO DELLA NAVIGAZIONE FLUVIALE https://museonavigazione.eu/it/
COMUNE DI BATTAGLIA TERME https://www.comune.battaglia-terme.pd.it/
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Foto: Vittorio Galuppo, Museo Navigazione Fluviale @Francesco Rastrelli

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