Andar per trulli ad Alberobello

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Ambienti freschi d’estate e caldi d’inverno, sono stati definiti come il primo esempio di naturale coibentazione,  infatti i muri ed il cono sono innalzati a secco, senza malta. La ripartizione interna degli spazi è un esempio di semplicità razionale: in un unico  vano di circa 30 m quadrati sono disposti gli spazi per il focolare, il pozzo, i depositi, i locali dove lavorare ed abitare. Misteriosa è l’origine, ancora oggi è frutto di varie e controverse interpretazioni: c’è chi li fa risalire addirittura alla preistoria, in riferimento ad analoghe costruzioni che vennero scoperte in Grecia, Dalmazia, Sicilia ed anche Sardegna. Chi propende per una sorta di imitazione delle case a cono che si trovano in Siria ed in altre parti del Medio Oriente, alcuni sostengono invece che, probabilmente, in origine erano delle tombe o abitazioni di monaci anch’essi provenienti dall’Oriente e, successivamente, adattate ad abitazioni rurali. Certo è invece che nella prima metà del 1600 Gian Girolamo Acquaviva, meglio conosciuto come il Guercio di Puglia, costrinse i coloni a costruire dimore a secco, senza utilizzo di malta, facilmente demolibili in caso d’ispezione regia. Infatti quando si costruiva un nuovo agglomerato urbano, il signore del luogo era tenuto a  pagare una tassa al sovrano, ai trulli bastava sfilare una sola pietra, la chiave del trullo per far crollare tutta la costruzione ed eludere così facendo le pretese dei funzionari addetti alla riscossione. Una passeggiata è d’obbligo nel Rione Monti che comprende circa 1.000 trulli e dove anche la chiesa dedicata a Sant’Antonio è stata edificata a trullo, nel rispetto delle abitazioni circostanti. In questo rione si notano trulli diversi fra loro, ognuno con le proprie caratteristiche, come il tipico  trullo siamese, composto da due coni che si uniscono. A questo particolare tipo è legata una leggenda che narra di due fratelli che, ereditata la costruzione dal padre, vi abitarono fino a quando non arrivarono ad odiarsi a causa di una fanciulla, la quale aveva dichiarato il suo amore al fratello  maggiore, ma era perdutamente innamorata del minore. Non appena scoperto l’intrigo, ovviamente, la convivenza tra i due fratelli divenne impossibile e,  per volontà di emtrambi, l’edificio fu diviso da una parete e ciascuno ne ebbe la metà.
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Un altro rione è Aia piccola: la denominazione si  riferisce ad un ampio spazio che nel passato era utilizzato per la battitura del grano. In questa zona si contano circa 400 trulli, la maggior parte abitazioni, altra particolarità è che è la parte più autentica di Alberobello. Lungo le caratteristiche viuzze dei rioni sono sparse numerose botteghe di artigiani locali che modellano con estrema maestria prototipi di piccoli trulli in pietra, ceramica dipinta a mano, tessuti di svariati colori. Ciò che accomuna tutti i trulli sono due elementi estremamente curiosi, uno architettonico, l’altro decorativo, entrambi relativi al cono della  costruzione: il pinnacolo e il simbolo. Il primo è la punta che chiude il tetto, di forme diverse, alcune semplici, altre elaborate. Anche qui le ipotesi non mancano : alcuni gli attribuiscono un significato magico, altri propendono per la firma del costruttore, o addirittura, per una sorta di stemma  appartenente alla famiglia proprietaria. Il secondo è disegnato a mano libera con l’uso del latte di calce. Si tratta di immagini legate a  diverse tradizioni di origine magico-pagana o provenienti dal mondo primitivo. Tinteggiati sulle cupole per scacciare il malocchio, per augurare buona fortuna alla famiglia che vi abitava, disegni legati alla religione cristiana ed ebraica, dai vari tipi di croci alla stella di Davide,  alla menorah,  il candeliere a sette bracci. Altri sono semplici disegni geometrici, come linee, cerchi, triangoli. Altri di provenienza pagana come il ferro di cavallo, il serpente, le corna di bue, altri ancora sono sinboli astrologici e segni zodiacali. L’uso della calce è invece simbolo di purificazione (nel passato la calce era usata come disinfettante) e la tinteggiatura esterna ed interna avviene ancora a tutt’oggi così. C’è chi sostiene che il colore bianco della calce ricordi quello del latte materno, altri, tra cui alcuni studiosi di psicanalisi, vedono una somiglianza  tra le cupole ed i seni materni, una sorta di complesso di Edipo. Tutte le interpretazioni potrebbero essere valide, a noi piace semplicemente auspicare  che queste tipiche costruzioni, uniche nel loro genere, preservino quell’ aurea di mistero ed intrigo che le rende ancora oggi estremamente affascinanti.

Dove dormire:
Podere Papilio, B&B in un’antica abitazione rurale a trulli sapientemente restaurata con materiali del luogo, è immerso in una natura incontaminata, dista 4 km da Alberobello,  6 km da Noci, la città dell’enogastronomia, e 20 km dal mare. Ubicato in un territorio sotto tutela integrale per l’alto pregio ambientale, Podere Papilio offre ai suoi ospiti l’incanto di un paesaggio bucolico, con prati lussureggianti e querce secolari, un’aria purissima e un clima sempre gradevole in ogni periodo dell’anno grazie alle brezze marine e a un’altitudine di circa 450 metri. Nei dintorni non mancano le attrazioni turistiche, il mare è vicino, in circa mezzora di auto si raggiunge l’Adriatico. Camere con bagno privato, collegamento internet e wi-fi, prima colazione con prodotti locali provenienti dalle masserie confinanti, in giardino possibilità di vedere le farfalle. Per informazioni info@poterepapilio.it, telefono +39 080 4978642
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