La presenza è quasi ingombrante, aleggia palpabile, in ogni pietra, in ogni angolo, in ogni palazzo.
Nonostante Anagni sia la città dei Papi, ovunque si sente il ricordo di Bonifacio VIII, colui che Dante odiava e che spedì all’inferno, benché non fosse ancora morto.
Anzi le parole del Sommo fanno da monito intelaiate nel neon su un palazzo e illuminate di notte sulla monumentale piazza Innocenzo III, il cuore cittadino, proprio vicino all’imponente statua dedicata al discusso Papa in un’edicola su lato della cattedrale.
Sempre per non dimenticare che Anagni è passata alla Storia per anche le gesta di Bonifacio. Figura controversa, figlia della sua epoca. Nel Medioevo la sede pontificia era itinerante, a causa della peste e delle altre malattie che si avvicendavano a Roma, e per questo i quattro papi nati in un questo territorio la scelsero come propria casa, facendo vivere alla città un periodo d’oro.
Anche se le origini sono ancora più lontane, risalgono a 700 mila anni fa con il mito che la vuole fondata da Saturno, e coinvolgono i popoli Ernici che abitarono in questa zona della valle del Sacco nel Lazio meridionale: terra di passaggi, di Santi e barbari, di Papi e guerrieri, di pietre millenarie, storia, arte e cultura vastissime, spesso poco conosciute.
Per valorizzare questi elementi è nata sotto la dicitura Hernica Saxa la candidatura alla capitale italiana della cultura 2028, di Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino: quattro città unite fortemente, nonostante le differenze politiche e sociali, dall’amore verso il loro territorio e la volontà di valorizzarlo, di farlo apprezzare dai turisti italiani e internazionali.
Inevitabilmente visitare Anagni è come conoscere meglio Benedetto Caetani, rampollo di una famiglia nobile, fine giurista, eletto al soglio pontificio nel 1294, succeduto all’abdicazione di Celestino V, fu colui che indisse il primo Giubileo della Storia nel 1300, messo in anticipo all’Inferno nel girone dei simoniaci nella Divina Commedia. Molte ombre e poca luce su di lui, anche se recentemente si è provato a rivalutarlo, per aver fondato università, per la lungimiranza politica che lo portò a contrastare il re francese Filippo IV il Bello (quello che distrusse i Templari poco dopo) e per il mecenatismo culturale. E proprio a questa sua caratteristica Anagni deve molto.
Per ammirare un ritratto di Bonifacio si può andare al Museo del Tesoro, attaccato alla cattedrale, salendo una scalinata in pietra. Dopo un chiostro con reperti romani e tracce dei mosaici originali della chiesa, si entra nella prima sala capitolare, dall’Ottocento adibita a biblioteca: qui sopra
le teche con preziosi volumi si ammirano i quadri con le effige dei quattro Pontefici di Anagni: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e appunto Bonifacio. Proprio a lui si deve uno dei manoscritti conservati: è un inventario di doni da Caetani fatti alla cattedrale.
Tra questi, alcuni sono esposti nella sala sotto vetro: il piviale di Bonifacio, con trenta medaglioni che illustrano storie di Cristo e della Vergine, un altro con storie di Santi, un paliotto con una raffigurazione dell’Albero della Vita e uno con la Madonna, tutti tessuti originali del XIII secolo. Inoltre, in un’altra teca è conservato un reliquario di San Tommaso Becket, un cofanetto d’argento, un pastorale in avorio e altri preziosi oggetti.
Da qui è facile proseguire la visita con la cattedrale, con la torre campanaria accanto. Dall’esterno una semplice facciata con figure e iscrizioni sopra i tre portali d’ingresso: curiosamente sono raffigurati un bue e un lupo. Secondo la leggenda, un bue che trainava il carretto con i materiali per costruire la chiesa venne sbranato da un lupo: San Pietro Vescovo, costrinse l’animale a prendere il posto di quel bue e a portare il carro.
Dedicata alla Madonna, la cattedrale sorge dove c’era un tempio dedicato alla dea Cerere: questo era il centro dell’acropoli, con mura della metà del II secolo a.C. Ora si entra in città tramite la cinquecentesca porta Santa Maria e da qui si arriva facilmente al nucleo di Anagni.
La cattedrale, circondata da altri edifici collegati, rampe e torri, fu costruita così per volere del vescovo Pietro dei Principi di Salerno tra il 1072 e il 1104. L’interno, diviso in tre navate con in fondo le absidi, ha subito diverse trasformazioni nei secoli, ma il pavimento cosmatesco, realizzato usando probabilmente marmi degli edifici romani, un affresco della Madonna con Bambino e uno con la testa di San Pietro sono originali del Duecento. Così come la cappella Caetani, voluta da Bonifacio VIII per le spoglie dei propri parenti.
Il luogo più prezioso dell’intera cattedrale è la cripta di San Magno, una vera e propria meraviglia artistica, interamente affrescata con la storia del mondo dalla Creazione al giorno del Giudizio, Apocalisse compresa. Gli azzurri intensi, i volti cesellati di santi e martiri, le figure diverse, il pavimento cosmatesco, il soffitto, le colonne, il trono nell’abside, gli altari lungo le navate: tutto lascia a bocca aperta per i fascino e la bellezza.
