Autunno in Val di Zoldo, il respiro delle Dolomiti

L’autunno in Val di Zoldo è una stagione speciale, che porta con sé una grande varietà di colori e profumi. Per assaporare pienamente questo periodo, la valle, con le Dolomiti Patrimonio Unesco, regala occasioni per respirare l’atmosfera della montagna immersi nella tranquillità,
nella autenticità e in panorami ancora selvaggi, ammirando due tra le cime più iconiche di tutte le Dolomiti: Pelmo e Civetta.

La natura regala le tante tonalità del giallo, l’aria diventa fresca, i profumi del bosco si intensificano. Quale migliore momento per una passeggiata a cavallo, sia per chi a cavallo ci sa andare sia per chi vuole cogliere l’occasione per provare una nuova emozione, accompagnati da una Guida Equestre ambientale con specializzazione Alpina.

A Palma ci sono le magnifiche cavalle di Ricky e Alexia di Zoldo Mountains. Due le razze che si possono conoscere: la Norica (incrocio tra il cavallo da guerra romano col cavallo degli antichi veneti e con 500 anni di albero genealogico) e l’Haflinger, dal chiaro crine di origine altoatesina. Sono cavalli da montagna e da lavoro, addestrati per le passeggiate anche dei neofiti.

Per chi non è mai andato a cavallo una passeggiata di mezz’ora, nell’autunno in Val di Zoldo, è occasione per capire le caratteristiche e il temperamento di un animale meraviglioso che va conosciuto a fondo e con il quale si può, anche se per un breve periodo, creare una sintonia, unendo la sua forza alla propria, per andare insieme verso una stessa direzione.

Per chi ha più esperienza i trekking possono arrivare anche a più giornate, con un emozionante viaggio accompagnati da un suono inconfondibile: il cadenzato ritmo del rumore degli zoccoli.

Nell’autunno in Val di Zoldo, dalle quattro zampe si può passare alle due ruote, magari una e-bike che sta diventando sempre più un mezzo per andare alla scoperta della montagna. Sfatando il mito che con la bici elettrica non si fa fatica, si può dire che la e-bike consente di affrontare le salite con più facilità e di percorrere distanze più lunghe.

Ci si può divertire imparando a far lavorare insieme cambio e motore, sfruttando quindi al meglio la due ruote. Una proposta di percorso parte dal piazzale della cabinovia a Pecol per intraprendere la salita a Coi, uno dei borghi incantati della valle, aggrappato su verdi pendii con maestose vedute su Pelmo e Civetta.

Qualche accorta sosta consente di ammirare una zampillante fontana che anima una piazzetta e i gruppi di tabià, un tempo fienili e oggi abitazioni di tipica atmosfera. Il legno scuro, i fiori colorati, i grigliati di legno dentro le arcate a riparare le finestre: in uno sguardo si racchiudono tutti gli ingredienti dell’autunno in Val di Zoldo.

Il percorso continua affiancando il Pelmo che lascia ammirare le sue stratificazioni rocciose e anche il ghiaione su cui si adagia il masso con le orme di dinosauro, uno dei più famosi segni della ancestrale storia di mare tropicale delle Dolomiti: con uno sguardo si può intraprendere un grande viaggio di 150 milioni di anni.

Si raggiunge la strada di Passo Staulanza che si lascia poco dopo per dirigersi verso Malga Vescovà e intraprendere il ritorno fino a Pecol scendendo per un panoramico sterrato verso Palafavera che regala una delle migliori viste sul Pelmo.

In autunno in Val di Zoldo, la si scopre terra di gelatieri. Molti qui hanno una storia di artigiani del gelato in Germania, molti hanno percorso le orme di zoldani e cadorini che dalla seconda metà dell’Ottocento hanno portato oltralpe la maestria italiana del gelato.

Rimanendo in valle, una coppa di gelato, anche in versione autunnale, si trova facilmente in una delle tre gelaterie.

Ma l’autunno in Val di Zoldo può essere stagione per conoscere chi, dopo quasi trent’anni in Germania a gestire una gelateria, ha fatto ritorno in valle e intrapreso una nuova avventura, non senza fare tesoro delle esperienze d’oltralpe.

Pierina a Sommariva ha dato vita all’azienda agricola “Grif del Diaol” dove un meraviglioso campo in ottobre si tinge di viola: sono i fiori dello zafferano che qui cresce benissimo. A giugno invece il giardino di Pierina è abbellito dalle rose di varietà Kazanlik.

