Anguille e uccelli migratori sul Delta del Po

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Quando la Serenissima Repubblica di Venezia, nel XVI secolo, decise d’investire nell’entroterra i proventi dei suoi traffici mercantili, dovette affrontare una ciclopica opera idraulica del Taglio di Porto Viro, per drenare le acque del Grande Fiume verso sud, in direzione della Sacca di Goro scongiurando il pericolo di un interramento della laguna. Si formò così, in quattrocento anni, il Delta attuale, una cuspide di terra giovane, in continuo mutamento. Terra e acqua difficili da misurare, a causa di un’inesorabile metamorfosi dove, nel passato, era quasi impossibile stabilire i confini perchè la terra, risucchiata o restituita al mare, non era mai uguale. Nei secoli si sono alternate alluvioni, bonifiche, villaggi di pescatori, canneti, risaie, valli: un mondo a sé stante, tanto che la gente del Delta parla un dialetto particolare, il maròto un insieme di chioggiotto, polesano e ferrarese. Qui gli abitanti hanno più volte ha ricominciato da capo, dopo che l’ennesima alluvione aveva spazzato via tutto.
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Lungo le sue dune sabbiose cresce un’uva d’oro, chiamata così perchè arrivata direttamente dalla Cote d’Or in Borgogna nel 1528, quale dote di matrimonio di Renata di Francia che andava in sposa al duca Ercole II d’Este. Da quest’uva si ricava il Rosso Bosco Eliceo, vino perfetto sia con la carne, la ben nota salama da sugo, regina della gastronomia ferrarese, sia con il pesce, l’anguilla, altra regina incontrastata del Delta. Ed è verso la metà dell’autunno che nelle Valli di Comacchio, tredici isolotti che affiorano in un dedalo di canali e ponti, tra cui il monumentale Trepponti del XVII secolo, si ripete il “miracolo della calata”, la migrazione in massa delle anguille verso il mare. Giunti all’età della riproduzione gli esemplari maturi abbandonano le valli per intraprendere il lungo viaggio fino al Mar dei Sargassi, migliaia di chilometri a sud ovest, ripercorrendo la rotta che, sette anni prima, allo stato larvale, avevano effettuato nel senso opposto, guidati dalla corrente.
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Anche le vongole occupano un posto importante nell’economia del Delta, sebbene siano un affare recente, con i primi allevamenti che datano degli anni Ottanta del  secolo scorso: dove fino agli anni Ciquanta c’erano risaie e mondine, cancellate dalle numerose alluvioni, gli agricoltori di ieri sono diventati pescatori di vongole di oggi. Lavoro durissimo, immersi nella nebbia e nell’acqua fino al torace per raccogliere i molluschi, originari delle Filippine, che qui si sono adattati e moltiplicati. Altri animali affollano la zona, rendendola un microcosmo importantissimo: il Delta del Po è una delle aree di interesse naturalistico più amati d’Europa, scalo obbligato per centinaia di specie di volatili migratrici. Il birdwactching richiama, ogni anno, vistatori da varie nazioni e ha reso un nuovo tipo di turismo. Qui si dice che il famoso “canto nero” dei fenicotteri sia talmente raro che può capitare ad un uomo di ascoltarlo una sola volta nella vita. Quello che però non è mai stato negato ad alcun viaggiatore del Delta è il concerto che, ogni giorno, cavalieri d’Italia, anitre, aironi rossi, bianchi e cenerini, cormorani, fenicotteri e gabbiani intonano in queste vie d’acqua.

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