Non si conoscono i nomi degli artisti che hanno dipinto la cripta, si sa solo che furono in tre e per questo vengono identificati come Primo, Secondo e Terzo Maestro, e si crede che il primo iniziò
gli affreschi in contemporanea con la costruzione della cattedrale, mentre gli altri risalerebbero al 1230.
Comunque sia, fanno molto pensare al Medioevo così bistrattato, così trattato come periodo buio e cupo, quando invece è stato ricco di bellezze, arte e architettura, anzi spesso e volentieri con uno sguardo aperto sull’uomo.
Ne è testimonianza la cripta di San Magno con l’uomo nudo dipinto al centro del ciclo della vita.
Non solo, per illustrare il rapporto tra l’universo e l’uomo il Primo Maestro si servì del Timeo di Platone, un pagano agli occhi dei religiosi. In più ai lati un diagramma con gli elementi, acqua, terra, fuoco e aria, oltre ai ritratti di Galeno e Ippocrate, altri pagani. Il tutto commissionato da monaci dentro una cripta che serviva anche per conservare reliquie sacre.
Anagni ha vissuto un periodo complesso tra papato e impero, tra lotte per il potere e la spiritualità. In ogni suo angolo sembra risplendere il Medioevo, anche fuori dalla cattedrale e dalla cripta.
Sulla piazza l’altra meta imprescindibile è il palazzo di Bonifacio VIII, che si può visitare solo con prenotazione on line, così come la cattedrale e il museo. Sempre sulla piazza, l’edificio risale agli inizi del Duecento ed era sede papale prima di Caetani: qui venne infatti Federico II a riappacificarsi con Gregorio IX. Però è passato alla storia come il luogo del famoso schiaffo di Anagni: in una sala al primo piano, con un trono in bella vista, deve essere avvenuto, la notte del 7 settembre 1303, il celebre affronto da parte di Giacomo Sciarra Colonna, di una delle famiglie nobiliare nemiche di Bonifacio, e Guglielmo di Nogaret, mandato in città dal re Filippo il Bello per catturarlo prima della scomunica che il Papa si apprestava a fare il giorno dopo. Bonifacio fu liberato alcuni giorni più tardi, ma non si riprese più e morì un mese dopo.
Oggi nel palazzo si possono visitare altre sale, come quella con un affresco con oche dipinte, a ricordo della caccia, e una moderna scacchiera nel centro, per rammentare i giochi che si facevano nel Medioevo.
Usciti dall’edificio, riprendendo via Vittorio Emanuele, che divide in due il centro storico,
e in discesa si incontrano altri palazzi antichi e vicoli pittoreschi, fino al Municipio:
risale alla prima metà del 1100, con varie trasformazioni nei secoli, come una loggia quattrocentesca. Da ammirare le otto arcate di pietra dei portici in una mirabile opera di unione di due palazzi adiacenti, realizzate da Jacopo da Iseo intorno al 1163, e la grande sala della Ragione con affreschi e soffitto a cassettoni.
Proprio davanti al palazzo comunale una meta gastronomica per Anagni: il ristorante Del Gallo si trova qui da 400 anni e ha tramandato da generazione in generazione una ricetta propria, il timballo del Gallo, un gustoso primo piatto fatto da tagliatelle con polpette ricoperte da prosciutto a sembrare un’enorme torta salata. (www.ristorantedelgallo.it/)
Rifocillati, si riprende la via principale incontrando altre chiese, palazzi, come Casa Barnekow, trecentesca con un portico di due arcate con una scala in pietra con affreschi, che nell’Ottocento era di proprietà di un barone svedese che sposò una signora di Anagni e le dedicò l’abitazione, che oggi ospita il Museo dell’Alchimia. Poco oltre si trova il nuovo MAE, il Museo Archeologico Ernico con molteplici reperti, ossa di animali prestorici, scheletri umani e fossili.
Infine, lasciando il centro storico di Anagni si prosegue fino all’ennesima meraviglia della città dei Papi: la chiesa romanica di San Pietro in Vineis, datata 1193, quando qui c’erano appunto solo vigne. Papa Alessandro IV ci trasferì le monache Clarisse e i locali della loro ex abitazione sono una curiosità, con gli affreschi che ritraggono Santa Chiara, che fu canonizzata proprio in città. Oggi la chiesa e il vecchio monastero fanno parte di un complesso del Convitto Principe di Piemonte, ma restano una grande testimonianza dello splendore medievale di Anagni.
Dove mangiare: La Bottega dei Papi, Piazza Papa Innocenzo III, 10, 03012 Anagni FR, una graziosa enoteca con possibilità di degustazione di vini e di piatti locali, come i “fini fini”, la pasta all’uovo della zona, le ciambelline fatte in casa, prosciutti e formaggi del territorio. Ideale per un pasto veloce in pieno centro, proprio vicino al palazzo di Bonifacio VIII.
Info
www.hernicasaxa2028.it/
www.visitanagni.com/
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con www.hernicasaxa2028.it
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