Seguendo una ricetta imparata in Germania, con i petali vengono realizzate profumatissime marmellate, anche abbinate a fragole e pesche. E sempre dalla Germania viene l’utilizzo del rabarbaro per la composta che è ottima come accompagnamento di torte e gelati.

L’autunno in Val di Zoldo può essere la stagione per scoprire i borghi e i sapori delle Dolomiti. Una sosta a Forno di Zoldo svela interessanti scorci e storie.

Ad un lato della moderna piazza sorge la “Tana de l’Ors”, storica locanda che prende il nome da un antro che si incontra percorrendo un sentiero di caccia sul Mezzodì, la montagna che sovrasta il paese. Il locale, raffinato e accogliente, è il frutto di un restauro iniziato nel 2006 che ha portato a nuova vita l’antico caseggiato ottocentesco.

Due sono le esperienze che si possono fare qui. La prima è ovviamente quella culinaria, che lo chef Nicola incentra su un menu semplice, creato con prodotti stagionali e del territorio, con ricette che propongono piccole rivisitazioni ma non si staccano dal concetto di montagna. La seconda è la storia del restauro che ha creato un edificio che i due osti, i fratelli Fabrizio e Alessandro, amano definire come “la montagna portata nel centro di Zoldo”.

I blocchi di Dolomia delle pareti ripropongono le ere geologiche. Sul soffitto le lampade indicano le cime attorno a Forno. La locanda, nelle intenzioni dell’architetto, tenta un dialogo tra uomo e natura, portando la bellezza della natura nelle forme costruite dall’uomo.

Da non perdere poi è la chiesa a Pieve, in cima ad un’altura che accoglie chi arriva da Longarone e ha percorso la parte stretta della valle. San Floriano è in una posizione incantevole, attorniata da cime dolomitiche che regalano colori magnifici.

Colpisce per gli affreschi esterni, risalenti a metà Cinquecento, dove non sfuggono allo sguardo il Leone di San Marco e un gigantesco San Cristoforo, elemento comune a molte chiese dell’arco alpino e segnale che questa era una chiesa lungo un importante asse di comunicazione.

Tra le opere più famose custodite all’interno c’è l’altare delle Anime, opera giovanile dello scultore bellunese Andrea Brustolon detto il Michelangelo del legno.

L’altare barocco è di grande impatto. Teste di dannati, pellicani che si squarciano il petto, la Pietà, la straordinaria precisione anatomica e la maestosità delle figure: tutto impressiona. Il messaggio è chiaro: la morte non risparmia nessuno, come suggeriscono gli scheletri che sorreggono
una tiara papale, una mitria vescovile e una corona reale, e come dice chiaramente l’iscrizione sul lato destro sorretta da uno scheletro: “Hor tu che guardi in su io fui come sei tu verrai come sono io or pensa al (campo?) santo e vatene con Dio”. Il giovane Andrea aveva le idee chiare.

Non si può dire di aver visto la Val di Zoldo senza essersi persi tra i vicoli di Fornesighe: un insieme di case e tabià, alcuni risalenti al 1600, nato aggrappato alla parte scoscesa della montagna, per lasciare un tempo le parti meno impervie a prati, pascoli e orti da coltivare.

L’architettura qui è definita spontanea: le costruzioni, in parte in pietra e in parte in legno di larice, sono nate una vicina all’altra, tanto che si dice che una volta si potesse percorrere l’intera lunghezza del paese senza mai uscire in strada ma passando di stanza in stanza,
di casa in casa. La bellezza qui è voluta e cercata: il restauro degli antichi edifici, partito trent’anni fa, è stato portato avanti nella linea della conservazione, con un mirabile accordo tra abitanti.

Il risultato è un’armonia che si vede in ogni angolo, una cura dei particolari che abbellisce finestre, cortili, porticati. Vicino alla chiesa si trova l’ex latteria: qui un grande affresco racconta la vita quotidiana di un tempo con scene come il taglio dell’erba e la lavorazione del latte.

Prendendo la strada in salita, una brevissima passeggiata porta ad un balcone da cui ammirare Zoppè di Cadore e il Pelmo, dal lato che gli ha reso il titolo di “caregòn del padreterno”, la forma a grande sedile che la leggenda vuole sia stata data da Dio che si riposò dopo aver dato vita alle meraviglie del creato, Dolomiti comprese. Perfette da vivere nella stagione speciale dell’autunno in Val di Zoldo.

Info: www.valdizoldo.net
Foto: Eva Vallarin e Consorzio Val di Zoldo Turismo

Si ringrazia il Consorzio Val di Zoldo Turismo per la gentile concessione di tre foto a corredo dell’articolo

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